Curry a Portland: prove tecniche di onnipotenza cestistica

Pubblicato il autore: Nunzio Corrasco Segui
Curry Portland
Curry a Portland: è tornato l’Mvp
Gara 4 tra i Portland Trail Blazers e i Golden State Warriors doveva essere la gara chiave della serie, quella che le avrebbe fatto assumere una direzione precisa: in caso di vittoria dei padroni di casa infatti, i Blazers avrebbero impattato la serie sul 2-2, mettendo moltissima pressione sui campioni in carica. Se a prevalere invece fossero stati gli ospiti, la strada dei Warriors verso la finale di Conference sarebbe stata sicuramente in discesa. Oltre al destino della serie però, gara 4 aveva anche un altro significato speciale: segnava il ritorno in campo di Stephen Curry.
Il 2 volte Mvp aveva di fatto saltato quasi tutti i Play-off, partecipando soltanto a parte di gara 1 e 4 con gli Houston Rockets, salvo guardare da spettatore i primi tre atti della sfida contro Lillard e compagni. Un’assenza pesante, anzi pesantissima per i Warriors, capaci però di sopperire al k.o. della propria stella, riuscendo a vincere 6 delle 8 partite in cui sono stati orfani di Steph.Ieri però, sin dalla palla a due, con Kerr che ha deciso di far partire l’Mvp dalla panchina, la sensazione era che i Warriors aspettassero il ritorno del proprio condottiero, quasi fossero impazienti di potersi affidare nuovamente al genio di Steph. L’inizio degli ospiti infatti è stato orribile, e solo con l’ingresso di Curry l’inerzia del match è leggermente cambiata.
La partita è stata spigolosa, intensa, con un numero incredibile di interruzioni e di viaggi in lunetta, insomma è stata la classica partita di Play-Off Nba. I Blazers hanno offerto una prestazione straordinaria, guidati da Lillard e da un McCollum assolutamente impressionante per i miglioramenti fatti nel corso dell’ultimo anno, con un supporting cast all’altezza del palcoscenico. I padroni di casa non hanno mollato, hanno guidato la partita per larghi tratti, rispondendo colpo su colpo, o per meglio dire “tripla su tripla”.
Hanno creduto di poter vincere, di poter inseguire il sogno di riportare la serie in parità: ci hanno creduto soprattutto quando hanno visto che il numero 30 non aveva ancora ritrovato il suo ritmo e che fino all’inizio dell’ultimo quarto viaggiava con uno 0-9 da tre praticamente sconosciuto alle latitudini di casa Curry.
Negli ultimi minuti dell’ultimo quarto però, qualcosa è cambiato: Steph ha deciso che i Warriors non avrebbero dovuto perdere quella partita, ha rifiutato il concetto di sconfitta ed ha continuato il lavoro che aveva iniziato prima di essere fermato dagli infortuni. Dopo lo 0-9 da 3, ha messo a referto un impressionante 5-7 dalla lunga distanza, ha fallito il tiro della vittoria nell’ultimo possesso dei 48 minuti, per poi decidere di entrare nuovamente nella storia del basket Nba.
Quel che infatti Curry è stato capace di fare nei tempi supplementari è qualcosa di incredibile: 17 punti in 5 minuti – record in Nba – e la netta sensazione di essere il dominatore incontrastato della Lega. Un dominio mentale, ancor prima che tecnico, assolutamente imbarazzante per gli avversarsi.

A Portland ieri sono andate in scena delle prove tecniche di onnipotenza cestistica, qualcosa che ha pochi precedenti nella storia del gioco.ù
Per alcuni il numero 30 non è ancora il giocatore più forte della lega, nè il più completo – considerando tutti gli aspetti del gioco infatti, forse James gli è ancora superiore –  e non ha un fisico statuario, ma di certo è il più elettrizzante del mondo, un portatore sano di adrenalina e di emozioni.
Nei tempi supplementari, dopo l’ennesima tripla messa a segno, ha urlato “I’m back“. E’ vero, è tornato e lo ha fatto in grande stile, come solo chi è capace di segnare un’epoca è in grado di fare. Bentornato Steph!

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