Morte Josè Luis Abòs, lettera postuma ai tifosi del Cai Saragozza

Pubblicato il autore: Federico Sorrentino Segui

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José Luis Abòs non ce l’ha fatta. Il tecnico dei Cai Saragozza è morto nella notte di lunedì, al termine di una malattia breve ma troppo difficile da sconfiggere. La morte ha lasciato un vuoto incolmabile tra gli appassionati di basket, non solo spagnolo, ancora di più dopo aver letto l’ultimo messaggio postumo che Josè Luis ha voluto consegnare i propri tifosi. Una lettera commovente, strappalacrime, che dimostra l’attaccamento alla vita del coach ma anche una sorta di gratificazione per tutti gli obiettivi raggiunti da allenatore e da uomo. Questo il testo del messaggio che ha fatto il giro del mondo.

“Amici,

Per colpa mia, dato che in non vi ho mai voluto informare riguardo la mia condizione, sono sicuro che molti saranno stati sorpresi dall’inaspettato aggravarsi della mia malattia. Nonostante sapessi che l’operazione non era andata come avevamo sperato, sono sempre rimasto ottimista pensando che potesse esserci una soluzione alternativa. Invece, tutto è stato molto più grave e più veloce di quello che avremmo mai potuto immaginare. Con queste poche righe voglio dare un grande abbraccio a tutti coloro che mi sono stati vicini attraverso dei messaggi di sostegno. Non ho potuto farlo di persona per le ragioni di cui sopra. Ringrazio tutti per le dimostrazioni di affetto che mi avete mandato e che sono servite a farmi coraggio – non immaginate quanto! É molto gratificante sentirsi amato e rispettato da tanta gente, perché significa che qualcosa di buono, in questa vita, è stato fatto.

Ho lottato a lungo per diventare allenatore e per poter allenare nella Liga ACB, e alla fine ci sono riuscito – non senza un grande sforzo, chiaramente. Sapere che durante il mio commino ho trovato molti amici e tanta gente che mi apprezza, è stato molto confortante nei momenti più difficili. Sento che me ne sto andando troppo presto, sento che mi mancano ancora molte cose da fare. Però me ne vado consapevole delle tante gioie che mi ha regalato la vita. Dal punto di vista personale, ho avuto la fortuna di avere al mio fianco una moglie meravigliosa, Eva, il mio amore. Ho dei figli favolosi che adoro e di cui sono molto orgoglioso, Javier e Paloma. Dal punto di vista professionale, poi, ho potuto dedicarmi a quello che da sempre è stato il mio sogno, la pallacanestro. Ho potuto allenare la mia squadra del cuore, il CAI. Ho vissuto i migliori momenti della mia vita al Principe Felipe. Lì mi sono sentito amato e ben voluto e il calore che mi ha dato l’affetto dei tifosi mi accompagnerà là dove ora andrò.

Quando sapevo che la vita degli altri sarebbe continuata, che io me ne sarei andato e che poco a poco sarei stato dimenticato, mi ha riempito di gioia vedere l’ovazione dello stadio, gli striscioni e le t-shirt con il mio nome il giorno in cui è stata presentata la squadra. Mi sono emozionato come mai in vita mia. Me ne vado con il cuore pieno di questi sentimenti positivi. Sono pieno di riconoscenza nei confronti di coloro che quel giorno erano al Principe Felipe. E lo sono anche nei confronti di coloro che non sono riusciti ad esserci ma che avrebbero voluto. Grazie. Grazie al mio CAI per la grande felicità che mi ha donato e grazie al Felipe, dove si troverà sempre il mio cuore, incitando la sua squadra. Mi piacerebbe ringraziare tutti uno ad uno, però spero che ognuno di voi capisca che questo ringraziamento generale è rivolto ad ognuno di voi singolarmente.

Grazie alla vita, perchè ho avuto tutto”.

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