Atletica leggera – La storia di Lokoro: una favola dei nostri giorni

Pubblicato il autore: Pietro D'Alessandro Segui

Paul Amotun

Foto da www.marieclaire.it


Paulo Amotun Lokoro è nato il 1° gennaio del 1992 nel Sud Sudan ed ha vissuto parte della sua giovane vita tra le montagne del suo paese vigilando sul bestiame al pascolo prima di rifugiarsi in Kenya per sfuggire alla sanguinosa guerra che da anni martorizza la sua gente.
In Kenya ha conosciuto Tegla Loroupe, atleta vincitrice di 5 medaglie d’oro ai mondiali di mezza maratona (3 medaglie individuali e 2 a squadre) impegnata nel sociale con una fondazione che propone iniziative finalizzate allo sviluppo socio-economico della regione africana dei Grandi Laghi e al raggiungimento della pace in quella terra afflitta da secolari conflitti. Tegla Loroupe ha immediatamente visto in Lokoro le potenzialità dell’atleta di mezzo fondo, ha creduto in lui ed è riuscita con determinazione, aiutata dal forte spirito di sacrificio e dalla volontà di quell’uomo scappato dalla sua terra, a portarlo alle Olimpiadi di Rio, dove ha gareggiato nei 1500 metri con i colori della squadra dei rifugiati.

Lokoro: oggi davanti al Papa

Oggi Lokoro porterà la sua testimonianza di pace in Vaticano, sfilando davanti a Papa Francesco durante la cerimonia di apertura della Conferenza Internazionale “Fede e Sport” in programma dal 5 al 7 ottobre e fortemente voluta dal Pontefice. La Conferenza ha come fine ultimo il coinvolgimento dei giovani nelle attività sportive, con il convincimento che lo sport e la fede possano migliorare la vita e influire in maniera determinante sullo stato sociale delle persone. E’ prevista la presenza di personalità di tutto il mondo, con in testa il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon ed il Presidente del Comitato Olimpico Internazionale Thomas Bach.
La cerimonia di apertura della Conferenza Internazionale, in programma oggi alle 15 e 30 presso l’aula Paolo VI, sarà trasmessa in diretta da Rai 1 e da Sky Sport.

Lokoro: “Fino ad un anno fa , io non sapevo neanche cosa fosse l’Olimpiade!”

In un lungo articolo su “La Gazzetta dello Sport” oggi in edicola, sono riportate delle emozionanti parole di Lokoro, che testimoniano il percorso di sofferenza e di sacrificio che lo ha portato alle Olimpiadi di Rio. Lokoro ha dichiarato di aver lasciato il suo paese “per la guerra e per la fame” e che “durante il primo tentativo (di fuga, ndr) ho perso di vista mia madre, mio padre e mia sorella. Così per tre anni sono stato costretto a vivere con mio zio, che non voleva lasciarmi andare. Mia sorella è tornata apposta per portarmi via, ma lui niente. A quel punto non andavo a scuola, dovevo solo lavorare, facevo il pastore, nient’altro. Ero cresciuto: non avevo più vestiti da indossare.” Il racconto di Lokoro continua “Una notte siamo scappati: io avevo 11 anni, eravamo tutti bambini, in sei. Abbiamo camminato tanto, anche di notte, fino ad una città, dove un camion dell’Unhcr (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, ndr) ci ha portato finalmente in Kenya, nel campo”. Nel campo Lokoro ha scoperto che l’atletica era il suo sport e che la corsa era un modo per migliorare la sua vita e quella degli altri.
E poi sono arrivate le Olimpiadi, con il ricordo emozionante delle cerimonie di apertura e di chiusura e della gara conclusa con l’undicesimo posto nella batteria dei 1500 con il tempo di 4’03”96: “Solo otto mesi prima di Rio ho cominciato ad allenarmi professionalmente grazie a Tegla Loroupe. Ma ora le cose sono cambiate, a Tokyo sarà tutta un’altra storia. Fino ad un anno fa non sapevo neanche cosa fosse l’Olimpiade!”
Le ultime parole di Lokoro sono per coloro che dicono che non c’è posto da noi per i migranti e che devono tornare a casa: “Portate la pace nella nostra terra e torneremo a casa, di corsa”.

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