Storie NBA: l’ex Seattle Robert Swift nei guai per eroina e un… lanciagranate

Pubblicato il autore: Valerio Mingarelli Segui

nbaIl mondo della Nba è un’autentica fabbrica di personaggi stravaganti e di storie che, soltanto a sbirciarle, sembrano parte del più inverosimile dei romanzi “fantasy”, ma la vicenda resa nota solo qualche giorno fa dalla polizia di Seattle va al di là di ogni più visionario soggetto narrativo. L’attore protagonista è il “rosso” Robert Swift, nome che anche ai “malati” di basket d’Oltreoceano dice poco, ma che fino a qualche anno fa, quando vestiva la “canotta” degli ormai defunti Seattle Supersonics, veniva considerato una potenziale stella nell’universo della palla al cesto a stelle e strisce.

Il misfatto risale a qualche settimana fa: Swift è stato arrestato dai federali per possesso di eroina (fin qui nulla di sconvolgente), di un fucile a canne mozze e di un… lanciagranate 40 mm. Le manette sono scattate nella casa di Trygve Bjorkstam, spacciatore di 54 anni noto alle forze dell’ordine della contea di King Country, il quale da mesi ospitava nella sua fatiscente dimora l’ex giocatore Nba.

Per descrivere la parabola umana di Swift però bisogna riavvolgere il nastro di 10 anni: nel giugno 2004, strappato appena 18enne dall’high school, viene scelto al draft con il pick n°12 dai Seattle Supersonics, davanti a futuri protagonisti Nba come Jameer Nelson (ora a Dallas) e Josh Smith (adesso a Detroit): coach Nate McMillan è convinto che con i suoi 216 cm di altezza ne può fare un signor centro per la Lega più nota al mondo.

In effetti il potenziale c’è, ma lo staff tecnico dei Sonics si trova a fare i conti con le fragili ginocchia e la schiena d’argilla del ragazzo: continui infortuni lo costringono a lunghi stop nei suoi 4 anni nella “città del vento”. Nel 2008 Seattle chiude baracca, e lui si trasferisce con l’odierno MVP della Nba Kevin Durant a Oklahoma City: con i Thunder gioca solo 26 partite, poi sparisce nel nulla. Le voci su cattive amicizie e “vizietti” quali droga e alcol si fanno sempre più insistenti: il pianeta Nba lo fa cadere nell’oblio. Nel 2011 ricompare in Giappone con i Tokyo Apache, ma la sua avventura nipponica è impalpabile. Da lì solo disavventure: nel febbraio 2013 Swift viene cacciato dalla sua villa a Sammamish, esclusivo sobborgo di Seattle. Da mesi non paga il mutuo, e l’immobile viene pignorato: al suo interno vengono rinvenute decine di bottiglie vuote, nidi di insetti, psicofarmaci, un poligono di tiro improvvisato in giardino e addirittura un cane morto da tempo.

Robert Swift rende pubblica la sua tossicodipendenza in un’intervista, poi però sparisce di nuovo. Fino alle manette di questo autunno, rese note alla stampa solo pochi giorni or sono: oltre a massicce quantità di eroina e altre droghe sintetiche, nella cassaforte del suo amico Bjorkstam viene trovato un vero e proprio arsenale. Ora il “rosso” si trova ai domiciliari dopo aver sborsato 20 mila dollari di cauzione, ma rischia 10 anni di carcere: tra le ipotesi di reato c’è anche quello di traffico illegale di armi. Un epilogo mesto, per una storia sportiva e umana altrettanto triste.

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