Draft NBA 2016: Dragan Bender, l’oro di Croazia

Pubblicato il autore: Valerio Mingarelli Segui

draft nba 2016
Ci siamo: col mese di maggio si comincia a “galoppare” a larghe falcate verso il Draft Nba 2016. In questi giorni ciarle, impressioni, spifferi di corridoio, trame e tramette si sprecano: gli scout dei 30 team della Lega lavorano forsennatamente, così come gli analisti d’Oltreoceano i cui “Mock Draft” su internet vengono aggiornati con cadenza quasi oraria. La prima data cruciale è quella del 17 maggio, giorno in cui le palline cominceranno a roteare vorticosamente nell’urna della Draft Lottery e lì conosceremo la “griglia” delle franchigie in ordine di scelta. Poco più di un mese dopo (il 23 giugno) al Barclays Center di Brooklyn sarà la volta del “galà” vero e proprio, quando la voce di Adam Silver scandirà i nomi dei 60 giovani fortunati che entreranno nella Nba tra abiti improbabili, lustrini, lacrime e paillettes. Leggere nella palla di vetro il futuro nella palla a spicchi (passateci il bisticcio di parole) di un ragazzo che ha appena scollinato l’età puberale è impresa improba. Però è il sale (e anche il pepe) del Draft Nba, la cui storia pluridecennale è costellata da promesse tradite, flop con la F maiuscola, furti e rapine (in senso sportivo, si intende). Dunque, nella carrellata dei migliori prospetti esposti sugli scaffali del Draft 2016 iniziamo dal giocatore più indecifrabile e se vogliamo più controverso: il gioiellino croato (a svariati carati) del Maccabi Tel Aviv Dragan Bender.

L’ORO DI CROAZIA

Dragan Bender ha compiuto 18 anni lo scorso novembre e nel Vecchio Continente è considerato il più grande talentino classe 1997 da almeno un triennio. Di nazionalità croata pur essendo nato in Bosnia, si è affacciato quest’anno nel basket che conta con la casacca del Maccabi Tel Aviv. Nel campionato israeliano veleggia a 5,6 punti e 2,6 rimbalzi in 13 minuti e spiccioli a contesa: cifre che scendono a 2,1 punti in 10,6 minuti in Eurolega. Cifre che creano non pochi grattacapi agli osservatori al di là dell’Atlantico: Bender è un diamante grezzo, ma acerbo come una fragola a fine inverno. Il lavoro da fare dunque è tanto, ed è plausibile pensare che un altro anno nel Gush Dan non avrebbe guastato: nella Nba sembra complicato vederlo subito “spostare”. La sua apertura alare però è degna di un’aquila reale: i 215 cm non raccontano di due braccia chilometriche. Al contrario, il fisico e le movenze sono più da fenicottero: sui 97 kg bisognerà aggiungere tanta massa muscolare, così come dovrà aggiustare la reattività non ancora eccelsa. L’arco di tiro c’è e la mano da suonatore d’arpa pure. Sa stare in campo e “leggere” cosa accade: in ottica Nba, potrà diventare un “4” atipico e multidimensionale. Sul salto siamo invece un po’ al palo: Bender non fa dell’esplosività il suo marco di fabbrica. E’ un talento immane ma ancora potenziale per molti aspetti: chi lo sceglierà va incontro a più di un rischio. Non dal punto di vista comportamentale: il giovane croato è uno sgobbone poco incline a lamenti e piangine.

PUNTO DI FORZA E PUNTO DEBOLE

Il punto di forza è l’ottima mobilità laterale, che in prospettiva ne può fare un fattore anche in difesa. Il punto debole, allo stato attuale, è invece l’utilizzo a senso unico della mano destra. Con la sinistra non ci prende nemmeno la tazza del caffè al mattino.

LO PARAGONANO A…

Ringalluzziti, i “talent” della Nba lo raffrontano su ogni rivolo del web al nuovo idolo del Garden Kristaps Porzingis. Qui però siamo più prudenti: ad oggi è pressoché impossibile che Bender possa avere l’impatto del lettone nel torneo più tosto del globo. Rispetto a Porzingis (per ora) è meno atletico e dal palleggio non ha la facilità di crearsi un tiro del levriero dei Knicks. Però, per molti (e anche per noi) può però diventare a breve difensore e rimbalzista migliore del baltico. Chi se ne assicurerà i servigi brama piuttosto che non si riveli un nuovo Andrea Bargnani: il romano ad ogni draft è termine di paragone in negativo quando si parla di europei.

A CHI FAREBBE COMODO: PREVISIONI DI SCELTA

Al momento è la terza pick naturale: troppo alto il potenziale per non ingolosire gli scout Nba. Difficile vederlo fuori dai primi 5, impossibile dai primi 8. Le cifre raggranellate col Maccabi sono un deterrente, ma di lungagnoni con la mano educata c’è sempre sete alle prime chiamate. L’ideale per lui sarebbe una squadra che possa aspettarlo e farlo lavorare in tranquillità senza chiedere troppo subito: pensiamo in primis ai Boston Celtics, che usufruiranno della scelta dei Nets e chiameranno in alto. Anche Lakers, Phoenix e Minnesota lo hanno osservato da vicino: in queste tre squadre avrebbe minutaggio maggiore ma anche tappe da bruciare più in fretta. E la Nba insegna che ciò non è mai un bene.

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