NBA, primato di palle perse per Harden (370). E’ la “foto” della stagione di Houston

Pubblicato il autore: Valerio Mingarelli Segui

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Chi voleva un’istantanea sulla stagione nefasta degli Houston Rockets, i grandi delusi della regular season che questa settimana giungerà al suo capolinea, l’ha avuta stanotte. I texani hanno fatto un sol boccone dei Los Angeles Lakers, team già in vacanza da un pezzo nonostante le passerelle glamour per l’addio di sua maestà Kobe Bryant (sontuoso stanotte con 35 punti). L’artificiere del 130-110 con cui i Rockets hanno tenuto vivo il lumicino di speranze per un miracoloso (a questo punto) approdo ai playoff è stato senza dubbio James Harden: il “Barba” ne ha messi 40 perforando a piacimento la difesa tutt’altro che garibaldina degli angelini. Il n°13 biancorosso però stanotte è entrato nella storia della Lega battendo un record (negativo) che resisteva imperterrito da ben 40 anni: sono 370 le sue palle perse stagionali, 4 in più di quelle di Artis Gilmore che con la maglia dei Chicago Bulls ne collezionò ben 366. Nessuno mai come Harden dunque nel buttar via palloni: è in questo dato della star indiscussa della squadra che si trova lo specchio dell’annataccia dei Rockets. Harden è una macchina da canestri con pochi eguali nel basket pro di oggi, ma la sufficienza con cui tutto il gruppo di Houston ha affrontato molte partite ha finito per riflettersi anche sul rendimento del suo uomo simbolo.

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Arrivati alle finali di conference solo un anno fa (dove non sfigurarono contro i lanciatissimi Golden State Warriors), ora gli Houston Rockets si trovano fuori dalla griglia post season ad Ovest. Solo l’aritmetica non li condanna: per agguantare al fotofinish il pass dovrebbero vincere le due rimanenti partite e sperare in un crollo finale degli Utah Jazz o (più difficile) dei Dallas Mavericks. Una stagione partita con ben altre aspettative, sotto la guida di coach Kevin McHale fatto fuori senza troppi complimenti dopo la partenza ad handicap dello scorso autunno. Il pessimo approccio di Ty Lawson, arrivato a Houston con la responsabilità di dare ai “razzi” quella regia la cui assenza nella primavera 2015 risultò fatale nella corsa verso le Finals: come è andata ve lo abbiamo raccontato, con l’ex Denver corpo estraneo di una banda entrata subito in crisi di identità e lasciato andare nel mercato invernale verso gli Indiana Pacers, dove anche lì è riuscito soltanto a cacciarsi nei guai. A tutto ciò vanno aggiunti i chiaroscuri di Dwight Howard, l’altro pilastro con Harden del roster texano che però tra acciacchi e amnesie sembra il lontano parente del centro dominante che nel 2009 riuscì a condurre alle finali gli Orlando Magic. Capace di grandi exploit alternati a serate di pura indisponenza, potrebbe essere lui l’uomo da sacrificare per ridare un futuro a una team che negli ultimi anni ha investito molto fino a vedersi accreditato l’appellativo di anti-Warriors nella terribile western conference. I fatti hanno smentito il lavoro del manangement texano. Dunque, in una stagione macchiata dalle troppe partite regalate agli avversari, arriva anche la “chiazza” del record poco ambito di Harden: l’ex Oklahoma City ha una media di 4,6 palle perse a gara. Tante. Troppe.

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