NBA, top e flop della settimana: Paul George è commovente, Clippers a picco

Pubblicato il autore: Valerio Mingarelli Segui

settimana nbaIl Thankgivings Day manda in archivio la quarta settimana di regular season: il copione, come in una delle tante didascaliche fiction della tv nostrana, è sempre quello. Golden State Warriors, Golden State Warriors e ancora Golden State Warriors. Il record dei 16 successi in fila è polverizzato, e allo stato attuale non si capisce chi possa impensierirli. San Antonio e Cleveland, le due più attrezzate (ed esperte), ora come ora non possono neanche carezzare l’idea di scalfire le certezze di questa macchina da gioco perfetta, con un capobastone come Stephen Curry pronto a ridisegnare il concetto di “point guard” migliorandosi match dopo match, tanto che per molti è anche il Most Improved Player del mese. Oltreché l’MVP, naturale: inserire la truppa di coach Kerr tra i top della settimana pare quasi riduttivo e pleonastico. Sarebbe come dire che gli Usa sono il paese più potente e influente del globo. Il loro filotto, però va celebrato nelle pagelle, perché a prescindere da come finirà questa stagione Nba, questi Warriors resteranno nei libri di storia della palla al cesto.

TOP

Golden State Warriors: voto 10. Inarrestabili, semplicemente.

Paul George: voto 9. Le cruente immagini del suo infortunio di un anno e mezzo fa ci attorcigliarono le budella: sembrava una scena tratta da “Apocalypto” di Mel Gibson. La star degli Indiana Pacers, per la gioia di chi ama il bel basket, è tornata più forte di prima: siamo a 26 punti e 8 rimbalzi abbondanti (!) di media a partita. Ah, dimenticavamo: Indiana è 9-5, e ampiamente nella colonna sinistra del ranking della eastern conference. Figliol prodigo.

Kawhi Leonard: voto 8. Va bene l’arrivo di un top player come Aldridge, ok che il trio Duncan-Ginobili-Parker ne sa una più del diavolo, però c’è ormai un dato di fatto in Texas: i San Antonio Spurs sono la squadra di Kawhi Leonard. L’MVP delle Finals 2014 non è soltanto uno dei primi 2-3 difensori della Lega, specie sulla palla (lo era già un anno fa), ma ora con 21,8 punti ad uscita e uno strabiliante 46% dall’arco è il dominus anche nella metà campo offensiva. Afrodisiaco.

Utah Jazz: voto 7. Hanno il roster con meno talento (Philadelphia a parte) e un gioco da guerra di Corea: lento e molto paludato. Eppure sono 7-7, e attualmente ricoprono la sesta piazza nella foresta di mangrovie dell’Ovest. Coach Snyder è per ora la sorpresa tra i coach, e la coppia di lunghi Gobert-Favors senza troppi proclami spesso spazza via le front line avversarie (chiedere ai Clippers). Potrebbero giocarsi un posto in post season fino all’ultimo. Vintage.

FLOP

Washington Wizards: voto 5,5. Diciamocelo: Wall e Beal sono una delle coppie di esterni più belle da vedere oltreoceano. I capitolini però soffrono di discontinuità cronica, e con l’innalzamento del livello a Est pagano pegno in termini di classifica. Aspettano Durant come fosse la cometa di Halley, ma se lo scenario rimane questo, col piffero che KD 35 tornerà nella città che gli ha dato i natali. Lunatici.

Jason Kidd: voto 5. Ok, senza il metronomo Carter-Williams è dura. I suoi Milwaukee Bucks però paiono la brutta copia della brigata scoppiettante che un anno fa a momenti sbatte fuori Chicago nei playoff. E pensare che hanno in Greg Monroe il lungo che mancava: il coach è nervoso e impaziente, e i suoi giovani adepti pasticciano. Spaesamento lento.

Mario Henzonja: voto 4. Dove sono finite le “smargiassate” dell’uomo che, dichiarandosi per il draft Nba, aveva preannunciato che il premio di Rookie of the year sarebbe stato cosa sua? Il ventenne croato, ridefinito il “prescelto” d’Europa e venerato in balugrana in quel di Barcellona, ad Orlando è ai margini della rotazione di coach Skiles, uno allergico a chi ha l’ego che fa provincia. Il minutaggio è sceso a 11 minuti a gara nell’ultima settimana, in un team che non è di certo in odore di anello Nba. Ridimensionato.

Los Angeles Clippers: voto 3. Dopo i Rockets, ecco un’altra big ad ovest che ha perso la bussola. Quattro ko (brutti) nelle ultime cinque, e l’impressione che molte pedine del supporting cast siano al Fernet: dal fromboliere J.J. Redick al bomber Jamal Crawford, passando per l’ormai decotto Paul Pierce e persino per lo strapagato DeAndre Jordan. CP3 e Griffin troppo alterni. Coach Rivers è sulla graticola: o si raddrizzano a breve, o niente panettone come per McHale a Houston. Flaccidi.

 

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