NBA, top e flop della settimana: San Antonio predica basket, New Orleans è un cataclisma

Pubblicato il autore: Valerio Mingarelli

nba top flopCon Curry, paradossalmente, la Nba appare assai meno “speziata”. Va nei faldoni anche la terza settimana di regular season, e l’impressione è sempre quella: allo stato attuale per battere i Golden State Warriors serve un team robotico di supereroi. Anche stanotte Toronto ce l’ha messa tutta per far loro lo scalpo, ma  sua maestà Steph con 37 punti alla sua maniera ha ricacciato indietro ogni velleità canadese di vittoria. Dunque, almeno per il momento, nei top e i flop non includeremo i Warriors per manifesta superiorità: le altre, di fatto, disputano un campionato a sé stante e più terreno.

TOP

San Antonio Spurs: voto 9. Col loro ormai canonico gioco felpato, fatto di spaziature perfette, poche palle perse e grande coralità, sembrano gli unici a poter quanto meno lanciare il guanto di sfida ai campioni in carica. Dopo la gara di Washington gettata alle ortiche dieci giorni fa, è iniziata una cavalcata. Ginobili è più delizioso di un Malvasia d’annata, e Aldridge sembra sia agli Spurs da 12 anni. Sono ingegneri del basket, questi qua.

Demarcus Cousins: voto 8,5. Lupus in fabula: torna lui, e Sacramento inanella 3 referti rosa di fila. Senza lui, lo ribadiamo, i Kings faticano anche nella A/2 nostrana. Tre partite a 33 di media con 11 rimbalzi. Il dato che sta facendo diventare strabici gli addetti ai lavori è un altro: tira col 40% da tre. Fondamentale per il quale si è allenato tutta l’estate. Talento totale.

Boston Celtics: voto 8. Con quella su Houston, siamo a 4 urrà nelle ultime 5 sfide. Per una squadra quasi interamente a trazione esterna, strabilia: il trio Thomas-Smart-Bradley ad oggi è il back court più temibile a Est. Se l’andazzo resta questo, alla post season arriveranno col pilota automatico. Inattesi.

Danilo Gallinari: voto 8. Non fosse per la partitaccia contro Phoenix, dove ha tirato al piccione, meriterebbe un punto in più. A Denver ha ormai il bastone del comando, ha scollinato a quota 5 mila punti in Nba e i Nuggets veleggiano in zona playoff. Soave.

Kristaps Porzingis: voto 7,5. Fischiato a giugno alla cerimonia del draft, ora è l’idolo della Grande Mela. Dopo i 29 di stanotte nel successo dei Knicks su Charlotte, sul Madison campeggia la bandiera lettone. Con orafo e Towns, per lo scettro di rookie of the year c’è pure lui. Diamante grezzo.

FLOP

Portland Trail Blazers: voto 5,5. Un Lillard in rosa non fa sempre primavera. Dopo una prima settimana da urlo, ecco inesorabili le sconfitte. Sarà un’annata di transizione in Oregon, c’è poco da fare. La base per ricostruire in tempi rapidi c’è. Volitivi.

Russell Westbrook: voto 5. E’ paradossale mettere tra i flop uno che infila triple doppie come perline in una collana. Appena però viene meno il “gemello” Durant, il killer istinct dei Thunder (ora a 6-5) va a farsi benedire. A dimostrazione che il basket non è tutto nei numeri. Rimandato.

Kobe Bryant: voto 4,5. Gioca un match sì e uno no, e il crepuscolo di questo fenomeno morde il cuore. I Lakers sono ormai legati a doppio filo al suo declino: talvolta nuoce più che incidere, e i due rampolli Russell e Randle ne risentono. Tenero ma francamente bollito.

New Orleans Pelicans: voto 3. Un cataclisma: Davis (foto) viaggia ad oltre 30 punti e 10 rimbalzi da quattro gare, ma il resto della squadra alla prima difficoltà si squaglia come un ghiacciolo nel forno. Il ko interno di stanotte contro Denver “bolla” la loro stagione già come compromessa. Un successo in tre settimane nemmeno con Davis fuori era ipotizzabile. Nefasti.

Philadelphia 76ers: voto 1. I lunghi Okafor e Noel rappresentano una grande front line per il futuro, ma ora nel complesso i Sixers sono troppo scarsi e poveri di talento. Se arriveranno una dozzina di vittorie in stagione sarà grasso che cola. Inesistenti.

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