Caos al ‘Carraro’: serrata e protesta pacifica degli atleti

Pubblicato il autore: Alessandro Legnazzi Segui

Se pensate che la serrata sia uno strumento persuasivo-dissuasivo a disposizione dei proprietari di una struttura, questa volta dovete ricredervi. La vicenda del centro sportivo Carraro, sito nel quartiere di Gratosoglio a Milano, è l’emblema di quanto sia difficile fare sport in Italia.

LA VICENDA – La seconda settimana di settembre doveva rappresentare la ripresa degli allenamenti per gli atleti e l’inizio dei corsi per centoventi bambini e una trentina di podisti. Csi e Us Acli hanno optato, invece, per la serrata del centro sportivo Carraro. Motivo? Dal 2014 le due società Nuova Atletica ’87 e Unione Sportiva Milanese hanno interrotto i pagamenti dei canoni annuali di utilizzo delle strutture per la fatiscenza e il decadimento del Carraro. Luciano Bagoli, presidente della Nuova Atletica ’87, spiega: “Le nostre denunce sull’avanzato stato di degrado del centro sportivo sono iniziate nel 2010. Da allora non è cambiato nulla. La serrata? Lede i diritti degli iscritti. Pagheremo gli inadempimenti arretrati se e quando inizieranno i lavori”.

L’insegnamento in questo contesto poco edificante è altamente proibitivo, deleterio e depressivo per gli atleti. Solo la passione per l’atletica, la voglia di trasmettere una conoscenza di base salvano lo sport di periferia. Così gli atleti di tutte le età, accompagnati da un folto gruppo di genitori, da cittadini della zona e limitrofi e persino esponenti politici, sono scesi in pista per una pacifica protesta contro la serrata voluta dai gestori. Una presa di posizione netta e incontrovertibile.

L’ATTUALITÁ – Nel momentaneo silenzio dei gestori, gli atleti del Carraro hanno deciso di rimboccarsi le maniche, brandire badili e scope e compiere atti di ordinaria amministrazione nel centro sportivo. In poche ore sono state divelte erbacce, rimesso in sesto la pedana e la sabbionaia del salto in lungo. Interventi ammirevoli ma che non risolvono i problemi strutturali del centro sportivo. Un vecchio detto dice che le macerie restano tali anche se decorate con una mano di vernice.

Dalla pagina Facebook di Nuova Atletica '87

Dalla pagina Facebook di Nuova Atletica ’87

Il Carraro è solo uno dei tanti esempi di mala gestione dello sport italiano. Situazioni che si inverdiscono nell’attuale momento storico, quando Roma deve decidere (ammesso che non lo abbia già fatto) se stralciare la candidatura dai Giochi Olimpici del 2024. Al netto delle considerazioni politiche, faziose o meno, è impensabile che uno Stato come le istanze politico-sportive italiane pensino a decorarsi il petto d’inutili medaglie piuttosto che riscattare il fenomeno nella sua globalità.

La nostra Costituzione tutela lo sport in via indiretta. Non lo cita espressamente ma lo tutela quando, all’art. 2, si fa riferimento ai “diritti inviolabili dell’uomo” garantiti “sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità”. Ha poco senso e scarsa ragionevolezza battersi per una candidatura olimpica quando l’Italia non si è ancora data un’efficace legge sugli impianti sportivi, orridamente confusa con legge sugli stadi di calcio. Riammoderniamo gli impianti, avviciniamo l’Italia dello sport alle migliori esperienze europee e mondiali insegnando la cultura sportiva nelle scuole durante le ore di educazione fisica.

Solo così lo sport, una delle migliori politiche sociali purtroppo dimenticata, potrà tornare ad essere efficace.

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