Rio 2016, caso Schwazer: “Umiliato, complotto contro Alex” tuona l’allenatore Donati

Pubblicato il autore: Mattia Emili Segui

 

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Caso Schwazer, l’altoatesino di nuovo squalificato: 8 anni

RIO 2016, CASO SCHWAZER: PARLA SANDRO DONATI DOPO LA SENTENZA DEL TAS- Nella tarda serata di ieri è arrivata l’attesa sentenza del Tribunale Arbitrale dello Sport, con la quale il marciatore altoatesino Alex Schwazer è stato riconosciuto colpevole di aver fatto uso ancora una volta di sostanze dopanti e condannato definitivamente a 8 anni di squalifica. L’atleta, sicuro della sua innocenza, era partito alla volta di Rio de Janeiro convinto che avrebbe avuto l’opportunità di correre le sue due gare, la 20km e la 50km di marcia, ma soprattutto che finalmente avrebbe potuto scrollarsi di dosso (o almeno in parte) l’etichetta negativa che si era affibbiato nel 2012, quando fu trovato positivo all’EPO poco prima dei Giochi Olimpici di Londra, fatto che lo portò alla confessione ed a 4 anni di squalifica. Stavolta invece la positività di Alex ha molti lati oscuri, a partire dalla tempistica con cui i risultati delle analisi sono stati comunicati (il campione di urina della medaglia d’oro olimpica di Pechino 2008 era stato prelevato il 1° gennaio 2016, mentre la richiesta di squalifica è scattata lo scorso 22 giugno, a due settimane dal via delle Olimpiadi).

Rio 2016, caso Schwazer: Sandro Donati al veleno contro la IAAF

Una volta emessa la sentenza definitiva, a causa della quale Schwazer, essendo recidivo, è costretto a concludere la sua carriera come peggio non poteva, si è scatenato l’allenatore del marciatore, Sandro Donati, durante la conferenza stampa indetta per commentare la decisione del TAS. Secondo il coach, tutto il “teatrino” montanto intorno al controllo antidoping del primo gennaio è stato studiato ad hoc per non consentire all’altoatesino di partecipare alle gare di Rio: “Il controllo del 1° gennaio era stato pianificato e comunicato agli ispettori ben 15 giorni prima. In tale giorno avrebbero trovato chiuso il laboratorio e quindi avrebbero avuto la possibilità di tenere con sè la provetta un giorno intero“. Accuse molto pesanti quelle di Donati, che poi prosegue: “La Federazione ha inoltre allungato il più possibile i tempi delle controanalisi, in modo da restringere altresì i tempi per la nostra difesa”.

Tuttavia, secondo l’allenatore, la sentenza era tutt’altro che inattesa: “Putroppo ci attendevamo questo verdetto, ho cercato di convincere Alex a non partire per Rio, ma lui voleva a tutti i costi dimostrare di essere pulito e correre per vincere. Dopo queste Olimpiadi si sarebbe comunque ritirato“. Durante la conferenza stampa, Donati aggiunge: “Schwazer avrebbe vinto sia la 20km che la 50km, ha un talento straordinario, ma sapevamo a cosa saremmo andati incontro: il viaggio a Rio è stata solo l’ultima beffa per umiliarlo”. La IAAF finge di essere diventata un modello della lotta contro il doping, ma in realtà si è fatta corrompere dai russi. Conclude poi con un pensiero rivolto al futuro: “Torneremo in Italia il prima possibile, Alex ha ormai acquisito l’equilibrio giusto per affrontare la vita di tutti i giorni anche una volta smessa l’attività agonistica: aveva programmato infatti l’addio in ogni caso dopo Rio”.

Rio 2016, caso Schwazer: le parole (poche) di sconforto del marciatore

E’ stato propio Sandro Donati a comunicare a Schwazer la terribile notizia della squalifica-bis, dopo di chè l’atleta avrebbe detto al suo entourage di “essere distrutto” ed è caduto in un lungo silenzio di rabbia, sconforto e riflessione. Avvicinato da alcuni giornalisti fuori dall’albero dove alloggia nella città brasiliana, le uniche parole sono state: “Abbiate un pò più di rispetto per le persone“. Anche gli avvocati dell’ex campione olimpico gridano al complotto:”Sentenza già scritta”.

 

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