Draft 2009: quello di Stephen Curry

Pubblicato il autore: Alessandro Paroli

Stephen Curry

Gli aggettivi per descrivere la sensazionale parabola ascendente che sta contraddistinguendo la carriera in Nba di Stephen Curry si stanno esaurendo. Curry è entrato nella storia nella passata stagione, con il titolo Nba e il riconoscimento come MVP della stagione. Most Valuable Player, il miglior giocatore della Lega. Ecco. Probabilmente è inutile continuare a scavare tra i meandri della lingua italiana, consultare i migliori vocabolari alla ricerca di un nuovo aggettivo per dipingere Stephen Curry. Bastano 5 parole: il miglior giocatore della Lega.

Tanto basta, per adesso, per capire la schiacciante supremazia dei Golden State Warriors, la squadra che sta frantumando ogni record Nba, che sta distruggendo ogni squadra gli si pari davanti, con numeri imbarazzanti tipo 15 punti di scarto a partita, di media. In realtà, tutta questa bellezza, tutta questa potenza da parte di Golden State non è solo merito di Stephen Curry, anche se il ragazzo nato in Ohio migliorerebbe qualsiasi squadra da lui guidata. L’attuale perfezione di Golden State è stata esaustivamente e molto ben spiegata in un lungo articolo su Ultimo Uomo, dove dopo aver minuziosamente analizzato i meccanismi degli Warriors, ci si chiede se questa possa essere considerata la squadra più forte di sempre. Ai posteri, ovviamente, quella che sarà la risposta.

Ma non è di questo che vorrei parlare. Come detto, le fortune di Golden State sono legate a doppio filo all’ascesa fulminante di Curry. Sappiamo tutto del suo ultimo anno e mezzo, ma sappiamo da dove è partita questa parabola? Tutto inizia al college, si capisce, ma c’è un giorno nell’estate del 2009 che inevitabilmente cambia la storia di Steph e degli Warriors: è il giorno del Draft. Draft in gergo sportivo americano significa letteralmente “selezione”, ma è più conosciuto come la scelta, che tutte le squadre della Lega fanno con i giocatori provenienti dai college o anche da campionati esteri. Il Draft ha delle regole ben precise: le prime scelte, che dovrebbero corrispondere ai giocatori migliori, vanno alle 14 squadre che nella stagione precedente non sono arrivate ai play-off Nba.

Nell’estate del 2009 le prime scelte si chiamano Blake Griffin, che finisce ai Los Angeles Clippers, poi Hasheem Thabeet, che va ai Memphis Grizzlies e James Harden che si accasa agli Ohlahoma City Thunder. A New york si sfregano le mani perché i Knicks, che scelgono per ottavi, sono sicuri di aver in pugno un giocatore che viene dal Davidson College, in North Carolina. Si chiama Stephen Curry; è figlio di Dell Curry, anche lui ex giocatore per sedici stagioni in Nba; di lui si dice che sia un po’ troppo esile per giocare con i “grandi”. Si dice anche che tiri meravigliosamente e con medie importanti da tre punti, ma che debba migliorare molto nel “Decision making”. Ma a New York non sembrano spaventati e hanno deciso di puntare su di lui. Ci sono solo i Golden State Warriors che scelgono per settimi, subito prima dei Knicks. E da Aukland scelgono proprio Stephen Curry.

C’è un video, molto popolare su youtube, che descrive i minuti che precedono e seguono la scelta di Curry. Il ragazzo, alla pronuncia del suo nome, scatta in piedi emozionatissimo. Abbraccia madre e padre, gli viene messo il classico cappellino della squadra, e si avvia verso il palco. Dal Madison Square Garden, tempio del Draft, partono un misto di urla di gioia e fischi assordanti. Se ne rendo conto anche il presentatore che lo dice e le telecamere di ESPN vanno a pescare la reazione di un paio di tifosi con la maglia dei New York Knicks. Sono letteralmente disperati. Uno non si da pace: mani nei capelli e subito dopo bordata di fischi e ululati. Che avessero capito, loro, prima di tutti come sarebbe andate a finire la storia?

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