NBA Rising Stars: JaMychal Green

Pubblicato il autore: Guido Vaccarini Segui

JaMychal Green

JaMychal Green

Torna l’appuntamento con la nostra rubrica dedicata ai giocatori che – contro ogni pronostico – si stanno mettendo in mostra sui parquet NBA. Se si tratta soltanto di fuochi di paglia saranno il tempo e il campo a dirlo ma a noi piace pensare che questo per loro sia soltanto l’inizio. Nella puntata di oggi parleremo di un giocatore che pare finalmente aver trovato il suo spazio e la sua dimensione ideale in un ambiente particolare come quello di Memphis, JaMychal Green. Un grandissimo lavoratore che – arrivato in città con il delicatissimo ruolo di 15° uomo in roster, in una squadra da anni caratterizzata da rotazioni molto corte e pochissimi spazi per le novità – col sudore, i muscoli e le sportellate sotto canestro s’è adattato alla perfezione allo spirito battagliero del Grit’n’Grind e si è fatto trovare prontissimo quando l’inopinato infortunio della stella della squadra, Marc Gasol, gli ha permesso di avere uno spazio sul parquet prima impossibile da pronosticare. Andiamo a conoscerlo meglio.

Gli inizi e l’High School
JaMychal Green nasce a Montgomery, in Alabama, il 21 giugno 1990, figlio di Alonzo e Rita Green. Ha una sorella maggiore che si chiama Kemeche. Dimostrando fin dai primi anni un talento non indifferente sul parquet ed in particolare sotto le plance, Green decide di non spostarsi da casa per gli anni della High School. Sono stagioni memorabili per la St. Jude di Montgomery che raggiunge risultati di grande livello. Nel 2005-06, al termine di una stagione da sophomore da 27.0 punti e 15.0 rimbalzi di media, JaMychal Green trascina la sua squadra al titolo statale vincendo anche il titolo di MVP del torneo. L’anno successivo i Pirates si fermano in finale nonostante il nostro eroe si confermi giocatore sopraffino, viaggiando a medie di 25.0 punti, 12.0 rimbalzi e 5.0 stoppate per allacciata di scarpe. Nient’altro che una semplice battuta d’arresto, visto che nel suo ultimo anno Green riesce a riportare la squadra al titolo statale. Per lui al termine del quadriennio di High School anche molti riconoscimenti individuali, tra cui tre titoli consecutivi di “Giocatore dell’anno” per l’Associazione dei Giornalisti Sportivi dell’Alabama, il titolo di “Alabama Mr. Basketball” per il 2008, la convocazione per il McDonald’s All-American dello stesso anno e la valutazione di 6° miglior prospetto (1° assoluto tra le ali grandi) della sua classe di reclutamento.

Gli anni del College: University of Alabama
Al momento di scegliere dove portare il proprio talento per gli anni del College, JaMychal Green sceglie ancora una volta di non allontanarsi troppo da casa: il 23 agosto 2007 comunica infatti che l’anno successivo sarà parte della cosiddetta Crimson Tide, preferendo il richiamo di University of Alabama a quello di Ole Miss. Nel primo anno a Tuscaloosa Green chiude con medie di 10.3 punti, 7.6 rimbalzi e 1.6 stoppate, guadagnandosi l’inserimento nel miglior quintetto di freshman della SEC. La stagione seguente migliora ulteriormente i propri numeri: sale infatti a 14.1 punti, 7.2 rimbalzi e 1.7 stoppate, con punte di rendimento quali le 9 doppie doppie nelle ultime 10 partite, il canestro della vittoria seguito poi dalla stoppata decisiva sul possibile tiro del pareggio nell’incontro con la #15 del seeding Michigan o il career-high di 27 punti conditi da 13 rimbalzi nella partita contro Mercer, seguita dalla nomina a “Giocatore della Settimana” per la SEC. L’anno da Junior è caratterizzato dalla sospensione di tre partite per “comportamento deleterio per la squadra”, arrivata dopo una serie di prestazioni ampiamente al di sotto delle proprie potenzialità. Tornato in quintetto chiude la stagione con 15.5 punti, 7.5 rimbalzi e 2.1 stoppate di media, cifre che gli valgono l’inserimento nel 1° quintetto assoluto della SEC e la convocazione per la selezione USA impegnata nelle Universiadi del 2011: la formazione a stelle e strisce chiude la manifestazione con un inopinato 5° posto, nonostante i 12.6 punti e 6.0 rimbalzi di Greene. Il suo quadriennio con University of Alabama si conclude con una stagione piuttosto interlocutoria durante la quale salta una serie di partite per problemi fisici: riesce comunque a portare a casa 14.0 punti, 7.4 rimbalzi e 1.5 stoppate, insieme all’inserimento nel 2° quintetto della SEC. Rimane comunque l’unico giocatore nella storia dell’Ateneo oltre a Robert Horry capace di finire tra i 15 migliori giocatori all-time per punti, rimbalzi, stoppate e palle recuperate.

2012-13: la prima stagione in NBDL
Candidatosi per il Draft 2012, JaMychal Green non riesce a convincere gli scettici e non viene scelto da nessuna delle 30 franchigie NBA: a lasciar perplessi sono il fisico sottodimensionato per un’ala forte, la non eccelsa propensione al rimbalzo e le doti offensive ancora da sgrezzare. Nonostante questo, riesce però ad ottenere un posto nel roster dei San Antonio Spurs per la Summer League di quello stesso anno. Siglato un contratto con i texani il 22 ottobre del 2012, viene però tagliato e successivamente girato in NBDL alla squadra satellite degli Austin Toros come giocatore associato. Qui Green si mette in luce con prestazioni che gli valgono l’inserimento nel 2° quintetto dei migliori rookie della stagione: 12.3 punti, 8.1 rimbalzi e 1.3 assist a partita aiutano la squadra a raggiungere la qualificazione per i playoff.

