Duro sfogo di Farah contro Trump: “No all’odio e all’isolamento”

Pubblicato il autore: Nunzio Corrasco Segui
Farah contro Trump

Farah contro Trump: dura presa di posizione del campione britannico

Donald Trump è diventato ufficialemente Presidente degli Stati Uniti da poche settimane e le polemiche intorno al nuovo inquilino della Casa Bianca si fanno sempre più forti. Il numero uno dei repubblicani viene rimproverato da più parti di seminare odio e rancore tra le diverse culture presenti negli Stati Uniti – la volontà di costruire un muro al confine con il Messico è solo una delle deliranti idea di Trump – e da più parti in America si assiste ogni giorno a cortei di protesta e manifestazioni contro il nuovo Presidente degli Stati Uniti.
L’ultima decisione di Trump che sta facendo discutere tutto il mondo è il bando dagli Stati Uniti dei nativi di 7 paesi a maggioranza musulmana, tra i quali anche la Somalia. Tale bando coinvolge anche tutti coloro che sono in possesso di un regolare permesso di soggiorno e dunque una decisione del genere non può che determinare conseguenze di vasta portata.

Tra le persone coinvolte in questo provvedimento c’è anche il bicampione olimpico del mezzofondo Mo Farah, nato in Somalia, diventato poi cittadino britannico e nominato Sir da Elisabetta II. Dunque tra coloro che sono stati banditi dagli Stati Uniti in seguito alla decisione presa da Trump, c’è anche Farah che vive in America da ormai sei anni insieme alla sua famiglia. Il campione britannico, di origini somale, ci ha tenuto ad esprimere il suo pensiero sulla vicenda ed è intervenuto pubblicando un post sulla sua pagina facebook, scagliandosi contro la deciosione del nuovo Presidente degli stati Uniti.

Ecco il duro intervento di Farah, tradotto in italiano:

“Il primo gennaio di quest’anno, Sua Maestà la Regina mi ha fatto un cavaliere del reame. Il 27 gennaio, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump sembra aver fatto di me uno straniero. Io sono un cittadino britannico che ha vissuto in America per gli ultimi sei anni. Ho lavorato sodo, ho contribuito alla società, pago le mie tasse e allevo i nostri quattro figli nel posto dove sono ora che tutti noi chiamiamo casa. Ora a me e a molti altri come me, viene detto che forse non siamo i benvenuti. E’ profondamente preoccupante il fatto che dovrò dire ai miei figli che papà potrebbe non essere in grado di tornare a casa. Dovrò spiegare il perché  di tutto ciò, ovvero che il presidente ha adottato una politica tipica di un posto fatto di ignoranza e pregiudizio. Sono stato accolto in Gran Bretagna dalla Somalia quando avevo otto anni e ho avuto la possibilità di avere successo e di realizzare i miei sogni. Ho avuto l’onore di rappresentare il mio paese, di vincere medaglie per i cittadini britannici e di ricevere il più grande onore di un cavaliere. La mia storia è un esempio di cosa può accadere quando segui politiche di compassione e di comprensione, non di odio e isolamento“.

L’intervento di Farah dunque non lascia molto spazio ad interpretazioni, con il campione britannico che si scaglia senza mezze misure contro la politica adottata da Trump, una politica che è destinata a far discutere e a creare forti divisioni.

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