Atletica, Jamel Chatbi squalificato per 2 anni e 8 mesi

Pubblicato il autore: Valerio Nisi Segui
chatbi

Foto di Giancarlo Colombo/A.G. Giancarlo Colombo


Due anni e otto mesi di squalifica
. Questo è stato il verdetto sancito dal Tribunale Anti-Doping, che ha comunicato la notizia tramite il sito del CONI. Il destinatario di questo provvedimento è Jamel Chatbi, siepista italiano di origine marocchina. Squalifica che sarà retroattiva, perché partirà, meglio dire è partita,  l’8 agosto 2016. Chatbi dovrà restare fermo ai box fino al 7 aprile 2019. Una bella punizione per il siepista che, oltre al pagamento forfettario di 378,00 euro, come si legge sul sito dell’atletica azzurra www.fidal.it, ha già ricevuto il benservito dalla sua squadra l’Atletica Riccardi Milano, che aveva già annunciato la chiusura dei rapporti qualora la squalifica dell’atleta fosse stata confermata.

Si perché questa sentenza non è giunta proprio come un fulmine a ciel sereno in casa Chatbi. La storia affonda le radici nello scorso luglio, in piena fase di preparazione in vista dei Giochi Olimpici di Rio 2016. Sia la Fidal che il Coni avevano deciso di escludere preventivamente il ragazzo dalla spedizione azzurra in territorio brasiliano per motivi di anti doping. Perché? Semplicemente perché per ben tre volte Chatbi non si è reso reperibile per il controllo. Gli atleti, gli sportivi in generale, sanno che questi controlli non si possono rifiutare. È concesso il rinvio, pattuito con le autorità competenti previa comunicazione e motivazione. Ma per tre volte non è ammissibile. Questo il motivo per cui il Coni ha escluso Jamel Chatbi dalla spedizione olimpica.

Chatbi ha così fatto immediatamente ricorso al Tar, ritenendo inopportuna la sospensione voluta dal Coni e dalla Federazione di atletica. Ricorso che è stato accolto dal tribunale regionale, ma che non è servito a nulla perché il Tna (Tribunale Nazionale Antidoping) ha confermato la sospensione ufficiale del ragazzo.

Una vicenda che non si è conclusa in questo modo, perché Chatbi ha cercato fino all’ultimo momento di far valere le proprie ragioni. Dopo il ricorso vinto al Tar, l’italo marocchino ha provato a perseguire la stessa strada con il Tna. L’esito però questa volta non è stato favorevole. Il Tna ha deciso di respingere il ricorso, confermando la squalifica per il siepista a 2 anni e 8 mesi.

L’errore in questa situazione è stato sgattaiolare dai controlli antidoping di routine troppe volte. Davvero tante per non far insospettire la Federazione e il Coni. Da lì la sospensione per negligenza. Non è la prima volta nella carriera di Chatbi che l’atleta è costretto a fermarsi. Già nel 2009 infatti, quando ancora vestiva la casacca della nazione nordafricana, il siepista era stato fermato per altri due anni a causa della sua positività al clebunterolo, lo stesso eccipiente che l’anno successivo avrebbe bloccato Alberto Contador durante il Tour de France. Anche per il ciclista spagnolo la squalifica imposta dal tribunale antidoping fu di due anni.

Chatbi nel 2009 risultò positivo al clebunterolo in occasione dei Mondiali di Berlino, proprio alla vigilia della finale dei 3000 siepi. Una negligenza pagata a caro prezzo, allora come oggi. Chissà che questo spiacevole episodio non possa voler dire la conclusione della carriera di Chatbi che, al rientro dalla squalifica nel 2019, di anni ne avrà 34.

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