NBA, top e flop della settimana: Aldridge incanta, Bulls alla frutta

Pubblicato il autore: Valerio Mingarelli Segui

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Rieccoci col bilancio settimanale della Nba. Mancano 20 giorni al termine della regular season, e i numeri sono incontrovertibili: quella dei Golden State Warriors è stata un’annata abnorme. Per rendimento, per spettacolo espresso e soprattutto per risultati: il record dei titanici Chicago Bulls di MJ è sempre più vacillante. Il team californiano deve giocare ancora 9 match, e il record attuale dice 66 vittorie e 7 sconfitte: le probabilità di chiudere col miglior bilancio della storia della Lega sono sempre più alte. Staremo a vedere: coach Steve Kerr, che quel record già lo detiene essendo stato pedina fondante dei Bulls di allora, ha puntualizzato più di una volta che dannarsi l’anima con i playoff alle porte può essere pericoloso. I suoi Warriors però sono lì a un passo, e difficilmente rinunceranno a scrivere questo immane pezzo di storia della palla al cesto. Dietro di loro ci sono sempre quei San Antonio Spurs che, al netto di un turnover vorticoso, vogliono a loro volta segnare il loro nome in grassetto sugli almanacchi chiudendo la stagione regolare imbattuti tra le mura amiche. Coach Pop continuerà a tenere ai box i tanti vegliardi che ha in rosa, ma anche qui l’occasione è ghiotta. Ma ecco le pagelle della settimana appena trascorsa.

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TOP

Russell Westbrook: voto 10. Se sopra abbiamo fatto le “lastre” ai record di squadra, l’esterno di OKC strizza l’occhio a un record individuale che resiste da tre decenni. Con quella di stanotte le sue triple doppiue stagionali sono 16, una in meno delle 17 che collezionò Magig Johnson quando era davvero “Magic”. Il mese di marzo di “West” è nitido come un dipinto di Caravaggio: ha giocato a livelli inumani. Marziano vero.

Lamarcus Aldridge: voto 9. Fino a Natale ha faticato ad andare a ritmo con la rodata orchestra degli Spurs. Ora si può dire che è il suo miglior solista: chiude marzo con 24 punti e quasi 10 rimbalzi a tornata. Quando era a Portland, i suoi numeri cadevano a picco in post season: ha l’opportunità di ricacciare in bocca ogni parola a chi continua a ricordarglielo. Vorace.

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Atlanta Hawks: voto 8. Nessuno li prende sul serio, ma macinano vittorie (stanotte corsari a Chicago) e danno una sensazione di solidità impressionante. Poche chiacchiere, poco distintivo, tanta concretezza: scalzarli dalla terza piazza a Est ora è complesso per le altre. Duri e puri.

Utah Jazz: voto 8. Sono reduci da una scintillante passerella contro gli inguardabili Lakers formato “scampagnata di Pasquetta”, però ora hanno i playoff lì, a un millimetro. Coach Snyder ha plasmato un gruppo energico e ben quadrato. Il 50% stagionale, col materiale umano a disposizione, è un capolavoro. Freschi.

FLOP

Isaiah Thomas: voto 5,5. Chiariamoci: la stagione del play dei Celtics è stata da mille e una notte. Restano però i dubbi sulle sue doti di trascinatore: stanotte nonostante i 24 punti, il confronto di leadership con CP3 è stato allarmante in casa biancoverde. E’ un giocatore coi controfiocchi il piccolo Isaiah, ma qualche scricchiolio c’è. Spia rossa.

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Minnesota Timberwolves: voto 5. Hanno in Wiggins una stella ormai bella e fatta e in Towns un rookie che pare sia nella Nba da un decennio. Eppure, per vincere gare alla portata sudano non sette, ma quattordici camice. Stanotte contro i derelitti Suns hanno faticato all’inverosimile: il futuro è dalla loro ma non in eterno. Misteriosi.

Chicago Bulls: voto 4. Ok gli infortuni e la stagione iellata in tutti i suoi anfratti. Il ko casalingo di stanotte però è forse la spugna gettata sul ring. Non fare i playoff, per un team partito con le migliori premesse, sa di annuncio di imminente smobilitazione. Sfigati neri.

Los Angeles Lakers: voto 2. Comprendiamo il clima di vacanza e il countdown per l’addio di Kobe, ma stanno falsando il finale di stagione e la corsa delle altre. Orribili.

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