2013-14: l’avventura in Francia
La stagione successiva JaMychal Green viene chiamato dai Los Angeles Clippers per prendere parte alla Summer League: messosi in discreta evidenza, si guadagna un contratto non garantito con i californiani salvo poi non riuscire a superare il taglio prima dell’inizio della regular season. Pochi giorni dopo essere stato rilasciato dai Clippers arriva la chiamata da parte dello Chorale Roanne: posto di fronte alla prospettiva di un’altra stagione vissuta ai margini del basket che conta, Green decide di tentare l’avventura oltreoceano anche al fine di accumulare esperienza in un campionato competitivo come quello francese. La stagione si rivela molto positiva e il ragazzone di Montgomery si fa valere al ritmo di 11.8 punti e 6.6 rimbalzi a partita, pur partendo in quintetto soltanto 10 volte su 25.

2014-15: l’approdo in NBA
La stagione 2014-15 per Green pare aprirsi esattamente come quella di 2 anni prima: Summer League con i San Antonio Spurs, poi contratto non garantito, successivo taglio ed in seguito scialuppa di salvataggio offerta di nuovo dagli Austin Toros della NBDL. Qui dimostra di essere salito di livello, mettendo in mostra un gioco più completo ed incisivo. I suoi 23.0 punti, 10.7 rimbalzi, 2.4 assist e 1.5 stoppate sono cifre che non possono lasciare indifferenti e infatti il primo riconoscimento è la nomina a Miglior Giocatore per il mese di dicembre. Il secondo è l’occasione che JaMychal Green attendeva da una vita: contratto decadale offerto ancora una volta dai San Antonio Spurs, campioni NBA in carica. In una compagine così competitiva lo spazio per lui è davvero poco e – passati i 10 giorni – i texani decidono di non rinnovare il suo contratto. Neanche il tempo di scendere di nuovo in campo con gli Austin Toros che arriva una nuova chiamata dal piano di sopra: stavolta sono i Memphis Grizzlies a bussare alla sua porta con un altro decadale. Anche in questo caso lo spazio sul parquet per JaMike è poco ma almeno stavolta il nostro eroe riesce a guadagnarsi la conferma fino a fine stagione e un posto in roster per i successivi playoff. Chiude la sua prima stagione tra i Pro con 2.6 punti e 1.9 rimbalzi di media e season-high di 13 punti il 12 marzo contro Washington e 8 rimbalzi il 13 aprile contro Golden State.

2015-16: la conferma a Memphis
Arrivato a Memphis come 15° uomo più che altro per sopperire all’assenza di alcuni giocatori infortunati, JaMychal Green si cala perfettamente nella parte, fa suo lo spirito del Grit’n’Grind che caratterizza la squadra dall’inizio del decennio e si guadagna con il sudore e il sangue il rispetto dello staff tecnico e della dirigenza. Il contratto pluriennale che gli viene offerto prima dell’attuale stagione è il giusto riconoscimento per tutto l’impegno profuso in campo e fuori. Con il passare dei mesi le prestazioni di Green acquisiscono via via spessore fino a quando, l’8 febbraio 2016, non avviene qualcosa che avrebbe potuto far virare la stagione dei Grizzlies verso il buio pesto: Marc Gasol si rompe un piede e pone fine alla sua stagione, privando la squadra contemporaneamente del suo miglior realizzatore e anche del difensore più efficace. Protagonisti fino a quel punto di una stagione altalenante e considerati ormai in fase calante, i giocatori della squadra del Tennessee rinserrano le fila e tirano fuori il meglio nel momento di maggior difficoltà.

JaMychal Green
E pure Green riesce a ritagliarsi il suo posticino al sole quando finalmente gli si spalancano le porte dello starting five: da lì in avanti arrivano 15 partenze in quintetto, 15 partite in doppia cifra per punti e 6 per rimbalzi. Il 12 marzo porta il suo career-high a 21 punti a cui aggiunge 10 rimbalzi nell’incontro con i New Orleans Pelicans. Il 26 marzo ne aggiunge altri 20 contro nientepopodimeno che i San Antonio Spurs. Contro i Boston Celtics arriva il suo massimo di rimbalzi con 13 mentre i suoi record in stoppate e palle recuperate salgono a 3 e 4 rispettivamente. E in tutta questa macedonia di cifre abbiamo ancora negli occhi il trattamento riservato a Rudy Gobert degli Utah Jazz…

Prospettive
I passi in avanti rispetto alla scorsa stagione sono sotto gli occhi di tutti: i 7.3 punti e 4.8 rimbalzi in 18.2 minuti di media sul parquet sono ovviamente i suoi migliori dati in carriera. Ma fin dove potrà arrivare JaMychal Green? I suoi difetti rimangono: fisicamente patisce il confronto con i lunghi NBA, non è altissimo e avrebbe bisogno di metter su parecchia massa muscolare, ha la propensione a perdere palloni e commettere falli sciocchi, in generale deve puntellare diversi aspetti su entrambi i lati del campo e al College non si è mostrato un fenomeno di maturità. Ragionando invece sui pregi, è efficace nell’area pitturata (soprattutto in attacco), ha buona velocità in confronto ai pari ruolo, è un gran saltatore, ha buona forza in rapporto alla stazza, è maestro nel gioco in post e possiede un buon tiro dalla media distanza. In più, guardando sempre quelle maledette statistiche, da quel contemporaneamente infausto e benevolo 8 febbraio sta viaggiando a 10.9 punti, 6.0 rimbalzi, 1.6 assist e 1.1 recuperi di media. Non male per uno che – finito l’università – veramente in pochi pronosticavano con un futuro in chiave NBA…

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