Atletica, Mo Farah non ci sta e si scaglia contro Trump: “Non andrò mai più negli USA”

Pubblicato il autore: Giancarlo Fusco Segui

Atletica, Mo Farah alza la voce contro Trump

Atletica, Mo Farah non ci sta e decide di far sapere il suo pensiero (sicuramente non sarà il solo) contro la decisione presa da Donald Trump, neo presidente degli USA, di bandire dal proprio stato i nativi di sette paesi a maggioranza musulmana. Andando a ritroso, siamo tutti a conoscenza delle linee guida di Trump il quale vorrebbe cautelare il proprio paese da eventuali attacchi terroristici. Nonostante la decisione presidenziale sembrerebbe seguire un percorso già tracciato e di salvaguardia, per molti il bando dagli USA di tutti i cittadini appartenenti a 7 paesi dove si professa prevalentemente la religione musulmana è inspiegabile perché vede coinvolte anche quelle persone che non sarebbero affatto pericolose per gli USA, tra le quali gli uomini di sport.
Sebbene in molti sianocontro la decisione del nuovo presidente statunitens, il primo ad esprimere pubblicamente il proprio pensiero è Mohamed Farah, nato in Somalia ma con cittadinanza britannica e fatto Sir da Elisabetta II.

Atletica, Mo Farah annuncia di non andare più negli USA

L’olimpionico britannico Mo Farah, ci va giù duro contro Trump e attraverso il proprio profilo Facebook esprime tutto il suo dissenso contro quelle che sembra proprio essere una decisione avventata e priva di senso ma, soprattutto, destinata a lasciare la scia per lungo tempo.
Ecco cosa pensa Farah: “Il 1º gennaio di quest’anno, Sua Maestà la Regina mi ha fatto un cavaliere del reame. Il 27 gennaio, il presidente Usa Donald Trump sembra aver fatto di me uno straniero. Io sono un cittadino britannico che ha vissuto in America per gli ultimi sei anni . Lavorando sodo, contribuendo alla società, pago le mie tasse e allevo i nostri quattro figli nel posto dove sono ora che chiamiamo casa. Ora, a me e a molti altri come me viene detto che forse non siamo i benvenuti. E’ profondamente preoccupante che dovrò dire ai miei figli che papà potrebbe non essere in grado di tornare a casa. Dovrò spiegare il perché, ovvero che il presidente ha adottato una politica tipica di un posto fatto di ignoranza e pregiudizio. Sono stato accolto in Gran Bretagna dalla Somalia quando avevo 8 anni e ho avuto la possibilità di avere successo e di realizzare i miei sogni. Ho avuto l’onore di rappresentare il mio paese, vincere medaglie per i cittadini britannici e ricevere il più grande onore di un cavaliere. La mia storia è un esempio di cosa può succedere quando segui politiche di compassione e di comprensione, non di odio e isolamento”.

Pensiero sintetico, quello di Mo Farah ma che esprime tutto il dissapore di un’atleta che come tanti altri si vede violato di un diritto se pur non avesse nulla a che fare con cellule terroristiche, anzi perfettamente integrato con lo stato britannico che è praticamente casa sua.La sensazione è che quella di Farah potesse essere la prima di una lunga serie di ‘contestazioni’ contro Donald Trump, da poco insidiatosi nella Casa Bianca. Per chi volesse vedere il post originale, basta visitare il profilo Facebook dell’olimpionico britannico.

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