NBA, top e flop della settimana: Hornets e Blazers fiabeschi, frittata Houston

Pubblicato il autore: Valerio Mingarelli Segui

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In questo piccolo spazietto settimanale, da fine ottobre ad oggi abbiamo sempre tenuto fuori i Golden State Warriors dalle categorie “top” e “flop”: troppo facile inserirli nella prima, tanto è stata mirabolante la loro costanza di rendimento e la loro spinta a dare sempre il 110%, praticamente impossibile infilarli nella seconda anche nei momenti di lieve (quasi impercettibile) flessione. Stanotte Curry e banda hanno di nuovo voluto mandare una emoticon con la “faccina” della tigre a tutta la Nba: polverizzando i pur lanciatissimi San Antonio Spurs, hanno strillato nei timpani di tutti gli addetti ai lavori della Lega che la squadra da battere rimane la loro. Sotto alla regular season stanno scorrendo i titoli di coda: alla ciurma di coach Steve Kerr mancano soltanto tre partite. Per battere il record dei Chicago Bulls del 1996 (di cui Kerr era pedina basilare), debbono vincerle tutte e tre: in tema di energie da spendere non sono quisquilie, e il rischio di arrivare al primo turno dei playoff col fiato corto c’è. L’appuntamento con il grande almanacco della storia Nba però è altrettanto goloso: Scottie Pippen giorni fa ha dichiarato che i Bulls di allora ridurrebbero a brandelli questi Warriors. Affermazioni forti che sicuramente scateneranno subbugli di orgoglio nei ragazzi che presidiano la Bay Area. Ecco però le pagelle settimanali.

TOP

Charlotte Hornets: voto 9. La vittoria al Garden contro i Knicks è l’oliva nel Martini di un’annata da mille e una notte. A ottobre neanche uno sciamano avrebbe potuto prevedere di vederli ad aprile con un record di 45 vinte e 33 perse. Patron Jordan gongola, Kemba Walker dà spettacolo, e il collettivo se la spassa. Il loro anello lo hanno già vinto. Elettrizzanti.

Damien Lillard: voto 9. Le lusinghe andrebbero allargate a tutti i Portland Trail Blazers, ma è grazie al suo leader che il team dell’Oregon è riuscito a silenziare le frotte di detrattori che almeno fino a Natale consideravano i Blazers come i probabili Sixers della western conference. Il play “dominus” ha giocato una regular season che lo rende secondo solo a Curry tra i registi Nba, e l’esclusione dall’All Star Game rimarrà uno scandalo totale, un Watergate dei canestri. Favoloso.

Coach Brad Stevens: voto 8. I Boston Celtics sono la squadra più squadra di tutte dell’ultimo lustro Nba. Se non gli danno il trofeo di coach dell’anno ci incateniamo sotto l’ufficio del commissioner. Prestigiatore.

Dwyane Wade: voto 7,5. La lotta per avere il fattore campo al primo turno è apertissima a Est: se Miami è ancora lì a veleggiare in carreggiata lo deve al suo vecchio leone. Decisivo anche stanotte nel cruciale successo sui Bulls. Sempreverde.

FLOP

Memphis Grizzlies: voto 5,5. Ne hanno più in infermeria che sul parquet, e lo spettacolo che offrono ora è modestino. Se la regular season fosse durata una settimana in più, sarebbero scivolati fuori dalla post season. Ora invece ad Ovest tutte vogliono abbinarsi con loro al primo turno. Incerottati.

Demarcus Cousins e Rajon Rondo: voto 5. Chiudono la loro (mesta) stagione a riposo. Con forti probabilità di tornare ad ottobre con una canotta diversa da quella dei Kings. Eppure il primo è potenzialmente il miglior centro d’america e il secondo chiude come capofila nella classifica degli assist. Senza testa.

Houston Rockets: voto 4. Salvo miracoli, andranno in vacanza tra pochi giorni e questa è la notizia più stupefacente (in negativo si intende) dell’anno. Anche stanotte in casa con i Suns hanno fatto una frittata. Serve una mezza rivoluzione. Depressi.

Philadelphia 76ers: voto 1. Il calvario è giunto alla fine: hanno vinto il match che consente loro di non chiudere come peggior squadra di sempre e il GM ha tolto il disturbo. Ora, perdere ci sta, ma giocare tante partite come hanno fatto loro falsa il campionato. Così (si spera) mai più. Derelitti.

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