NBA, top e flop della settimana: Lillard titanico, Chicago ora è nei guai

Pubblicato il autore: Valerio Mingarelli Segui

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Il countdown verso la post season può dirsi ufficialmente iniziato: mancano sei settimane all’inizio dell’atto finale del torneo Nba, e l’istantanea a due terzi e poco più della regular season ci dice che le graduatorie iniziano a delinearsi e che di tempo per scherzare ne resta poco. Per carità, di certo c’è ancora poco, ma qualcosa sì. Innanzitutto, Golden State Warriors (al momento inarrestabili) e San Antonio Spurs hanno messo la prima cera lacca sulla pratica playoff staccando il pass con largo anticipo. Sono le due squadre più solide, oliate e psicologicamente attrezzate per ambire all’anello, ma lo sapevamo già. Quello che sbalordisce è che si divertono pure, e per gli avversari sono dolori. Al contrario, nel pazzo Est, dagli Atlanta Hawks (ora quinti) ai New York Knicks (quattordicesimi), ci sono ancora 9 team in lizza per tre caselle nella griglia post season. Una volata serrata, da tappa del Tour del France. Dove sono invischiati i Chicago Bulls, quotati ad ottobre come anti-Cleveland nella “eastern” e allo  stato attuale fuori dalle prime otto, e autentiche sorprese come i Charlotte Hornets, sesi mentre tiriamo giù queste righe. Intanto però, vediamo il pagellone della settimana appena messa tra le polveri degli archivi Nba. Dai top escludiamo Steph Curry e i Warriors: il loro continua ad essere un campionato a parte. Dietro però non mancano spunti interessanti.

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TOP

Damien Lillard: voto 9. Un portento. La cui esclusione nell’All star Game di tre settimane fa sfiora la blasfemia. Escludendo il “dominus” Curry, da un mese abbondante è il point man più devastante della Lega: sta trascinando i Portland Trail Blazers (sconfitti però stanotte) a una miracolosa qualificazione alla post season. Sulla quale a ottobre nessun americano avrebbe scommesso neanche mezzo dollaro. Segna, fa segnare, corre e difende pure. Titanico.

Washington Wizards: voto 8. Dopo l’All Star week end, ne hanno vinte sei su otto. Li avevamo dati praticamente fuori dai giochi un mesetto fa, ora rinvengono in maniera prepotente. Wall colleziona numeri da primo quintetto Nba e i lunghi sotto tengono botta. E, udite udite, si sono messi a difendere. Rinsaviti.

Los Angeles Clippers: voto 8. Il successo di stanotte sui Thunder conferma un dato: meno strilli, più concretezza. I ragazzi di coach Rivers sembrano finalmente approdati a quella maturità indispensabile per far strada da aprile in poi. Paul incanta e Jeff Green è forse il miglior colpo del mercato di febbraio dell’intera Nba. E Blake Griffin scalda i motori per il rientro. Sublimi.

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Jahlil Okafor: voto 7. E’ da novembre che sentiamo dire “fare i numeri a Philadelphia non vale perché i Sixers sono disastrosi”. Il ragazzo però viaggia a 17,5 punti e quasi 7 rimbalzi, viene imbeccato continuamente da uno staff tecnico e dirigenziale che ha riserve su di lui, e palesa margini di miglioramento sensazionali. Non sarà rookie of the year: il premio andrà a Towns o a Porzingis. Lui però c’è. Volitivo.

FLOP

Cleveland Cavaliers: voto 5,5. Ok, restano in vetta a Est. Però restiamo della nostra idea: se Lebron James non indosserà i panni di Dio, non hanno chance contro i Warriors attuali in un’eventuale remake della finale dello scorso giugno. Irving e love vanno a corrente alternata e in difesa sono molli come stracchino. Perplessi.

Anthony Davis: voto 5. Al rientro stanotte, continua ad alternare prove da futuro MVP ad altre al limite del guardabile. Come, appunto, stanotte. Bisogna essere categorici: la sua stagione verrà etichettata come flop. Ci si aspettavano faville, invece abbiamo udito solo favelle. Spompato.

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Chicago Bulls: voto 5. L’assenza di Jimmy Butler zavorrerebbe chiunque, ma lo spogliatoio di Fred hoiberg pare saltato. Non dovessero acciuffare i playoff, sarebbe clamoroso. Perché la squadra c’è. Però sono in una crisi di sfiducia totale. Tremolanti.

Sacramento Kings: voto 3. Il talento è nulla senza controllo. Società inadeguata, coach imbolsito, giocatori a briglia sciolta. Se hai due assi come Cousins e Rondo, la post season dovrebbe essere lo sbocco naturale. Invece no: capricci, gare buttate, amnesie, ripicchette a mezzo stampa. Infantili.

 

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