Mercato NBA: intrecci e dubbi amletici sull’asse Phila-Boston-Chicago

Pubblicato il autore: Valerio Mingarelli Segui

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Mentre morde l’attesa per gara-6 delle Finals (ore 3, stanotte, Quicken Loans Arena di Cleveland), anche sul fronte mercato Nba sono diverse le micce accese sono diverse. Il fronte più caldo è quello dell’Est, dove in tre franchigie dal comprovato blasone (e dai tanti titoli Nba sugli scaffali), i telefoni dei G friggono. Parliamo dei Philadelphia 76ers, dei Boston Celtics e dei Chicago Bulls, le tre squadre che nell’ultima settimana hanno dato più fiato alle trombe, alla vigilia di un draft che si presenta ancora piuttosto incerto in alcuni tasselli. Partiamo proprio dagli ultimi. Nella “Wind City” si sono convinti: c’è da rifondare, e uno tra Derrick Rose e Jimmy Butler è di troppo. Il front office dei Bulls, pur a malincuore, preferirebbe piazzare sulle bancarelle della mercanzia il primo, ma è ben conscio che il secondo ha assai più appeal. E qui subentrano i Boston Celtics: il deus ex machina dei biancoverdi Danny Ainge non ha ai nascosto una copiosa acquolina in bocca di fronte alla “gommosa” guardia di Chicago. Il problema è la contropartita: i “tori” vogliono una stella (o aspirante tale), tanto che ai Minnesota Timberwolves hanno chiesto uno tra Wiggins e Towns in cambio del n°21, vedendosi rispondere con un sonoro e legittimo picche. I Celtics hanno la pick n°3 del Draft, che stanno tentando di sbolognare in mezza America in cambio di materiale umano già rodato. Ma non basta: se anche nell’Illinois non dispiacciono esterni come Jamal Murray e Kris Dunn, ai Celtics manca un giocatore col quid giusto (oltre alla pick) per imbastire la trade. Non lo sono infatti né Avery BradleyEvan Turner, che comunque coach Stevens non vorrebbe veder partire da Boston.

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Così, i Celtics restano il perno del mercato Nba soltanto a parole: non sanno chi pescare con la terza scelta del Draft, e vogliono rinfoltire una squadra sì buona ma che allo stato attuale il titolo Nba può sognarlo. E qui entra in scena Phila, cenerentola delle ultime due annate di basket pro. I Sixers hanno due certezze: la prima è che sceglieranno Ben Simmons con la prima chiamata della lottery, la seconda è che uno tra Okafor e Noel farà armi e bagagli e cambierà aria.

Poi arriva l’intreccio. La città dell’amore fraterno in questi giorni viene accostata da molti esperti di mercato Nba al nome di Derrick Rose. I Sixers sarebbero lieti di essere il trampolino del rilancio dell’MVP del 2011, e anche il playmaker dei Bulls ritiene Phila una delle destinazioni “meno peggio” in caso di addio al suo Illinois. L’inghippo qui è economico. I Sixers possono mettere sul piatto Okafor e magari le altre due scelte che hanno al primo giro (hanno la 24 e la 26). Il lungo ex Duke però è solo un sophomore, e ha quindi un basso caché, mentre Rose il prossimo anno incasserà 21 milioni tondi. Una cifra che andrebbe a zavorrare il monte ingaggi di Phila e precluderebbe la possibilità di irrobustire il roster con altri free agent. Intorno al nome di Okafor rientra in scena anche la fantomatica terza pick al Draft di Boston: tra le opzioni al vaglio in riva all’Atlantico ci sarebbe una trade che porterebbe il lungo in biancoverde e la scelta dei Celtics a Phila (con la quale “drafterebbe” Murray), magari insieme a un ulteriore chiamata al secondo giro (Boston ne ha ben quattro). I Sixers però sono scettici: affiancare Murray e Simmons, oltre al debuttante Embiid (tutti giovani e talentuosi), comporta rischi di corto circuito in fatto di infruttuose competizioni interne. Insomma, il fronte dell’Est è caldissimo. Quasi rovente.

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