Gente di Varese: guardare la Stella del basket per sognare ancora

Pubblicato il autore: Giovanni Matteo Tuzzi Segui

meneghin-pozzeccoIeri era l’11 maggio,  un giorno come tanti altri, ma non a Varese: lì è il giorno della Stella. Si, avete capito bene, quella Stella con la S maiuscola. Chi arriva da Varese, una città del nord un po’ fredda e chiusa, un centro molto trafficato e poche occasioni per divertirsi, ma con tanti luoghi tutto intorno che fanno sognare, sa benissimo cosa significhi la Stella.
Provate a fermare qualcuno che viene da Varese: quando parli di basket a questa gente, gli occhi si illuminano subito e ti trovi di fronte a persone completamente diverse, capaci di trasmettere un calore e una passione che sembrano infiniti.

La gente di Varese è esigente, rompe le palle su ogni aspetto tecnico come se a guidare i cinque in campo ci fossero i tifosi e non un allenatore in carne e ossa e ogni lunedì tutti sono pronti a dire la loro, magari sostenendo che una difesa a zona sarebbe stata più vantaggiosa oppure criticando la produzione offensiva deficitaria di qualche giocatore.
Tutti pensano di essere allenatori, caratteristica ormai molto diffusa nella cultura sportiva italiana, ma in realtà in questo caso è solo una delle tante facce di un vero e proprio amore incondizionato verso uno sport che ha portato il nome di questa città in tutto il mondo.
Alla gente di Varese vengono i brividi solo a nominare la mitica Ignis che ha stravinto in Italia e in Europa, che solo chi ha qualche capello bianco conosce personalmente, mentre i più giovani ne hanno sentito le gesta tramandate da nonni e padri.
Lo scudetto della Stella ha chiuso un cerchio iniziato da quei mitici giocatori i cui nomi rimarranno sempre e per sempre legati ai stendardi che penzolano dal soffitto del palazzetto: i tifosi varesini devono solamente alzare la testa e guardare verso l’alto per sentirsi orgogliosi della loro storia.
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Una storia che è culminata nello scudetto della Stella nel 1999: una cavalcata sicuramente non attesa, ma in cui tutti ci hanno creduto sempre di più man mano che si avvicinava l’obiettivo finale.
Una stagione stracolma di emozioni, di trasferte in pullman, di voci perse alla fine di ogni partita, di emozioni che ti fanno sentire vivo che la gente di Varese fa una fatica boia a raccontare in pubblico, ma solo perché vuole custodire gelosamente tutti quei momenti che solo a parlarne, potrebbero magari disperdersi.
Noi di Varese siamo gente che spera, per davvero.
Spera che quelle emozioni della Stella che proteggiamo con tanta passione possano ritornare e amplificarsi: provate a guardare guarda i filmati di quell’anno indimenticabile insieme alla gente di Varese e magari faranno finta di nulla, ma tra pelle d’oca e lacrimuccia che non uscirà mai da quegli occhi orgogliosi, i brividi di una passione impossibile da sopire arriveranno facilmente ai vostri sensi.
La gente di Varese sta aspettando solo un’altra serata così: un’altra serata di basket, di tifo, di emozioni, di passione e di amore non solo per lo sport, ma anche una serata di vita, per stare insieme, per far parte di qualcosa che ci avvicina e ci fa sentire meno soli.
Questa gente merita davvero di tornare a vincere: dopo anni di delusioni e dopo un’altra stagione ai limiti della decenza, erano in 500 a Chalon per provare a trascinare la squadra ad alzare un altro trofeo continentale dopo tanti, troppi anni di assenza.
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E’ andata male, ma non dite a questa gente di non sperare più. La passione per questi colori va oltre qualsiasi sconfitta cocente, qualsiasi ferita ancora aperta, qualsiasi retrocessione, perché di una cosa la gente di Varese è certa: quando tornerà ad alzare le braccia al cielo, quando potrà finalmente liberare l’urlo della vittoria, avrà un’altra fantastica storia da tramandare per generazioni e da conservare nel cuore, eternamente. Noi, nonni, nonne, mamme, papà, fratelli e sorelle di Varese che amano il basket, speriamo di portare al palazzetto i nostri nipoti, figli e amici e far vivere loro un’emozione che durerà per sempre.
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