NBA, quando la storia si fa in panchina: il record di triple di Mirza Teletovic

Pubblicato il autore: Valerio Mingarelli Segui

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“Senza l’apporto del supporting cast, non si va da nessuna parte nella Nba”. Parola di sua maestà Phil Jackson nel libro “Eleven Rings” scritto a quattro mani con Hugh Delehanty. Anche nel basket di oggi, meno poetico e cavalleresco rispetto a quello che vide celebrare i successi del maestro Zen, l’apporto dei giocatori che escono dalla panchina è sempre decisivo e in alcuni casi cruciale. Non lo è stato forse troppo nel caso dei Phoenix Suns: il team dell’Arizona chiude una stagione mesta costellata di frizioni e parapiglia in spogliatoio e di una lunga sequela di gare regalate con tanto di coccarda all’avversario di turno. L’infortunio di Eric Bledsoe, il crepuscolo imboccato dal centro Tyson Chandler (pagato a peso d’oro in estate) e i capricci di tanti giocatori sotto il sole cocente della terra dei cactus hanno fruttato per ora un deprimente record di 20 partite vinte e 58 (praticamente il triplo) perse. Un’annata buttata, non fosse per la rivelazione Devin Booker, esterno arrivato dal draft 2015 dimostratosi subito una più che discreta macchina da punti anche al piano di sopra. Anche sulle macerie di un campionato nefasto però può nascere un fiore. E’ il caso del bosniaco Mirza Teletovic, diventato da stanotte il nuovo recordman ogni epoca di triple mandate a bersaglio partendo dalla panchina. Nel match (perso, neanche a dirlo) sul parquet degli Atlanta Hawks, il 30 enne bosniaco è riuscito a “griffare” questo prestigioso traguardo arrivando a quota 165 canestri da oltre l’arco. Certo, un mero dato che non cancella il cataclisma cestistico vissuto in casa Suns, ma che per lo meno dà dignità alla stagione di un professionista sempre esemplare per rendimento, spirito di abnegazione e comportamenti fuori dal campo.

La storia del buon Mirza è segnata da un’infanzia “bellica”: nato a Monstar nel settembre del 1975, a soli 7 anni si trova nel bel mezzo delle granate della guerra dei Balcani, col suo rione assediato dalle mimetiche e la paura sempre viva di veder uscire suo padre al mattino e di non rivederlo più. Passata la paura dei terribili giorni di lotta armata, Mirza Teletovic si scontra con la povertà, con la possibilità di mangiare soltanto una volta al dì e col sacrificio estremo dei suoi per comprargli due scarpe decenti per giocare a basket. Già, perché a 10 anni Mirza ha già un fisico più imponente rispetto ai coetanei e quando maneggia la palla a spicchi se la cava benone. La pallacanestro diventa così la via di fuga da un contesto triste e avvolto dalla miseria: a 17 anni esordisce con lo Sloboda Tuzla, quindi vola in Belgio ad Ostenda a pochi giorni dalla ventesima candelina, e diventa grande nei Paesi Baschi, al Saski Baskonia, dove si laurea per due volte campione di Spagna (nel 2008 e nel 2010). Nell’estate 2012 il volo transoceanico nella Nba: ad accoglierlo sono i neonati  Brooklyn Nets, nei quali si distingue subito come duttile pedina nel team della Big Apple. La scorsa estate, da un’armata brancaleone all’altra, passa ai Phoenix Suns. Il resto della storia lo conoscete: stagione tribolata e sogno playoff abbandonato quasi subito. Fino alla notte scorsa, dove il bosniaco dalla mano educatissima ha perlomeno dato un senso all’annata dei “Soli” dell’Arizona.

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