Usain Bolt sempre più vicino al ritiro. Perché quest’evento segnerà la fine di un’ epoca?

Pubblicato il autore: matteo lanzi Segui

Usain Bolt
“Meglio ritirarsi quando si è al top, consapevoli di non poter fare di più, che arrendersi al tempo solo dopo pesanti sconfitte causate dall’usura e dalla vecchiaia”. Affermazioni non nuove nel mondo dello sport professionistico, dove molti atleti hanno preferito ritirarsi dall’attività agonistica al top della carriera, onde evitare di lasciare un brutto ricordo nelle menti degli appassionati. Ma è strano pensare come parole così comuni possono lasciare uno strano sensodi magone interiore se pronunciate da Usain Bolt. Non servono di certo presentazioni per questo signore:  9 ori olimpici, 11 mondiali e un infinità di record (ab)battuti durante una carriera che dura ormai da 12 anni e sempre accompagnata da un alone di misticità e santità. Si santità, perché Bolt per l’atletica è stato quello che è stato Michael Jordan per il basket o Michael Schumacher per la Formula 1, una specie di Dio, di alieno, autore di una carriera ineguagliabile e inarrivabile. Raramente ha avuto momenti di incertezza  (e quando li ha avuti ha pagato caro, vedi  Taegu 2011), raramente ha espressioni opinioni fuori luogo, raramente ha dato in modo ai suoi rivali di potersi avvicinare a quel livello. Eppure chi gareggiava e gareggia con lui sono atleti di tutto rispetto: da Asafa Powell a Tyson Gay, da Christophe Lemaitre a Yohan Blake, tanti campioni hanno provato a mettere in discussione la leadership di Bolt, sfruttando magari i suoi momenti di incertezza e gli infortuni, ma troppo forte è stata la voglia, la cattiveria, la forza del giamaicano per permettere agli altri di detronizzarlo. Troppo forte è stato Bolt. Un personaggio a 360 gradi, sulla pista e fuori. Dalle sue esultanze per così dire “estroverse”, al sogno, mai nascosto, di giocare un giorno nel Manchester United (anche di recente lo ha ricordato, chiedendo di poter sostenere un giorno un provino e sperando nel buon occhio di Mourinho) .

Un personaggio che sa farsi volere bene, senza essere mai fuori luogo o di cattivo gusto. Ma dietro a tanta fanfara, tanti successi, tanta gloria, c’è tanta fatica. Allenamenti intensi ogni giorno, ore e ore di fatica per mantenere la condizione sempre al top compiendo anche tanti sacrifici e rinunce, un problema costante col peso vista la golosità che lo tiene perennemente  a rischio ingrasso. Anni di lavoro che adesso iniziano a farsi sentire fino a far meditare al campione giamaicano la scelta più estrema. Ha già specificato che quella di Rio è stata la sua ultima Olimpiade, nonostante sia ancora l’uomo più veloce del mondo. Meglio ritirarsi prima che la stanchezza e l’usura prevalgano sul talento, e allora si inizia a ragionare sul ritiro, sempre più prossimo. Avrà così più tempo da dedicare alla sua vita, come ha ricordato in una recente intervista per anticipare l’uscita nelle sale di ” I Am Bolt ” ,pellicola autobiografica che vedrà il ritorno sul grande schermo del forte sprinter, stavolta nelle panni di se stesso per un emozionante racconto sulla sua vita, dalla fame alla fama, dalla polvere alla gloria, dal sudore al successo. Ha detto che, una volta ricordato, vuole essere ricordato come gli appassionati di boxe ricordano Alì, come un grande sportivo, un campione nella vita e non, un uomo che ha faticato per ottenere quello che ha e a cui nulla è stato regalato. Ci riuscirà Usain. Ci riuscirà anche per il semplice fatto che una generazione intera penserà a lui quando si parlerà di atletica. E questo è già di per se il successo più grande che uno sportivo possa ottenere.

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