Danilo Gallinari – Parte 2 – Il suo approdo nella NBA, il trasferimento a Denver, gli infortuni e le delusioni in azzurro.

Pubblicato il autore: Gianluca Frontani Segui

Tutti pazzi a Denver per il Gallo, che sfodera una prestazione super nella notte dell'ennesimo record di Kevin Garnett.

Ci siamo lasciati con il Gallo che sbarca a New York, tra le contestazioni del della grande mela pubblico che non lo conosce. In molti attribuiscno la sua scelta all’amicizia tra D’Antoni, coach dei Knicks, e il padre di Danilo, Vittorio. Bisogna guadagnarsi ogni singolo applauso.

Come tutte le matricole Danilo partecipa alla Summer league di Las Vegas. Il nativo di Sant’Angelo Lodigiano è nella hall, tranquillo, quando sente una voce che lo chiama alle sue spalle, in un italiano perfetto, il che lascia un po’ di stucco il numero 8. Danilo si gira. Davanti a lui c’è Kobe Bryant, che lo saluta. “Ciao come stai? Se hai bisogno di qualcosa troverai il mio numero di telefono nella tua camera”. Il “nostro” rimane a bocca aperta. Il sogno della gran parte dei ragazzini che cominciano a giocare, da venti anni a questa parte, è incontrare Jordan (succederà anche quello, prima di una partita al Madison); sogno numero due, incontrare Kobe. In camera, ovviamente, troverà il suo numero. Bel modo di iniziare la propria avventura americana.
Tuttavia, se la dea della fortuna è bendata, quella della sfiga ci vede benissimo: passano un paio di giorni da quell’emozionante incontro, la location è sempre la città della perdizione. Il Gallo in un amichevole si scontra con Robert “the tractor” Taylor (pace all’anima sua). La schiena non fa un rumore rassicurante. Danilo sente dolore, ma continua ad allenarsi sul dolore, fino a che, pochi giorni dopo, la sua schiena si blocca del tutto. Non si sa il come, si suppone sia avvenuto in sala pesi, dove i tuoi compagni ti guardano accigliati, dopo che ne hanno tirati su 200 di panca, come a dire : “ehi! Mozzarella italiana, fammi vedere se sei all’altezza?!”
La diagnosi è una protusione che schiaccia il nervo sciatico, bene ma non benissimo. Inizia la stagione e il Gallo prova a giocare, nonostante quella schiena dia il tormento: 10 minuti nelle prime due partite. Un incubo e sosta d’obbligo ai box per lui. Tuttavia i Knicks decidono che per il momento non si opera.
Salta numerose partite che danno adito alle voci dei tifosi: “è soft, non sa giocare sul dolore, abbiamo buttato la sesta scelta”. Danilo ogni mattino si trova a mandar giù tutte queste critiche assieme  alla colazione che fa in ginocchio, non per credo religioso, ma semplicemente perché, dopo aver dormito poco e male, la schiena urla dolore, e non gli consente di stare seduto.
Stringe i denti, ci prova. Si allaccia le scarpette 26 volte, ma senza mai lasciare  il segno. Poi, un giorno di metà marzo, finalmente la decisione che andava presa: quella schiena s’ha da operare.
La rieducazione procede per il meglio, e Danilo si fa trovare pronto ai blocchi di partenza della nuova stagione. I Knicks non hanno particolari ambizioni, ma il Gallo inizia a mostrare sprazzi di talento. Ne mette 30 contro i Sixers (con 8 bombe), e 31 contro Boston, con un memorabile buzzer beater (tiro vincente) al tabellone (non dichiarato).

Ma né la stagione né la offseason vanno bene per New York. Nessun acquisto rilevante, e la stagione 2010/2011 comincia con il piede sbagliato. Fuori dal campo gli si attribuisce una relazione con Michelle Trachtenberg, nel caso, più che discreta presa.
La grande mela è posto per superstar navigate, e forse finisce per stare un po’ larga a Danilo. La dirigenza dei Knicks vuole quella stella che non si è messa sotto contratto durante l’estate (Lebron James ha optato per lidi più esotici, firmando con Miami). Uno sguardo in Colorado: a Denver c’è Carmelo Anthony, non proprio entusiasta di rimanere ai Nuggets. Il 22 Febbraio del 2011 avviene lo scambio. Danilo è coinvolto, fa le valigie e va a Denver. Può sembrare una sconfitta; il nostro inizialmente è deluso, lo ammette, si lascia sfuggire che “Denver sta a New York come Graffignana a Milano”. In realtà sarà l’inizio della sua ascesa. 

