New York Knicks: ogni anno è sempre uguale

Pubblicato il autore: Lorenzo Lilliu Segui

New york Knicks: ogni anno è sempre uguale
Ogni anno è sempre uguale, proprio così, la stagione dei New York Knicks sembra essere la copia, leggermente migliorata, di quella dell’anno scorso, nonostante l’imponente cambiamento di vari giocatori, tra i quali Vujacic, O’Quinn, Calderon, Porzingis, B. LopezWilliams ed Afflalo, la squadra non sembra voler intraprendere una stagione da playoff. L’anno era iniziato in maniera tale da poter far credere che, almeno un po’, i Knicks avrebbero combattuto su tutti i campi, forse ad eccezione di quello dei mostruosi GS Warriors, grazie anche alle prestazioni importanti di Carmelo Anthony e della stella nascente Kristaps Porzingis, il quale tra l’altro è in corsa per il premio rookie of the year e che fu fischiato nel momento in cui Adam Silver annunciò al mondo la selezione da parte della franchigia dell’allora “gracidino” Kristaps. La stagione continua con una percentuale di vittorie che si aggirava intorno al 50% e anche con prestazioni di tutto rispetto, infatti i Knicks mostrarono una grande capacità difensiva, dovuta soprattutto alla fisicità dei nuovi innesti, soprattutto quello del centro B. Lopez, inoltre, l’uomo franchigia, C. Anthony sembrava essere maturato a tal punto da potersi accollare tutta la squadra e guidarla finalmente ai playoff, con prestazioni non più concentrate solo sui suoi score ma votate al bel gioco e alla manovra della squadra. Insomma, i Knicks sembravano finalmente una squadra con la “s” maiuscola, fin quando non arriva il “giro di boa” della stagione, ovvero gli All Star game. Da qui in poi i Knicks inanelleranno una serie di 9 sconfitte su 10 partite con prestazioni sempre meno convincenti, fino a quando la dirigenza, capitanata da Phil Jackson, decide di sollevare dall’incarico Derek Fisher, il quale arrivò a New York da Head Coach solo nel 2014. Al suo posto venne chiamato Kurt Rambis, ex allenatore dei LA Lakers e dei Minnesota TimberWolves  e confidente di Phil Jackson. Rambis non arriva centro con i numeri a suo vantaggio, infatti da Head Coach vanta un complessivo di 56 vittorie e ben 145 sconfitte, motivo per cui con Rambis nulla sembra cambiare, la squadra fa fatica, i giocatori sembrano sempre più convinti che la stagione abbia preso una brutta piega, le prestazioni di Anthony e di Porzingis non garantiscono più quelle manciate di vittorie che permettevano ai Knicks di sperare, almeno, nell’entrata ai playoff, e la squadra in se sembra priva di ogni tipo di energia fisica e mentale. Inoltre, come dice un famoso detto inglese: “quando piove, diluvia”, nel momento in cui ci fu la possibilità di scambiare giocatori in qualche trade, i Knicks non riuscirono ad inserire nessuno, si fecero tanti nomi, tra i quali quelli di Ty Towson e Jeff Teague, tra l’altro entrambi Playmaker, ruolo nel quale i Knicks fanno più fatica con l’ormai “tramontato” Jose Calderon, ma non si riuscì a trovare nessun accordo. Dal momento della chiusura della deadline, ovvero il periodo limite nel quale è possibile scambiare giocatori, ad oggi, la franchigia della grande mela continua a non stupire e quasi sicuramente i tifosi de Knicks rimarranno a bocca asciutta vedendo la propria squadra del cuore, per un altro anno, fuori dai playoff. Le speranze per il futuro per adesso possono essere due: una buona scelta al draft dell’anno prossimo e una costruzione più ragionata del roster del 2017, con annesso un allenatore capace di far fronte anche a momenti della stagione poco fruttuosi.

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