Kobe Bryant, l’addio di un mito anche italiano

Pubblicato il autore: Stefania Lo Re Segui

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Tutto iniziò seguendo le orme del padre Joe. Kobe Bryant ha mosso i suoi primi passi in Italia. Da lì un crescendo fino alla scalata nell’NBA. Lo sguardo fisso sul maxi schermo: il video tributo alla sua immensa carriera smuove in lui un sentimento forte di commozione. E’ l’ultima partita di Kobe, una carriera ventennale conclusa sul parquet del suo palazzetto, pieno di gente e di molti artisti noti del calibro di Del Piero e David Beckam. Black Mamba ha detto stop, basta. Lo da detto perfino in italiano perché è grazie all’Italia che Bryant è cresciuto cestisticamente. Classe 1978, nel 1996 dopo la gavetta italiana approda ai Lakers e da lì non si schioda più. Ha sempre giocato come guardia tiratrice, ma all’occorrenza poteva ricoprire i ruoli di playmaker e ala piccola.  È stato uno  dei realizzatori più prolifici di sempre e ha al suo attivo una media di circa 26 punti a partita, decisamente un abile tiratore da tre punti. Gli oltre 33.000 punti totali realizzati lo pongono al 3º posto tra i migliori marcatori NBA di sempre. È al 3º posto anche per quanto riguarda i migliori realizzatori di sempre nei playoff, con 5.640 punti, alle spalle di Michael Jordan con 5.987. In quest’ultima partita giocata contro gli Utah jazz ha segnato bel 60 punti. L’inno che ha fatto da apertura al match è stato suonato dal bassista dei Red Hot Chili Peppers. I social sono impazziti, intasando Facebook e Twitter con gli hashtag per celebrarlo. Anche il suo sponsor, la Nike gli ha reso onore con un video. Numerosi i messaggi da parte di altri campioni come O’Neil, LeBron James e la star del cinema Jack Nicholson.
Tutti gli hanno reso onore, dal suo allenatore Byron Scott al sindaco di Los Angeles Eric Garcetti. Il suo pubblico è stato letteralmente conquistato dal suo talento tanto che per assistere a quest’ultimo incredibile incontro gli spettatori hanno dovuto sborsare ben 800 dollari. Il palazzetto ad ogni suo canestro esplodeva letteralmente, con varie ovazioni nel corso della durata del match. La leggenda narra che quando giocava al liceo il primo tempo lo giocava male apposta per poter esplodere e conquistare più punti possibile nel secondo giocando il ruolo del perno fondamentale della squadra. Un personaggio poliedrico legato da sempre all’Italia. Simpatizzante del Milan, a fine gara parla fluentemente in italiano. Vedere Kobe giocare è stato un privilegio: c’è chi l’ha amato e chi l’ha odiato, paragonandolo spesso a Jordan, ma se nel suo ultimo match ha scatenato tutto ciò è segno che nel bene o nel male, simpatizzanti o meno questo ragazzo di Philadelphia ha lasciato un’impronta indelebile nella storia dell’NBA e del basket mondiale. HA superato ostacoli ed infortuni, ma è ritornato sempre più forte di prima abbattendo record storici e facendo breccia nei cuori di tutti i tifosi dei Los Angeles Lakers. Sentiremo sempre parlare di lui, perché è giusto così. I campioni vanno sempre celebrati e mai dimenticati. I grandi risultati si ottengono come ha fatto lui con anni di allenamenti e sacrifici. Seguire le orme del padre non è stato uno sbaglio.
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