Caso Schwazer: “Ho sofferto come Pantani, ma non finirò come lui”. Continua la battaglia di Sandro Donati verso la verità.

Pubblicato il autore: Annamaria Sabiu Segui

Schwazer

Sandro Donati continua la sua battaglia in difesa di Alex Schwazer: “Voglio far emergere la verità, e lotterò finché ci riuscirò”. Il tecnico ha incontratogli studenti romani di una seconda media dell’istituto comprensivo che ha il suo stesso cognome. Ai giovani ha parlato dello sport, lasciando loro una frase che fa riflettere: “I giovani sono più pronti e hanno meno pregiudizi, e possono ancora prendere la strada giusta. Lo sport è divertimento, vicinanza, amicizia. Lo sport si fa con le proprie forze e con i propri limiti. Lo sport è migliorarsi senza cedere a tentazioni o scorciatoie”.
I giovani studenti, nello spazio dedicato al dibattito, hanno posto a Donati domande sul caso Schwazer. In questo caso il tecnico ha ripercorso tutta la storia dell’atleta fino al periodo buio: “Alex, distrutto, un giorno mi domandò: ‘Prof, perché mi hanno fatto questo?’. Gli risposi, consapevole: ‘Perché ci hanno fatto questo?’. Per la loro ipocrisia e incapacità, per la mia volontà di demolire il mercato dei farmaci. Per i loro silenzi e coperture, per la mia critica al sistema sportivo”.
Intanto, ha rilasciato delle dichiarazioni anche il marciatore altoatesino Alex Schwazer: “So bene che cosa sia la depressione. Ci sono passato anche io e posso solo immaginare che cosa abbia provato Pantani. A me non succederà quello che è successo a lui. Quando ero depresso, ero pieno di dubbi: su di me, sulla mia vita, ma ora non ho più tanta paura. Ripongo grandi speranze nell’inchiesta di Bolzano. I giudici vogliono andare fino in fondo.”
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