NBA Playoff ai raggi X: Atlanta Hawks-Boston Celtics

Pubblicato il autore: Valerio Mingarelli Segui

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Ci siamo: via i sorrisetti dal volto, adesso non si scherza più. Nella carrellata di presentazioni delle sfide del primo turno dei tanto attesi degli “Nba Playoff”, la serie più incerta e meno pronosticabile è senza dubbio quella che vede sul “ring” Atlanta Hawks e Boston Celtics. Puntare anche solo mezzo dollaro su una delle sue squadre sa di azzardo: si può tirare innanzi fino alla settima partita, così come si può sciogliere tutto subito se una delle due compagini sarà in grado di prendere l’inerzia. Per chi volesse un’istantanea dell’equilibrio tra le due squadre basta guardare la regular season: entrambe hanno vinto 48 gare. Atlanta non ha fatto i bimbi con i baffi come nel 2015, quando chiuse con 60 vittorie. Al contrario, Boston è andata oltre ogni più rosea previsione, tanto che coach Stevens è tra i favoritissimi per i “galloni” di miglior allenatore dell’anno. Parliamo di due squadre vere: entrambe solide in difesa e prive di una superstella conclamata. Se proprio si vuole evitare di considerarle “gemelle”, si può dire che gli Hawks con il duo composto da Al Horford e Paul Millsap sono più a trazione interna, mentre Boston grazie alle magie di Isaiah Thomas e alla poliedricità di Avery Bradley fa leva assai di più sul suo backcourt. La differenza può farla il fattore campo: se prima parlavamo di inerzia, forse il primo team in grado di vincere fuori casa può girarla a suo favore. Proprio per questo però, nel bilancino Atlanta ha qualche chance in più: vincere in Georgia non è affatto facile. Domenica notte si parte (alle una ora italiana).

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QUI ATLANTA. La truppa di coach Budenholzer ha chiuso a corto di birra, e il ko nell’ultima uscita contro Washington è costato il terzo posto a Est, che avrebbe evitato anche il probabile e poco edificante abbinamento con Cleveland al secondo turno. Le voci su un probabile restyling del roster  a fine stagione (circolate dall’All Star Game di Toronto in poi) di certo non hanno stuzzicato troppo gli appetiti di un gruppo affiatato da anni. Soprattutto è stato messo in discussione Horford, uomo simbolo della franchigia da ormai quasi un decennio. Tralasciando la psiche e guardando al campo, Atlanta rimane una squadra senza fronzoli: tira con oltre il 45% dal campo, fa girare la palla in modo certosino, sa difendere e ha una panchina corta ma efficiente con Schroeder, Hardaway e Muscala. Pesa tantissimo l’assenza del lungagnone brasiliano Splitter, basilare in un sistema di gioco dove in difesa il primo diktat è riempire l’area. L’ago della bilancia però è sempre Jeff Teague: senza i suoi punti e le sue zingarate in attacco, il meccanismo degli Hawks si ingolfa.

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QUI BOSTON. Diciamocelo: i biancoverdi a tratti hanno dato spettacolo quest’anno. Con un gruppo che (a detta di tanti espertoni da sofà televisivo) a livello di talento “grezzo” valeva meno di alcuni team di Eurolega. La ciurma di Stevens ha smentito tutti, spedendo un eccelso Thomas all’All Star Game e ricordando al mondo intero che, lo si voglia o no, il basket rimane uno sport di squadra. La domanda è: riusciranno tutti a tenere lo stesso rendimento in post season? Difficile a dirsi, tanto più a farsi. Sullinger, Johnson e Zeller (dalla panchina) sotto i cristalli hanno tenuto botta, ma in regular season nei confronti con Atlanta Paul Millsap ha sempre giganteggiato. I rincalzi dei Celtics sono extralusso: Turner e Smart sarebbero titolari in altre formazioni e Jerebko e Olynyk hanno dato tanto. Però è difficile ipotizzarli allo stesso rendimento della stagione regolare. Così, gran parte dei destini biancoverdi passano per le mani di Thomas: al regista ex Sacramento e Phoenix la faccia tosta non fa difetto, il killer instinct, invece, un po’ di più.

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PREVISIONE: Atlanta in sette partite, con un successo in trasferta per parte. E vita dura al secondo turno contro i Cleveland Cavaliers.

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