Lamar Odom, a candy man

Pubblicato il autore: massimiliano iollo Segui

Lamar Odom

I like to have fun. I’m like a kid in a candy story out there…” è una delle celebri frasi di uno degli atleti più controversi della storia recente della NBA: Lamar Odom.

Lamar Joseph Odom nasce nel Queens (New York) il 06 Novembre del 1976 da una controversa famiglia composta da papà Joe Odom (incallito eroinomane) e mamma Cathy Mercer morta per cancro al colon quando Odom aveva solamente dodici anni.

Cresciuto dalla nonna materna, Mildred Mercer, Lamard Odom ha da sempre coltivato una enorme passione per il basket capace anche di mettere in posizione di non priorità il percorso di studi. Cambiate due scuole in poco tempo a causa dei pessimi voti (prima la Christ The King Regional High School nel Queens e poi la Redemption Christian Academy di Troy, New York), alla St. Thomas Aquinas nel Connecticut venne allenato dal coach Gerry De Gregorio, fino a qualche anno fa assistente ai Golden State Warriors.

Durante i suoi anni scolastici ebbe l’opportunità di giocare fianco a fianco con Elton Brand e Ron Artest, compagni che poi ritroverà nel corso della sua carriera, prima di conoscere ad un campus dell’ Adidas un non ancora famoso Kobe Bryant in procinto di saltare direttamente dalla High School al mondo fatato della NBA.

Rifiutato il salto carpiato come l’amico Kobe, messo alla porta dall’ ACT per non aver superato i test d’ammissione e coinvolto in uno scandalo circa un giro di prostituzione a Las Vegas, scelse di frequentare la University of Rhode Island aspettando un anno per mettere piede in campo non possedendo tutti i requisiti necessari ad essere eleggibile. Nell’ unica stagione con i Rams Lamar Odom ha aiutato la squadra a vincere la Conference e portandosi a casa il titolo di MVP del torneo.

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Ottenuta non senza ripensamenti l’idoneità a partecipare al draft NBA del 1999, Lamar Odom fu selezionato come quarta scelta dai Los Angeles Clippers. Le sue prime due stagioni in NBA viaggiarono su buonissimi livelli, prima di finire nell’ occhio del ciclone a causa di una doppia accusa per uso di sostanze stupefacenti. Il calo delle performances, unito alla sua ammissione pubblica di avere problemi a smettere di usare la marijuana, portarono i Clippers nell’ Estate del 2003 ad alzare le mani e lasciare andare Lamar Odom ai Miami Heat.

In gruppo con Caron Butler, Dwayne Wade ed Eddie Jones, Lamar Odom ci mise un pò prima di ‘marcare il territorio’ con la canotta degli Heat. La sua miglior performance, a detta di molti, fu quella contro i Sacramento Kings, terminando la partita con 30 punti messi a segno, 19 rimbalzi ed 11 assist. La favola di Odom a Miami terminò a fine stagione quando i dirigenti degli Heat, decisi a rimescolare le carte dopo la sconfitta ai playoff contro gli Indiana Pacers, spedirono in pacco regalo il gigante Lamar,  Caron Butler e Brian Grant ai Lakers in cambio del leggendario Shaquille O’Neal.

La storia d’amore tra Odom ed i Lakers, costellata da mille travagli,  durò 7 anni. Durante il suo primo anno, che sarebbe corretto definirlo di ambientamento, Odom ed i suoi compagni si arresero al settimo match dei playoffs contro i  Phoenix Suns. In quel lasso di partite Odom fece registrare una media di 19 punti messi a segno ed 11 rimbalzi.

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In preparazione per la stagione 2006/07, terminata di nuovo al tappeto contro i  Phoenix Suns al primo turno dei playoff, Lamar Odom pianse la tragica morte del terzo figlio avuto dalla storica compagna Liza Morales. Questo evento spinse Odom a ricucire i rapporti col padre, fuori fortunatamente dal tunnel della drogba, ma mantenendo sempre stretti i legami con De Gregorio, suo ex coach alla St. Thomas e definito più volte il “white daddy”.

Iniziata con non i migliori propositi l’annata 07/08 avendo una team falcidiato dagli infortuni, Odom trascinò i Lakers sino alle finali perse contro i Boston Celtics. Staccata completamente la spina per le delusioni on and off the pitch (durante quel periodo lasciò anche la moglie), Lamar Odom si presentò alla preparazione estiva in vista della stagione 2008/09 completamente fuori forma, attirando le ire del coach Phil Jackson che decise di declassarlo a ‘sixth man‘ in panchina. Aumentato il minutaggio solamente in Febbraio, complici anche vari infortuni che colpirono i compagni di squadra, Lamar Odom si mise in mostra con prestazioni mirabilanti come quella a Cleveland. Con 15 punti messi a segno nel terzo quarto, Odom da solo sventrò le difese dei Cavaliers, mettendo fine ad un record di vittorie consecutive in casa che durava da 23 partite. Tornato in panchina per il ritorno di Bynum, aiutò i Lakers a vincere il primo titolo della sua carriera, battendo Orlando in finale.

Una delle sterzate più decisive in quanto a personaggio pubblico, Lamar Odom la diede nell’ Estate del 2009 quando decise, dopo solamente un mese di fidanzamento, di sposare Khloé Kardashian.

I riflettori ed il mondo dorato della stirpe dei Kardashian non influenzò da subito la visione del mondo che aveva Lamar. Investito dai Lakers come uno dei leader del team con Bryant e Gasol, avendo rifiutato in Estate il ritorno a Miami nonostante un serrato corteggiamento, vinse da protagonista il titolo nel 2010 battendo i Boston Celtics a gara 7. Lasciò il club a fine 2010/11 vincendo il titolo personale di Sixth Man of the Year, giocando una straordinaria stagione.

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Tornò a Los Angeles, con la maglia però dei Clippers, nel 2012 dopo la ‘worst experience in his career‘ ai Dallas Mavericks dove arrivò addirittura alle mani con il proprietario Mark Cuban, reo di aver messo in dubbio il suo impegno durante l’intervallo di una partita giocata contro i Memphis Grizzlies.

Ha terminato la sua carriera con la mglia dei New York Knicks dopo le fallimentari esperienze ai Clippers (la seconda) ed in Spagna al Kutxa Baskonia.

Negli ultimi anni è finito in cronaca non per le sue gesta da atleta ma per una vita sregolata fuori dal campo. Nell’ Ottobre del 2015 è stato trovato privo di sensi in un bordello in Nevada. In coma per assunzione di strane sostanze, è rimasto clamorosamente in vita nonostante una avanzata insufficienza renale e vari ictus. Tre mesi fa, servendosi delle colonne di US Weekly, la zia Janean ha assicurato che il recupero del nipote Lamar procede alla grande e che presto tornerà in perfetta forma.

Nulla, neanche oscure vicende come queste, cancellerà quel che Lamar Odom ha fatto per la NBA e per il basket. Per noi, per tutti, è e sarà sempre il candy man.

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