Atletica, Alex Schwazer non ci sta: “La mia squalifica è un complotto”. E punta il dito contro i Russi

Pubblicato il autore: giammarco bellotti Segui

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Alex Schwazer non si dà pace. E come potrebbe una persona rassegnarsi al fatto che gli sia stato portato via quello per cui ha lottato fin da bambino? Ha sbagliato una prima volta, ha ammesso l’errore, ha riiniziato a pedalare (o meglio a correre sarebbe più corretto), ha ottenuto risultati ed ora è ricaduto nel baratro. Un baratro, che a suo dire, è un complotto bello e buono. Il marciatore azzurro ha rilasciato un’intervista a Repubblica in cui ribadisce la sua innocenza e il bisogno di verità e giustizia, anche e soprattutto per ripulire il suo nome sporcato di fango e menzogne (sempre a suo dire).
A Rio de Janeiro ci è andato con la speranza di poter gareggiare, poi la sentenza del Tas arrivata come un macigno: otto anni di squalifica per doping che vuol dire. Una sentenza che significa addio allo sport a soli 31 anni. “Sono sempre più convinto che sia stato un complotto – spiega in un’intervista al settimanale “Sette”, in edicola da venerdì -. La Procura di Bolzano ha sequestrato le urine. Si farà un’analisi del Dna e non solo, per vedere se ci sono i segni di una manomissione”.

Schwazer ammette di non essere sicuro su chi abbia orchestrato il complotto, però punta il dito contro russi e Iaaf. “Penso a due possibilità – continua -. O la Iaaf, che anche dalle registrazioni telefoniche risulta preoccupata per quello che sta uscendo. Oppure i russi, che a parte il mio oro di Pechino vincevano sempre tutto per anni ed erano pieni di ‘roba’. Io li ho accusati dopo il 2012, loro sono stati squalificati nel 2014. Trenta dopati in dieci anni, tutti beccati. Il loro allenatore, i loro dirigenti, tutti puniti a vita”. Il marciatore altoatesino non può fare a meno di denunciare le tante, troppe, anomalie e falsità dell’accusa, come ad esempio riguardo al medico della Iaaf che “in un’intercettazione dice ‘questo crucco ha da morì… quando io l’ho accusato, lui è stato addirittura messo a capo dei controlli sulla mia gara di rientro. Un altro dottore non è mai stato sospeso e un atleta che aveva valori ematici molto alti, e rischiava di saltare Rio, l’ha pubblicamente ringraziato… Capito come funziona?”.

Alex Schwazer non riesce a perdonare quello che gli è stato fatto soprattutto perché con questa squalifica è stato punito anche Sandro Donati, il suo nuovo tecnico, l’uomo che già a fine anni 80 denunciò casi di doping. “In più qui si voleva colpire il mio nuovo allenatore Sandro Donati, uno che trent’anni fa aveva già denunciato tutto. Per fermare me, bastava squalificarmi in gara ai Mondiali di Roma. Invece dovevano colpire la storia di Donati, punirlo per le sue parole contro il sistema”. A due mesi dall’episodio di Rio Alex Schwazer fa un primo bilancio: “Nel 2012 era più facile. Siccome un atleta è un combattente, m’ero messo a combattere: m’allenavo quando tutti dicevano no, che fai, sei pazzo, non hai certezze di andare all’Olimpiade di Rio. Stavolta so che non sarò più un atleta”. Tutto questo, se fosse vero, sarebbe la morte dello sport e della sportività.

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