NBA Cleveland Golden State, i Warriors di Curry piegano Lebron

Pubblicato il autore: Edoardo Evangelista Segui

NBA Cleveland Golden State
NBA Cleveland Golden State: 89-83 Warrios per 28 vittorie su 29 e la sensazione di un dominio incontrastabile.
I Golden State Warriors vincono in casa 89-83 sui Cleveland Cavaliers e continuano la propria marcia trionfale: sono 28 in 29 partite, frutto dell’unica sconfitta di Milwaukee contro i Bucks. Un successo molto più significativo di quanto possa apparentemente indicare il parziale di 6 punti, perché se è vero che i Cavs sono riusciti a rimanere attaccati per l’intero arco dei 48′ cedendo definitivamente solo nel finale, cosa non da poco per chiunque alla Oracle Arena, d’altro canto una partita a punteggio così basso e dai ritmi controllati rappresentava l’occasione perfetta per dare un dispiacere ai campioni in carica. Il messaggio è fin troppo chiaro: se i ragazzi di Steve Kerr (ieri ancora assente per problemi di salute, in panchina il vice Luke Walton) vincono agevolmente anche questo tipo di gare, giocate su un registro completamente diverso da quello che prediligono, non si riesce proprio a vedere chi in questa lega possa pensare di impensierirli seriamente in una serie al meglio delle sette partite. Non ci sono Irving (peraltro ancora lontano parente del giocatore ammirato nella passata regular season) e Love che tengano, forse solo San Antonio presenta le caratteristiche perimetrali per stare a lungo con gli esterni di Golden State, forse.

NBA Cleveland Golden State: Curry e si suoi volano nel primo quarto ma i Cavs restano attaccati fino all’ultimo.
La partita. I Warriors scappano subito e chiudono il primo quarto sul 28-19, ma il parziale non è da buttare per Cleveland che tira malissimo e nonostante ciò resta aggrappata alla gara. Lo farà per tutto l’arco dei 48′, senza però trovare mai la svolta offensiva e chiudendo la sfida con percentuali al tiro, soprattutto dietro l’arco (5/30), non all’altezza del livello richiesto per battere gli avversari. Anche per questo resta la sensazione che fondamentalmente solo l’insolita leggerezza di Golden State abbia tenuto in partita Lebron e i suoi, complice l’infortunio al polpaccio che ha colpito nuovamente Curry nel secondo quarto, penalizzandone palesemente i movimenti per tutto il resto del match. In un paio di momenti, nel secondo quarto e nel terzo in particolare, Cleveland ha avuto la concreta possibilità di aggredire la partita e mettere prepotentemente il naso avanti. E’ mancata forse la cattiveria e la determinazione che tutti hanno riconosciuto ai ragazzi di David Blatt nelle prime quattro battaglie delle ultime Finals. Ancor più grave in una partita in cui Iguodala, l’mvp delle finals, è andato fuori giri su entrambi i lati del campo e in cui la coppia Curry-Thompson non ha giocato di certo al meglio delle proprie possibilità. La grinta di Dellavedova stavolta non è stata sufficiente a trascinare i compagni, incapaci di dominare emotivamente i momenti topici della partita.

NBA Cleveland Golden State: malissimo Mozgov e Sumpert, deludenti James e Love.
Soprattutto, i Cavs hanno pagato le brutte prove di Mozgov, Love e James. Il lungo russo ha chiuso con uno 0/6 pesantissimo, frutto di una serie di incredibili errori sotto canestro che avrebbero potuto imprimere la svolta emotiva alla gara. Che dire poi di Kevin Love, ancora una volta apparso troppo timido e a lungo fuori dai giochi offensivi. E’ andato bene a rimbalzo (18), ma in difesa non riesce ad essere un fattore e troppo spesso non aiuta l’uomo battuto sulle penetrazioni, denotando una scarsa propensione alla protezione del proprio ferro. Infine Lebron, che evidentemente non ha saputo comprendere il leitmotiv della gara, ciò che gli si chiedeva in un momento in cui Cleveland è praticamente solo lui, aspettando di ritrovare Irving, Love e lo stesso Shumpert (anche lui 0/6 dal campo) sui livelli che gli competono, almeno potenzialmente. Il 23 è ricascato nell’errore di attaccare troppo in isolamento, senza muovere preventivamente la difesa che in assoluto sa chiudersi meglio a riccio stringendo le maglie nel pitturato. Nonostante il perentorio appello di Blatt nella consueta intervista con la tv nazionale al termine del primo quarto, la circolazione di palla non è stata fluida anche nei restanti parziali e ciò ha facilitato enormemente il lavoro senza palla dei californiani. James, inoltre, è sembrato in difficoltà dal punto di vista fisico nel concludere alcune azioni di pura potenza che solitamente gli riescono con estrema facilità, ma sulle quali ieri ha insistito spesso forzatamente, mancando della lucidità e dell’estro necessari a coinvolgere i compagni per metterli in ritmo.

NBA Cleveland Golden State: Green autentico padrone, Curry condizionato
Per i Warriors ci hanno pensato Green e Livingston a togliere le castagne dal fuoco nei momenti più delicati, con il secondo in particolare che ha giocato su livelli altissimi per i suoi standard, senza sbagliare una scelta e tirando benissimo da due. Notizia quanto mai lieta per Kerr e per lui in prima persona, che in California sta meritatamente ritrovando una seconda vita dal punto di vista sportivo, dopo aver rischiato seriamente di non poter più giocare a causa di ripetuti e gravissimi problemi al ginocchio. Straordinaria come sempre la prestazione di Draymond Green, a tutti gli effetti da considerare un big three nell’economia del roster campione in carica. Se gli splash brothers, Curry e Thompson, fanno ammattire le difese avversarie costringendole a spendere vanamente energie preziose per stare con loro sul perimetro e seguirne i continui tagli, lui ci mette tutto il resto. In difesa riesce a stare con tutti, va forte a rimbalzo e corre come pochi in contropiede. Tira bene da tre e da due, oltre ad avere una visione tale da permettergli di distribuire 6-7 assist a partita: è il prototipo del giocatore moderno, autentico barometro emotivo della squadra della baia di San Francisco. Ieri si è letteralmente caricato sulle spalle la squadra quando con un Curry a mezzo servizio e perciò impossibilitato a forzare i ritmi, Thompson si è preso come sempre le sue due, tre pause all’interno della partita. I 22 punti, 15 rimbalzi e 7 assist parlano da soli, Green è l’anima di Golden State, non meno imprescindibile di Curry nell’economia delle rotazioni di Kerr e Walton.

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