Usain Bolt: “Sono il migliore, è la semplice verità”

Pubblicato il autore: luigi gatto

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L’umiltà ha da sempre contraddistinto un gigante dello sport e dell’atletica come Usain Bolt. Intervistato da The Guardian il giamaicano ha parlato di come la concezione di sè stesso nel corso degli anni sia cambiato: “All’inizio della mia carriera non mi sono mai vantato. Prima dicevo ‘no non sono il migliore’. Poi ‘tutto bene, mi sto avvicinando’. Ma ora non ho problemi nel dirlo. Se qualcuno dice ‘chi sei tu?’ Io rispondo ‘sono il migliore’. Ed è la verità. Dici solamente a qualcuno chi sei. Sento che sei hai fatto qualcosa, ‘vantarsi’ non è la parola giusta.”Parlando dei suoi rivali, Bolt ha detto: “L’unica cosa che mi infastidisce è quando Justin Gatlin dice, ‘batterò Usain Bolt, blah, blah, blah’. Mi dico: ‘Perché gli intervistatori non gli chiedono come farà a farlo?’ Vorrei davvero chiedere questo a un giornalista per dire ‘dammi un motivo valido per cui Gatlin batterà Usain Bolt’. Ma fino a quando si è il migliore non importa…”.

L’etica di lavoro e il comportamento esemplare contraddistinguono Bolt: “Se diventassi irrispettoso i miei genitori sarebbero sconvolti e impazzirebbero.”

Sull’incontro con Barack Obama in Giamaica, il velocista ha ammesso: “Ero molto nervoso, parlavo sensa senso. Ero sciocato quando mi ha detto ‘facciamoci una foto’. Non mi ero mai trovato lin una posizione del genere.”

Sul suo stile fuori dal campo, Bolt ha detto “come non sia una persona alla moda. A volte vado per strada in pantaloncini e le persone mi guardano. ‘Cosa stai indossando?’. E io: ‘Non mi vesto bene solo per andare a mangiare. È uno spreco di energia.”

Ha inoltre sottolineato il tanto impegno che c’è dietro il suo successo: “Tutti dicono che vincere è facile per me. E io dico: ‘Perché dici questo?’ Sì sembra facile ma non lo è. C’è tanto lavoro e dedizione dietro. È dura. Voglio che le persone capiscano che sono competitivo perché lavoro molto duramente. Il mio allenatore mi dice sempre ‘non iniziare mai a pensare alla sconfitta. Nel momento in cui lo fai, hai già perso.”

Il grande fallimento nella carriera di Bolt è arrivato nel 2011 quando ha commesso una falsa partenza nella finale da 100 metri ricevendo una squalifica. “Quella fu la stagione peggiore di sempre – ha detto Bolt – È stato un anno difficile, prima di quella gara il mio allenatore mi aveva detto di non preoccuparmi. E’ stato difficile per me non preoccuparmi, e quando sono arrivato lì non ero me stesso. Ero concentrato ma avevo fallito. Quindi non importa quanta pressione c’è alle spalle, non ci penso mai perché ti condiziona a livello mentale. Ecco perché faccio il bizzarro prima della gara. Mi rilasso e mi diverto. E funziona. Il mio allenatore è molto intelligente.”

Nel film che racconta la sua carriera Mills racconta come Bolt “non sia facile da allenare”. “Non la penso così“, afferma invece Bolt. Ma se leggete l’autobiografia di Bolt capire ciò che vuole intendere Mills. Da giovane Bolt era appassionato all’atletica ma non da impazzire, e voleva piuttosto giocare a cricket. Dovevano dirgli gli altri di correre i 200 e 400 metri. “Non avevo così tanta voglia di allenarmi“, scrive. Ma una volta computi 12 anni ha messo da parte i videogames e le feste. “Devi porri un obiettivo, il desiderio è la chiave per il successo”, gli disse Mills nel 2007 nell’autobiografia. Bolt ci ha pensato e 18 mesi dopo ha vinto tre medaglie d’oro e battuto due record mondiali alle Olimpiadi di Pechino 2008.

Quando ha tagliato la linea del traguardo nella 4x100m a Rio, vincendo un altro oro, era molto sollevato: “Ce l’avevo fatta nonostante la pressione.”

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