NBA: tegola Warriors, Curry out per 15 giorni

Pubblicato il autore: Valerio Mingarelli Segui

nba
Per carità, la notizia era nell’aria. Anzi, si può dire che gli appassionati Nba possono tirare un sospiro di sollievo: il ginocchio destro di Steph Curry non ha niente di rotto. La risonanza magnetica però effettuata all’articolazione del probabilissimo MVP della stagione ha confermato una distorsione al collaterale mediale. Che tradotto in parole scarne significa riposo, tanto riposo. Il playmaker dei Golden State Warriors dovrà stare fermo (almeno) 15 giorni: la serie contro gli Houston Rockets (campioni in carica avanti 3-1) per lui è finita, ma con ogni probabilità  si troverà costretto a dare forfait anche per le prime quattro partite del secondo turno. Una tegola in piena zona occipitale per coach Steve Kerr: il cammino verso il secondo anello Nba si fa sempre più tortuoso per il team della Bay Area. Che non fosse una sciocchezza quella “scivolata” sul parquet di Houston lo si era capito già dalle parole piuttosto scafate di Draymond Green: “Gli ho visto gli occhi gonfi di lacrime per il dolore. Voleva rimanere in campo, ma gli abbiamo intimato di togliersi di mezzo”. Insomma, ci siamo capiti.

Leggi anche:  EuroBasket Women 2021: definiti i quarti di finale

“Thanks 4 all the prayers & messages. Can feel all the positive energy. God is Great! All things considered I’m Gonna be alright!”. Così aveva twittato Curry prima dell’esito della risonanza: “Grazie per messaggi e preghiere, mi sento positivo. Penso che presto starò bene”. Poi però la sentenza è stata inesorabile. A Oakland non fanno drammi: i Warriors hanno un roster profondissimo e da regista titolare Livingston veleggia a quasi 17 punti di media. Però Curry è Curry, e l’apprensione sale. Salvo sorprese, nella seconda serie di playoff Golden State dovrà vedersela con i Los Angeles Clippers, che nel loro roster vantano un certo Chris Paul. Forse l’unico point man che, se in serata, può azzardarsi a giocare ai livelli di rendimento di Steph. Dunque si preannuncia un Vietnam per Golden State il 2° turno: giocare almeno quattro match senza il factotum del gioco della squadra è comunque un’impresa. Dovessero a sorpresa passare i Portland Trail Blazers sarebbe diverso, ma nemmeno troppo: la pietra angolare della squadra dell’Oregon è Damien Lillard, tra i pochi registi Nba ad avere in attacco colpi in canna vicini a quelli del figliolo di Dell Curry. Di certo, da stanotte la post season Nba acquista un altro sapore: anche dovesse rientrare a pieno regime, qualcosa potrebbe essersi incrinato nella macchina perfetta che ha frantumato il record dei Chicago Bulls di Jordan in regular season. E’ stata una stagione dispendiosa per i Warriors, e adesso gli sforzi di 6 mesi potrebbero chiedere il conto a prescindere dai guai al ginocchio di Curry.

  •   
  •  
  •  
  •