NBA, top e flop della settimana: Durant è tornato lui, per Denver è notte fonda

Pubblicato il autore: Valerio Mingarelli Segui

nba settimana top flop denverEccoci: quinta settimana di regular season Nba in archivio, e per la quinta volta ci ritroviamo a ripetere come dischi incantati la solita filastrocca: contro questi Golden State Warriors servono i carri armati. Dopo la prestazione di questa notte di Stephen Curry, l’uomo che dall’autunno dello scorso anno ha in mano la Lega senza se e senza ma, siamo a corto di epiteti positivi: in molti dicono che i californiani annoiano per la facilità con cui scherzano e mandano a tappeto gli avversari. A noi però non annoiano affatto, e vederli giocare è una sorta di cura ricostituente rispetto alla routine quotidiana. Non li inseriremo però nei top, questa volta sarebbe davvero relativo. L’unica speranza per le altre squadre è che Curry e osci paghino più in là gli sforzi di questo mese abbondante. Nella settimana in cui Kobe Bryant ha scioccato gli appassionati a tutte le latitudini, annunciando che a primavera appenderà un bel chiodo al muro per appenderci le scarpe, ecco i top e flop dal giorno del ringraziamento ad oggi e relative pagelle.

TOP

Kevin Durant: voto 9. Dopo il rientro dall’ennesima ammaccatura nella sua fragile carrozzeria, il levriero MVP nel 2014 (foto) ha veleggiato a 30,3 punti e quasi 9 rimbalzi a contesa. Tanto per evidenziare un aspetto: dietro ai due “dominus” della Nba Steph Curry e Lebron James, il terzo giocatore “totale” è lui. Particolare da non tralasciare: nelle tre gare in questione, gli Oklahoma City Thunder han preso altrettanti referti “rosa”. Sinuoso e sontuoso.

Pau Gasol: voto 8,5. Nel basket non sempre la gallina vecchia dà del brodo saporito. Nel suo caso, la zuppa è da leccarsi i baffi: decisivo nel successo di Chicago su San Antonio, surreale stanotte contro Denver con 26 punti e 19 rimbalzi. Dopo un Europeo dominato “manu miliari” a settembre, l’iberico non vuole fermarsi. E i Bulls hanno il terzo record a Est. Vegliardo.

Minnesota Timberwolves: voto 8. Attenzione attenzione. I ragazzi terribili dello stato dei ghiacci cominciano a ingranare: tre vittorie e una sconfitta in 8 giorni, con la chicca del successo su Atlanta. Principale artefice di questo “happy moment” è il canadese Andre Wiggins, elastico swing man che finalmente si esprime da prima scelta assoluta del draft. Se dovessero iniziare a sbattersi anche in difesa, potrebbero lottare fino all’ultimo per l’ottava piazza a Ovest. Fiabeschi.

Kobe Bryant: voto 7. Il modo con cui ha deciso di accomiatarsi dalla pallcanestro è da 8, il rendimento in campo ancora da 6 ma in crescita. Intanto con i 31 di stanotte ha regalato un’insperata vittoria ai Lakers al Verizon Center di Washington. Omaggiato, ovunque, è un talismano che ancora sa come si vince. Sacro Graal.

FLOP

Kevin Love: voto 5,5. Va a corrente alternata come le luci di un presepe. Tanto che nell’Ohio la stampa borbotta. Una gara ti fa 20+10, quella dopo passeggia e spacca i ferri dalla lunga. Come nel passo falso dei Cavs contro Washington, dove lo sgraziato Gortat se lo è mangiato. Volubile.

Phoenix Suns: voto 5. Gli esterni Bledsoe e Knight sono la coppia più bella e prolifica della western in back court (Curry-Thompson a parte, ovvio). Ma appunto, sono solo una coppia: il resto della rosa del team dell’Arizona sta annaspando e la post season è e resterà una chimera. E ora che c’è la tornata di gare a Est, sono dolori veri. Black hole sun.

Micheal Carter-Williams: voto 4. Che fine ha fatto la gommosa e guizzante point guard che vinse con numeri bulgari il trofeo di matricola dell’anno solo due anni fa? I disastri di Milwaukee hanno in lui un fattore scatenante: perde palloni come se piovessero, pasticcia e in difesa agli avversari ci manca soltanto che gli offra un caffè. Se non si riprende a stretto giro, la stagione dei Bucks rischia di finire già per il santo Natale. Involuto.

Denver Nuggets: voto 3.  E’ crisi nera in Colorado, a conferma di ciò che sosteniamo dall’estate: il roster dei Nuggets è composto da tanti bravi ragazzi e eccelsi professionisti, ma il talento è quello che è. E se anche Danilo Gallinari, star del gruppo, tira col 19% dal campo per 15 giorni, la notte si fa buia per davvero. Spenti e dolenti.

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