Il Gallo nella “mile city” (Denver ha un altitudine di un miglio esatto) si trova subito a suo agio.
Il coach è George Karl, uno che tra gli allenatori a stelle e strisce si è sempre distinto. In breve la sua filosofia è “Penetrate it, shoot it, attack, drive, pass it, screen, but don’t hold the damn basketball!”: non tenete fermo quel pallone; preferisce quindi una squadra senza stelle, dove tutti i giocatori siano coinvolti continuativamente nella fase offensiva. Danilo inizia ad avere più responsabilità, coach Karl lo vuole intraprendente, vuole che attacchi di più il ferro con il pallone, senza accontentarsi del suo meraviglioso tiro. Il sistema di Denver gli calza a pennello, diventa in breve tempo, assieme a Ty Lawson, il leader silenzioso (ma neanche troppo) della squadra. Gioca i suoi primi playoff che non vanno oltre le aspettative, con un uscita al primo turno.
Nella stagione seguente torna per la prima volta al Garden da avversario: si prende una dolce rivincita, ne mette 37 e i Nuggets vincono dopo due supplementari. La dirigenza in Colorado si rende conto del valore di Gallinari, che firma un rinnovo da 42 milioni di dollari per quattro stagioni; direi che le successive generazioni potranno dormire sonni tranquilli.
Tutta la lega apre gli occhi, finalmente il Gallo ha la visibilità che merita, e se la è conquistata a suon di prestazioni notevoli.
Lebron James dice: “ha tutte le carte in regola per diventare un all star”.

Nel frattempo nell’estate 2011 fa la sua prima vera apparizione con la maglia azzura ad Eurobasket 2011, in Lituania: per i nostri un europeo disastroso, una sola vittoria, contro la Lettonia, tredicesimo posto finale, ed addio sogno olimpico.
Meglio reimmergersi subito nell’avventura NBA. Dopo un ottima stagione regolare (2011/2012) si torna ai playoff. Questa volta si va vicini all’impresa, ma, dopo una splendida serie contro i Lakers di Bryant, i Nuggets sono costretti ad arrendersi a gara 7.
Il Gallo non si ferma mai, e durante l’estate vive un ottima esperienza anche con la nazionale italiana: le qualificazioni all’europeo del 2013 sono un successo: 8 vittorie su 8, Danilo sempre in doppia cifra, e la sensazione che la nazionale con lui, Belinelli, Bargnani e Datome possa levarsi tante soddisfazioni.

Nuovo giro, nuova stagione NBA.  Tutto lascia presagire una nuova post-season da protagonista per Danilo. Ma ad Aprile succede quello che non ti aspetti e che non augureresti neanche al peggior nemico: contro Dallas il ginocchio sinisto fa crack. Salta il crociato assieme alle speranze di vedere il Galle agli europei in estate. Il recupero è un calvario. La prima operazione, che sembra essere andata bene, si rivela un flop. A gennaio 2014 Danilo torna sotto i ferri e si preannunciano altri 9 mesi lontano dal parquet. Una Via Crucis: salta in toto la stagione 2013/2014. Rientra nel 2015, dove Denver non va particolarmente bene, ma il Gallo torna a fare ciò che gli riesce meglio, giocare a pallacanestro. Va per due volte sopra i 40 punti, addirittura 47 a Dallas, relegando al passato remoto le urla di dolore per quel ginocchio maledetto.

Scalda i motori per gli europei del 2015.

L’Italia è nel girone della Germania, uno dei due paesi ospitanti (assieme alla Francia). La prima fase, dopo un inizio deludente (sconfitta contro la Turchia e vittoria sudata contro una non irresistibile Islanda),  va alla grande per Danilo e compagni, con vittorie meravigliose contro la Spagna (che poi sarà campione d’Europa) e la Germania: il Gallo che ci fa saltare sulla sedia a tutti con prestazioni clamorose. Unica nota negativa della prima fase l’infortunio occorso al capitano Gigi Datome.
Agli ottavi c’è da affrontare Israele: pratica facile 85-52, si vola ai quarti. Di fronte agli azzurri la Lituania, squadra allenata divinamente che fa uscire fuori tutti i limiti della nazionale guidata da Pianegiani. Si soffre, tanto, e si perde anche, all’overtime. Danilo a fine partita si lascia andare ad un “mi sono rotti il cazzo di perdere”. La frustrazione è tanta, ma l’appuntamento è per l’estate che viene, al preolimpico di Torino.
Ed è sicuramente anche con questo pensiero che Danilo stava giocando l’ennesima grande stagione con la maglia dei Nuggets: flirtava con i 20 punti ad allacciata di scarpe, prima di un altro, fastidioso, infortunio. Questa volta non sono le ginocchia ma è la caviglia. Nel momento in cui scrivo Danilo è fermo ai box, ma ha già garantito che a Torino, per il torneo che dirà o meno se l’Italia volerà a Rio per le olimpiadi, sarà presente. Per avverare il suo (e il nostro) sogno olimpico, ci da appuntamento sotto la mole: “È un’occasione importantissima, faremo di tutto per raggiungere l’obiettivo. La concorrenza è forte, ma potercela giocare in casa davanti ai nostri tifosi è bellissimo e ci aiuterà.

Let us dream, Gallo!

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