NBA, top e flop della settimana: Sacramento a tutta birra, Miami in caduta libera

Pubblicato il autore: Valerio Mingarelli Segui

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Un’altra settimana di regular season Nba se ne va, e gli spunti non mancano. La sfida tra Cleveland Cavaliers e Golden State Warriors ci ha fornito un primo verdetto: il gap tra i due team è ancora notevole e i campioni in carica sono una spanna e mezza sopra ai loro avversari nelle ultime Finals. Paradossalmente però, le chance di correre dritti come lepri fino all’atto finale sono maggiori per i Cavs, che a Est troveranno sì buone squadre ma nessuna concreta pretendente all’anello. A Ovest, invece, i Warriors dovranno fare lo scalpo a squadre come San Antonio Spurs, Oklahoma City Thunder e Los Angeles Clippers, tutte rivali agguerrite e soprattutto attrezzate per arrivare fino in fondo. Intanto: a Est i Toronto Raptors si stanno consolidando come seconda forza della conference, risalgono i Washington Wizards, cedono il passo i Miami Heat, complice un’infermeria che ormai è un ospedale da campo. A Ovest, si registra la risalita dei Sacramento Kings, che sentono ormai l’odore della post season grazie ai quattro successi in fila, ma sanno che la strada è ancora lunga. Crescita esponenziale anche per Houston, fin qui forse la big che più di tutte ha palesato più bassi che alti.

TOP

Demarcus Cousins e Rajon Rondo: voto 9. Il primo in questo gennaio viaggia a 27 punti di media e quasi 15 rimbalzi, il secondo smazza assist a go go e ha le redini dei Kings finalmente brillanti, vincenti e… meno matti. Playoff raggiungibilissimi, e da lì chissà. Calypso Boys.

San Antonio Spurs: voto 9. Oh, ridendo e scherzando sono a due sole vittorie dai Warriors. Impressionanti in difesa (subiscono meno di 90 punti a partita, nettamente i migliori della Lega), Leonard è il faro di un team profondissimo, dove persino il lungagnone Marjanovic sta diventando un fattore. Granitici.

Memphis Grizzlies: voto 8. Sono tornati. Gasol giganteggia in vernice ed è rientrato anche il “motorino” Mike Conley. Il gioco resta compassato, ma è il loro brand: la vittoria di misura di stanotte a Denver è la chiave di volta della stagione. Da aprile in poi venderanno cara la pelle. Vintage.

John Wall e Bradley Beal: voto 7. Il peperino Wall ritrova il suo compagno di reparto ed ecco Washington di nuovo in corsa per la post season a Est. Se stanno bene, i due rappresentano un back court come ce ne sono pochi. Rinfrancati.

FLOP

Utah Jazz: voto 5,5. Dopo un fine 2015 strabiliante, ora stanno sudando ben più delle canoniche 7 camice. Con Gobert (rientrato) hanno più presenza e centimetri, ma in attacco qualcosa pare essersi rotto e ora l’obiettivo di entrare tra le prime 8 nel selvaggio west è davvero improbo. Spompati.

Paul George: voto 5. Per carità, Indiana è ancora ben posizionata a Est. Ma il rendimento del suo talento più cristallino è in caduta libera, e le percentuali di tiro pure. Se non torna quello dei primi di dicembre, i Pacers sono condannati a non andare oltre il 1° turno di post season come obbiettivo massimo. Sprofondato.

Miami Heat: voto 4,5. Prima Deng, poi Whiteside, ora Wade. Lo spauracchio che insegue il team della Florida da ottobre, ora si è plaesato: gli infortuni stanno letteralmente affettando le gambe a un gruppo fin qui tosto e convincente. Il rischio di perdere posizioni nel ranking a Est, e di beccare una tra Cleveland, Toronto o Chicago già al primo turno c’è. Ammaccati.

Phoenix Suns: voto 2. Siamo a 15 ko nelle ultime 16. Ormai stanno tankando alla grande, per poter ambire persino alla prima scelta assoluta nel prossimo draft. Così però falsano il torneo, perché il gruppo di coach Hornacek per un mese e mezzo ha navigato in zona ottavo posto a Ovest. Paraculi.

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