Atletica, Jacobs risponde a Bolt sfidandolo a rubabandiera

Pubblicato il autore: Antonio Quarta Segui


Lanciando l’idea di una simpatica staffetta di beneficenza ipoteticamente giocata tra i rispettivi team, il campione olimpionico italiano Marcell Jacobs risponde alle provocazioni sportive del ritiratosi recordman giamaicano Usain Bolt

Accade che in questi giorni le glorie dell’atletica leggera Bolt e Jacobs si punzecchino su chi avrebbe potuto correre più velocemente i 100 metri piani sulla pista olimpica giapponese. Sebbene una competizione tra i due velocisti resti una chimera che non potrà mai realizzarsi, dato il primo sportivo ha appeso le scarpe al chiodo già da qualche anno, il botta e risposta agonistico tra la stella del passato e quella contemporanea muove la bizzarra proposta di una gara di rubabandiera, organizzabile per una raccolta fondi a scopo benefico.

Jacobs e Bolt, l’affascinante “Scontro tra titani”

Un copione che sembra ricalcare al contrario l’epilogo cinematografico del pugile Rocky Balboa quello scritto tra Marcell Jacobs e Usain Bolt: il vecchio leone ritiratosi che viene incalzato da quello giovane ancora in attività, se non fosse che la “frecciatina” iniziale questa volta è stata scagliata inizialmente dal giamaicano detentore del record di Berlino 2009 (9″58).
Il “lampo” – pseudonimo dell’isolano ritiratosi nel 2017 – era stato scherzosamente provocato una settimana fa a Dubai, dove si trovava per ragioni di sponsor: alla domanda di alcuni giornalisti se oggi avrebbe potuto trionfare ancora nei 100 metri piani anche alle Olimpiadi di Tokyo, superando il tempo di 9″80 realizzato da Jacobs, lo stesso non ha esitato un attimo affermando che avrebbe potuto sicuramente vincere.
E non ha tardato la risposta a tono della stella azzurra bresciana – record europeo dei 100 m con 9″84 e nazionale di staffetta 4×100 m con 37″50 – alle parole dell’otto volte campione olimpionico e undici volte mondiale: «Pronto per la sfida, un rubabandiera di beneficenza?».

La maturata sicurezza di Usain Bolt

Le parole pronunciate da Bolt a ridosso di quel 1° agosto 2021, quando Jacobs vinse la propria specialità a Tokyo, erano state dapprima critiche (circa le scarpette “innovative” utilizzate) e subito dopo lusinghiere: «Marcell ha dato tutto il meglio di sé nei 100 metri, che sono la corsa più importante e prestigiosa delle Olimpiadi. Questo è sicuramente un segno di grande classe: è un vero combattente, il mio erede. A lui e all’Italia vanno fatti i complimenti anche per la vittoria nella staffetta 4X100. Certo però che la pista di Tokyo è velocissima, si goda il momento e continui a lavorare». Ma le recenti dichiarazioni rilasciate negli Emirates dal “lampo”, che ultimamente ne ha per tutti, sono state decisamente più pungenti: «Tanto di cappello davanti a Jacobs, ma sì: avrei vinto. Lo sprint mi manca molto, perché vivo per quei momenti. È stato difficile per me guardare quella gara» (Tokyo, ndr). «Quando mi sono ritirato il mio allenatore mi ha detto una cosa: “I tuoi avversari non sono più veloci, sei tu che sei più lento”. Non avevo mai considerato la cosa da questo punto di vista».

L’affermata irriverenza di Marcell Jacobs

Attraverso i social non si è fatta attendere la controbattuta di Jacobs, prossimo alla preparazione per i Mondiali statunitensi del 2022 e sempre prontissimo a rispondere a critiche ed accuse più o meno sensate. L’italiano, che rifiutò il diritto paterno della cittadinanza a stelle e strisce in luogo della tricolore e che ha sempre considerato Bolt come un modello da imitare, ha dichiarato senza remore: «Sei il mio eroe e ti ringrazio per il “tanto di cappello”. Ma hai anche detto che avresti vinto tu, quindi sono pronto per la sfida. Che ne dici di un rubabandiera di beneficenza? Io porto il mio team, tu il tuo».

I retroscena nelle dichiarazioni di Bolt

Che Bolt possa vedere in Jacobs un’insidia futura per il proprio record o per il palmares della propria nazione (titolo mondiale e olimpionico femminile nei 100 m e nei 4×100 m) non è dato per ora sapere. Ma sicuramente sarà da vedere se l’atleta, impegnato al momento a crescere i figli, vorrà dedicare del tempo ad una qualsiasi iniziativa benefica per regalare un gesto anche a chi più lo meriterebbe. Jacobs c’è.

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