Magnani, dimissioni dopo Rio: atletica anno zero

Pubblicato il autore: Gianluca Pirovano Segui

Magnani, dimissioni: atletica anno zero.

Non accadeva da 60 anni, dall’edizione delle Olimpiadi del 1956 a Melbourne, che l’atletica italiana chiudesse con zero medaglie olimpiche.
Un fallimento totale quello della spedizione di Rio che ha come immagine simbolo la maratona maschile, da sempre luogo di piazzamenti ma anche di grandi imprese firmate Italia, che ha visto invece il primo azzurro, Ruggero Pertile, piazzarsi soltanto trentaduesimo.
E poi qualche piazzamento: il quinto posto di Alessia Trost nella finale del salto in alto, il quinto di Andrea Giupponi nella 20 chilometri maschile, il sesto della staffetta 4×400 femminile.
Unico vero sussulto invece il quarto posto della marciatrice Antonella Palmisano dopo una grande gara.
Troppo poco però per l’atletica italiana e per il 38 atleti che facevano parte della spedizione.
Vero è che è pesata, e molto, l’assenza di Gianmarco Tamberi, infortunatosi a Montecarlo nell’ultima esibizione prima della partenza, ed unico vero candidato ad una medaglia finale.
E altrettanto vero è il peso dell’assenza di Alex Schwazer con tutto il carrozzone polemico che il caso e la sua gestione si sono portati dietro.
Giustificazioni però troppo deboli per un settore che da quattro anni si preparava soltanto al grande evento olimpico.
Un fallimento che ha portato alle dimissioni di Massimo Magnani, direttore tecnico azzurro, in carica dal 2012.

Massimo Magnani, d.t. dell'atletica italiana

Massimo Magnani, d.t. dell’atletica italiana

Amare le parole di Magnani sulle colonne della Gazzetta dello Sport.
Una presa di responsabilità evidente e sincera ma anche un attacco diretto all’intero sistema dell’atletica federale.
“Mi prendo tutte le responsabilità che mi spettano perché i risultati non sono stati quelli attesi e per questo scelgo di non continuare. Io di colpe ne ho diverse ma credo che vadano spalmate e non debbano ricadere solo sul singolo”.
I problemi per Magnani sono molti, troppi.
L’Italia dell’atletica è ferma al palo, non per problemi di fondi ma per problemi di gestione del denaro.
“Bisogna finalizzare ed investire nell’attività di vertice. Migliorare la formazione degli allenatori altrimenti si corre il rischio di perdere i giovani talenti che stanno crescendo”.
“La Fidal fa troppo per i comitati regionali e provinciali. La soluzione sarebbe quella di accentrare e mettere gli atleti top al centro. Creare professionisti che vivano di atletica supportati da strutture, servizi medici, tecnici e scientifici all’altezza”.

Il presidente della Fidal Alfio Giomi non ha accettato di buon grado le dimissioni di Magnani e lo incontretà nei prossimi giorni, anche se difficilmente riuscirà a fargli cambiare idea.
Lo stesso presidente ha però ammesso che “i risultati complessivi siano diversi da quelli che ci si aspettava dall’atletica italiana”.
Giomi ha poi aggiunto che: ” a Rio c’è stata una generazione che ha concluso il proprio percorso ed un’altra che lo ha appena cominciato. Speravamo la prima tenesse in piedi la spedizione ma così non è stato”.

A breve ci saranno le elezioni e la Fidal dovrà con tutta probabilità affrontare il proprio anno zero.
Cambierà il presidente, però Giomi quasi certamente si ricandiderà, e cambierà il direttore tecnico, Stefano Baldini sembra il favorito.
L’obbiettivo è tornare ad essere competitivi ad alti livelli: il tempo c’è, il materiale umano pure.

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