Alex Schwazer di nuovo indagato: la caduta senza fine di un divo all’italiana

Pubblicato il autore: matteo lanzi Segui

Piove sul bagnato in casa Schwazer,e di questo passo rischia di venire giù tutto. L’ex marciatore altoatesino, ancora scottato dall’inutile viaggio di quest’estate verso Rio, compiuto con la speranza di poter partecipare alle Olimpiadi e che invece ha visto segnare la fine della sua carriera, data la squalifica di 8 anni, è di nuovo indagato. Questa volta l’accusa è  di violazione delle norme antidoping, fatto che in Italia costituisce reato penale. A riferirlo è l’Agi,  che cita fonti vicine all’ex atleta, il quale avrebbe ricevuto una notifica di iscrizione nel registro degli indagati dalla procura della Repubblica di Bolzano, decisione conseguente alla squalifica del Tribunale Arbitrale dello Sport.  Il fatto in questione è la positività riscontrata a Schwazer durante le Olimpiadi di Pechino 2008, manifestazione nella quale, tra l’altro, Schwazer vinse l’oro nella 50 km. La beffa è che la procura di Bolzano è la stessa presso cui l’ex marciatore aveva esposto una denuncia contro ignoti, insinuando che qualcuno avrebbe manomesso le sue urine prima o dopo l’ingresso al laboratorio Wada di Colonia.

Leggi anche:  Doping Ciclismo, il Covid ha comportato meno controlli

L’ascesa fino all’apice:Pechino.

La storia di Schwazer sembra un thriller senza lieto fine. Una carriera, e parallelamente una vita, continuamente sulle montagne russe, tra alti, bassi, luci della ribalta e ombre profonde, che spesso non hanno fatto bene all’altoatesino. E’ sempre andato di corsa Alex, fin dall’inizio. Già agli esordi fa intravedere le sue enormi potenzialità, e nell’ambiente si comincia a parlare di lui come di un possibile crack a livello internazionale. A 21 anni è bronzo mondiale a Helsinki, ripetendosi due anni dopo a Osaka nel modo più amaro: corre un ultimo km con un tempo clamoroso (4’08”), facendo registrare una rimonta clamorosa che, se iniziata prima, probabilmente l’avrebbe portato più in alto. La rabbia di Schwazer emerge nel post gara, ma probabilmente è proprio quella rabbia che lo motiva e lo porta all’apoteosi dell’anno seguente: oro nella 50 km nell’Olimpiade cinese firmando anche il nuovo record olimpico. La sua esultanza è di quelle che fanno storia: corsa sotto la tribuna sventolando la bandiera italiana. L’anno seguente abbandona la 50 km iridata di Berlino per dolori allo stomaco, ma nel 2010 si piazza secondo agli Europei di Barcellona, salvo vedersi assegnare la medaglia d’oro quattro anni più tardi per irregolarità nel passaporto biologico del vincitore, il russo  Emel’janov.
Caso Schwazer
Essere positivi non è sempre bello.

Leggi anche:  Doping Ciclismo, il Covid ha comportato meno controlli

Il 6 Agosto 2012 viene annunciata la sua positività all’eritropoietina, fatto che gli preclude la possibilità di partecipare alle imminenti Olimpiadi londinesi. Viene squalificato per 3 anni e 6 mesi, e ciò gli costa anche il congedo dall’Arma dei Carabinieri, di cui faceva parte. Nel Febbraio del 2015 gli vengono aggiunti altri 3 mesi di squalifica per aver eluso un controllo nel Luglio 2012, condanna che sposta il suo ritorno all’attività agonistica al 29 Aprile 2016. Il resto è storia nota: poco prima delle Olimpiadi viene annunciata una sua positività su un test prelevato nel Gennaio 2016 risultato inizialmente negativo. Viene escluso dalle Olimpiadi, nonostante lui si proclami innocente. Inutile il suo insperato viaggio a Rio per convincere la IAAF: viene condannato a 8 anni di squalifica e la sua carriera finisce là. C’è da dire che mentre aveva subito ammesso la sua colpevolezza nel caso del 2012, sulla seconda positività Alex si è sempre dichiarato innocente e vittima di un complotto. Anche pochi giorni fa in Tv ha ribadito tale concetto, confermando anche che tra 8 anni sarà troppo  tardi per tornare alle gare. Si attendono sviluppi, nell’ennesimo e stucchevole caso di doping all’italiana…

  •   
  •  
  •  
  •