Ritiro di Usain Bolt: i Mondiali 2017 epilogo di una carriera favolosa

Pubblicato il autore: Marco Perrone

Usain BoltSe l’atletica è tornata a brillare nell’ultima decade nonostante gli scandali doping e un calendario sportivo estremamente fitto di impegni è soprattutto grazie a un’isola, grande la metà della Sardegna e soprattutto a un fenomeno che la rappresenta: Usain Bolt. Lo sprinter giamaicano ha riportato in auge una disciplina, l’atletica leggera, che soffriva da troppo tempo l’assenza di un personaggio pulito, di quel fenomeno in pista, sugli schermi e sulle copertine che potesse rilanciare questo favoloso sport. Per questo motivo la notizia del prossimo ritiro di Usain Bolt ci porta all’inevitabile domanda: “E dopo Bolt cosa accadrà?”. Le prospettive non sono tanto rosee ma forse la nostra è solo impazienza anche se sappiamo benissimo che un nuovo Usain Bolt non potrà esserci mai più nella storia della velocità su pista.

Usain Bolt: così è nato il campione della velocità del nuovo millennio

Gli appassionati di questa disciplina sanno bene che il nome dello sprinter giamaicano sarà ricordato per sempre dagli almanacchi dell’atletica leggera e della velocità su pista in particolare. Per questo motivo la news sul ritiro di Usain Bolt ci porta a fare un doveroso omaggio a questo campione dalla classe oltre ogni categoria. L’arrivo di un atleta come Bolt sulle piste di tutto il mondo dalla metà della prima decade degli anni Duemila ha lanciato il mondo della velocità pura (100 e 200 metri) in una nuova dimensione. Possiamo benissimo dire che c’è sicuramente un momento “Prima di Bolt” e un nuovo periodo che abbraccerà per molti anni anche il futuro che possiamo definire “Era Bolt in poi”. Ma va detto che il giamaicano non ha lasciato il segno nel mondo del professionismo in maniera immediata ma lanciando, anno dopo anno, dei segnali di avvertimento (prima nei 200 metri e poi a sorpresa nei 100) sul fatto che lui avrebbe cambiato la storia di questo sport.
Nel 2004 (all’età di 18 anni) scende per la prima volta sotto i 20 secondi nei 200 metri, nel 2006 registra sulla stessa distanza un ottimo 19″ 88 con il quale conferma le sue grandi doti atletiche al grande pubblico, nel 2007 arrivano i primi due grandi risultati con il record giamaicano nei 200 con il crono di 19″75  e la medaglia d’argento nella stessa distanza ai mondiali di Osaka.

Pechino 2008: è il momento di mostrare le carte

Nel corso della stagione 2008 Usain Bolt inizia a infrangere record su record, migliorando il record giamaicano sui 200 metri e il record mondiale dei 100 metri (9″72) rubandolo al compagno di nazionale Asafa Powell. La resa dei conti, inattesa ai più, arriva a Pechino.
16 agosto 2008, stadio Olimpico di Pechino, ore 22:30 nella capitale cinese. Va in scena la finale dei 100 metri piani. Sulla pista dello stadio, ribattezzato con il nomignolo “Nido d’uccello”, non c’è uno dei favoriti della vigilia, Tyson Gay, clamorosamente eliminato in semifinale. I giornali di tutto il mondo ci preparano alla sfida a due tra Usain Bolt e Asafa Powell.

In realtà in quella finale non ci fu praticamente partita. Bolt che si presenta al grande pubblico con una prestazione perfetta iniziando a festeggiare il successo già 20 metri prima del traguardo e registrando il nuovo record del mondo. Powell manca addirittura il podio. Per Bolt è l’apoteosi, per la Giamaica sarà festa per tutta la notte.

Ma Bolt non finisce di stupire e quattro giorni dopo riuscirà a fare un’impresa ancora più grande imponendosi sui 200 metri e facendo letteralmente il vuoto ma soprattutto registrando il nuovo primato del mondo in 19″30, battendo di soli due centesimi quello leggendario di Michael Johnson ad Atlanta ’96.

Bolt chiuderà quelle Olimpiadi anche con la terza medaglia d’oro nella staffetta 4×100, un alloro che conferma la forza della grande scuola giamaicana della velocità.

Da Pechino a oggi sempre sulla cresta dell’onda

Le Olimpiadi asiatiche furono forse il più grande momento della carriera di Bolt che si presentò al grande pubblico in maniera spettacolare. Da quel momento l’atletica leggera era Usain Bolt, che riesce a farsi apprezzare praticamente da tutti e che non ha rivali in pista per quasi un decennio.  Il miglior anno per Usain Bolt è il 2009 quando incanta l’Olympiastadion di Berlino (proprio quello!) con due prestazioni da favola e altrettanti record del mondo (9″58 nei 100 metri e 19″19 nella doppia distanza). Come dice il telecronista Rai Franco Bragagna, con Bolt, siamo in un’altra dimensione, siamo in un’altra era.

Negli anni successivi al biennio magico 2008-2009 Bolt punta soprattutto a confermarsi come il miglior velocista al mondo senza però riuscire mai a insidiare i suoi storici primati mondiali. Mancano in parte anche gli stimoli visto che, raramente, i suoi avversari sono riusciti a metterlo in difficoltà. Unico neo della sua straordinaria carriera è la squalifica ai Campionati del Mondo di Daegu quando fu allontanato per falsa partenza.
Una macchia quasi invisibile in una carriera favolosa che rende umano anche un extraterrestre come Bolt.

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