lntervista con Giorgio Rizzoli, società sportiva Acquadela, Bologna

Pubblicato il autore: klodeta gjini Segui
Giorgio e Atletica. Da quanti angolazioni possiamo guardare questo legame?
Il legame, se ci penso, mi pare incredibile …
A parte quello che c’è stato quando ero atleta di buon livello regionale negli anni giovanili, mi piace raccontare alcuni antefatti che risalgono ancora prima dei 15 anni, cioè quando iniziai a praticare atletica.
Già quando avevo 10-12 anni, iniziai a collezionare articoli di giornale sull’atletica e a fare statistiche nazionali e internazionali. Le statistiche e l’atletica sono stati sempre miei grandi interessi.
Sempre a quell’età, con gli amici del mio “cortile” (allora il cortile della casa era un centro di aggregazione che oggi non c’è più), organizzavo gare come il giro dell’isolato (circa 300 metri), salto in lungo, salto triplo, salto in alto (c’era una cordicella al posto dell’asticella) e altre cose ancora. Facevo provare tutti, quando un amico di un “cortile” vicino veniva da me per giocare, doveva prima di tutto cimentarsi in una di queste specialità, facendo una gara con me e con i miei amici e la sua prestazione veniva annotata nei miei quaderni e naturalmente era già un suo primato personale che successivamente avrebbe dovuto migliorare, così pure facevo poi le graduatorie generali di tutte queste specialità.

Più dirigente o più atleta?

Oggi prevale più la componente dirigente (e allenatore) che quella di atleta. Le soddisfazioni che ho avuto come atleta dai 15 ai 26 anni rimangono indelebili, ma oggi, per tutta una serie di motivi, non riesco più ad averne molte (però se un giorno faccio un bel tempo in una ripetuta in allenamento, ho comunque una soddisfazione incredibile !). Quindi oggi le soddisfazioni derivano più dai risultati delle atlete/i che seguo e dai risultati societari in genere che riusciamo a ottenere.
Un episodio particolare?
In oltre 40 anni di atletica ce ne sarebbero tanti. Mi piace ricordare alcune staffette su strada che corsi da giovane, partendo in ultima frazione e in una situazione di piazzamento ormai definita e che invece, con una frazione super, riuscii a rimontare e a fare vincere la squadra e quindi anche i miei compagni di staffetta.
Come si sente Giorgio, atleta master?
Dopo i 26 anni, quando terminai la prima fase di atleta molto impegnato, non ho mai smesso di correre, ma ho rallentato decisamente e in pratica mi limitavo a fare 1 o 2 gare all’anno, senza o con poco allenamento. Poi, dopo i 40 anni, mi sono di nuovo avvicinato e ho ripreso a frequentare l’ambiente con maggiore intensità. Non più 6-7 allenamenti la settimana, ma 2 o 3, con spesso soste di settimane per infortuni o altri impegni. Ma mi accorsi ben presto che non riuscivo più a essere competitivo come quando ero più giovane, anche con i miei coetanei. Soprattutto era la mentalità che mi mancava, cioè la “non disponibilità” a faticare più di tanto e ancora meno nel gareggiare. Logico che i risultati sono stati piuttosto modesti e ancora oggi faccio un po’ fatica di accettare di essere un comprimario, ma alla fine è giusto così. Però, soprattutto per stare insieme ai miei compagni, non smetto di allenarmi e faccio comunque qualche gara, soprattutto in quelle in cui posso dare il mio piccolo apporto per le classifiche di società.
Un consiglio per chi si avvicina a fare sport in età adulta?
Fare attività senza pretese di risultati particolari, che non vuole dire non impegnarsi … E trovare amici e compagni con cui condividere l’attività.
Ringraziando Giorgio per l’intervista posso dire che lo sport è un valore, rinforza la nostra identità ed aiuta chi lo pratica a stare bene.

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