Il barcone del terrore, il barcone della speranza. Il barcone che ha cambiato la vita a Klaudio Ndoja

Pubblicato il autore: Ambra Angelini Segui

Klaudio Ndoja, cestista albanese naturalizzato italiano, classe 85′ e ala grande nel Verona, di “barconi” ne sa tante e seppur grazie a uno di essi si è salvato, mai vorrebbe rivivere i momenti di terrore vissuti da ragazzino. Cresciuto nelle giovanili della Vllaznia della sua città, una volta scoppiata la guerra civile in Albania -“Giocare nel giardino di casa era troppo pericoloso, perché ci cadevano i proiettili di fianco”-con la sua famiglia prende armi e bagagli e sale su un barcone che fa paura anche ai più forti, ma sembra essere l’unica via di fuga dalla morte quasi sicura. Arrivato nel Salento, senza documenti, soldi e cibaria, incomincia a vivere giorni duri e cambiare città di mese in mese –In quel periodo era come non esistere: niente scuola, niente amici, niente di niente. Andavo al campetto a giocare, perché ho la pallacanestro nel sangue. Ma sempre con il terrore di essere scoperto e rimpatriato.” – finché il padre trova occupazione come meccanico nell’hinterland milanese e la mamma come collaboratrice in una lavanderia. Da li la scalata verso il successo: per via di Don Marco e Coach Alberto Sacchi gioca a Desio prima e a Casalpusterlengo qualche anno dopo terminando le giovanili e esordiendo appena 18 enne nella B1 di altri due grandi, Danilo Gallinari e Pietro Aradori. Dopo  3 anni in B1 dal 2008 entra a far parte delle più svariate squadre di sere A: Borgomanero, Capo D’Orlando, Scafati, Jesi, Ferrara, Brindisi, Cremona, e per finire Verona (attualmente fra le prime in classifica con annessa convocazione per l’All Star Game A2) squadra in cui Klaudio ancora gioca. E se gli si chiede qual’è il suo sogno nel cassetto, una risposta secca e decisa “Fare l’allenatore”.

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