Caso Schwazer: “Io vittima di un complotto. La Iaaf contro di me”

Pubblicato il autore: Mario Massimo Perri Segui

Continua a tenere banco il caso Schwazer. Nonostante siano passati oltre due mesi dalla sua esclusione alle Olimpiadi di Rio, il marciatore altoatesino continua a parlare e a lanciare accuse. Questa volta lo fa dalle pagine di Sette, e si dice convinto di un complotto orchestrato ai suoi danni e a quelli di Sandro Donati, il suo allenatore noto negli ambienti dell’atletica leggere per essere un guru della lotta al doping.

Continua il caso Schwazer: “Dimostrerò la mia innocenza”

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Nella foto, Alex Schwazer

“Più passa il tempo, più mi convinco che era tutto scritto già da mesi. Sono stato vittima di un complotto. Penso a due possibilità: o la Iaaf, che, stando alle registrazioni telefoniche, sembra essere preoccupata per quello che sta uscendo; o i russi, sempre dopati e vincenti in passato, accusati dal sottoscritto nel 2012 e squalificati solo nel 2014 – afferma il marciatore altoatesino – Trenta atileti russi dopati negli ultimi dieci anni, tutti beccati e squalificati a vita. Comprese anche persone che gestivano potere all’interno dell’ambiente, come i dirigenti”. L’ex compagno di Carolina Kostner continua a dichiararsi innocente e vittima di un complotto. Il caso Schwazer è destinato a tenere banco, anche in virtù delle intercettazioni telefoniche in cui si sente un medico della Iaaf pronunciare le seguenti parole: “Questo crucco ha da mori'”. Quello stesso medico che, come afferma Schwazer nell’intervista, “è stato messo a capo dei controlli nella gara in cui rientravo alle corse. In più, l’intento delle strutture era di colpire Sandro Donati, che da trent’anni punta il dito contro il sistema”. Potrete trovare l’intervista integrale sul caso Schwazer sulla rivista Sette, che uscirà domani, venerdì 28 ottobre 2016, in tutte le edicole.

L’esclusione dalle Olimpiadi e la squalifica

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Prima delle Olimpiadi di Rio, furono rinvenute delle tracce di testosterone su uno dei campioni di Schwazer (risalente al mese di gennaio e in un primo momento negativo ai test anti-doping). Quella positività “diede vita” al caso Schwazer, con l’atleta e il suo allenatore, Sandro Donati, che sono ricorsi – fino all’ultimo grado di giudizio – alle vie legali pur di dimostrare l’innocenza del marciatore. Innocenza che, però, non è stata percepita dal Tas, che ha squalificato Schwazer per otto anni a pochi giorni dalla 20 km di marcia, confermando – peraltro – la richiesta della Iaaf, data la recidività di Schwazer. La condanna del Tas e, di conseguenza, la fine della carriera di Schwazer (il quale, oggi, ha 32 anni) è arrivata con un ritardo di qualche giorno, a testimonianza di come fosse delicata la questione e il caso Schwazer. Recentemente, il marciatore, in un’altra intervista al Corriere dello Sport, aveva dichiarato di vivere una situazione simile a quella di Pantani, tragicamente scomparso nel 2004: “So bene che cosa sia la depressione. Ci sono passato anche io e posso solo immaginare che cosa abbia provato Pantani. A me non succederà quello che è successo a lui. Quando ero depresso, ero pieno di dubbi: su di me, sulla mia vita, ma ora non ho più tanta paura. Ripongo grandi speranze nell’inchiesta di Bolzano. I giudici vogliono andare fino in fondo”.

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