PERSONAGGI NBA: DeMarcus Cousins tra risse, patatine, trash-talking e classe pura

Pubblicato il autore: Valerio Mingarelli

personaggi nba cousins“Giusto o sbagliato che sia, è così che sono cresciuto”. Questo aforisma, detto da uno appena stoppato dalla Nba per una gara dopo aver fatto assaggiare la durezza del suo gomito di travertino al malcapitato Al Horford di Atlanta, lascia un po’ il tempo che trova.. Per il resto, benvenuti nel fantastico mondo di Boogie, uno dei personaggi più istrionici e controversi prodotti dallo sport americano negli ultimi 2-3 lustri. Per descrivere la complessità di DeMarcus Cousins non sarebbe sufficiente un romanzo a puntate: fisico da wrestler, piedi da ballerino di polka e classe cristallina convivono con un’indole quanto meno capricciosa e un atteggiamento “fumantino” sempre sul “chi va là”. In realtà, in tante sue esternazioni si celano un fottio di insicurezze e un’emotività comunque fragile.

Sweet home Alabama. La storia di Boogie parte nell’agosto del ’90 da Mobile, città dell’Alabama che si affaccia sul Golfo del Messico,  nota per l’industria pesante e la costruzione di cacciatorpedinieri. In un’atmosfera degna della prima serie di True Detective, sin dalla adolescenza questo ragazzone mostra un caratterino piuttosto irrequieto. Timido e scontroso, ha la tendenza a fare l’avvocata delle cause perse. E quando c’è da menar le mani, non si tira certo indietro. Già alla LeFlore High School, però, dà prova che il campo di basket è il suo habitat naturale. Tanto che a 18 anni i college di mezza America se lo litigano: dà la sua parola a Memphis, poi però cede alle lusinghe di John Calipari e si accasa a Kentucky: il “messia” italo-americano gioca un ruolo chiave nella messa a punto del gioco di DeMarcus. Dopo un anno, il draft Nba: il suo nome sbuca con la pick N° 5, e finisce ai Sacramento Kings.

Capricci, patatine e trash-talking. Non ci mette tanto, col suo corpaccione, a diventare la pietra angolare della franchigia californiana: alle movenze da panzer unisce velocità di piedi e mani da suonatore d’arpa. Divora confezioni di patatine Pringles come non ci fosse un domani ed è perennemente sovrappeso, ma i Kings dell’allora coach Westphal dipendono da lui. Coi compagni la zuffa è continua, con gli avversari non ne ne parliamo neppure. Nei primi tre anni in canotta Kings però le sue cifre crescono di anno in anno in termini di punti, rimbalzi e stoppate. Drive, pick&pop, schiacciate tremende: il suo campionario in vernice lascia spesso gli addetti ai lavori di sasso. Il suo caratteraccio, però, idem: nel novembre 2012 si becca due giornate di stop per aver insultato l’opinionista ed ex giocatore Sean Elliott, reo di aver sbeffeggiato il suo trash-talking nei confronti di Tim Duncan. Un anno dopo finisce su tutti i giornali per aver impedito all’allora suo play, Isaiah Thomas, di stringere la mano a Chris Paul. “Odio CP3 e odio i Clippers”. Nel marzo 2013 con una gomitata in testa rischia di spedire al creatore Mike Dunleavy JR. Non basterebbero tre faldoni per includere l’elenco delle malefatte di DeMarcus. “Non ho rispetto per te e mai lo avrò. Non abbiamo nulla di cui discutere. Quindi ogni volta che ci vedremo, non ci saranno parole”. Sono queste le parole che rivolge al suo conterraneo Charles Barkley: il fenomeno ex Suns se le vede recapitare a mezzo stampa dopo aver criticato alcuni aspetti del gioco di Cousins su NBA TV.

Centrone totale. Intanto però, polverizza diversi record di franchigia: nel gennaio 2014 inanella 14 doppie doppie consecutive, primo nella storia dei Kings, e a fine stagione supera persino sua maestà Chris Webber in questa speciale classifica. Nel settembre dello stesso anno vince l’oro mondiale in Spagna con team USA: anche nella kermesse iridata, spicca la sua fragorosa rissa con il centro lituano Valanciunas. E si arriva all’annata in corso: con coach George Karl il rapporto è al limite dell’incendiario, i due si prendono a malparole davanti ad ogni microfono. La scorsa settimana però, dopo alcune gare saltate, Cousins torna e in tre gare tiene una media di 33 punti e quasi 12 rimbalzi. Cosa più importante: Sacramento le vince tutte e tre. Novità del mese, il tiro da tre punti: Cousins, dopo essersi allenato su questo fondamentale tutta l’estate, ora è vicino al 40% dall’arco. Un rebus, per tutti i big man costretti a difendere su di lui.

Cuore di panna. Dietro alla maschera da cattivo ragazzo, Cousins nasconde una spiccata propensione ad aiutare i più deboli. Ogni anno partecipa a decine di iniziative benefiche e di recente ha donato 100 mila dollari ad un ospedale della capitale californiana per l’acquisto di un macchinario. Due settimane fa, ha voluto provvedere lui alle spese per i funerali di Jaulon Clavo, giovane corner back della più importante high school di Sacramento per ciò che riguarda il football, freddato nella periferia della città da una scarica di colpi calibro 9. In due parole, irrequieto e sensibile: è cresciuto così, e come lui stesso ribadisce sempre, non ci si può far nulla.

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