NBA Finals story: si scrive gara-7, si legge “mitologia”

Pubblicato il autore: Valerio Mingarelli Segui

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Nba Finals
: la clessidra manda giù la sua sabbia in modo inesorabile. Ancora poche ore e il campionato sportivo più seguito al mondo scriverà un altro paragrafo della sua gloriosa e magnificente storia. Golden State Warriors contro Cleveland Cavaliers: il pari nella pallacanestro non esiste, e il Larry O’Brien Trophy verrà innalzato al cielo da una ciurma sola. E’ la 19esima volta dalla primavera del 1947 che le finali arrivano a gara-7: dal titolo vinto a sorpresa nel lontano 1951 dai Rochester Royals (gli odierni Sacramento Kings) sui New York Knicks del Red Holzman giocatore fino al colpo del knock-out dei Miami Heat di Lebron James sui San Antonio Spurs del 2013, la dicitura “gara-7” ha sempre lasciato tracce in grassetto sullo sterminato almanacco della Nba. L’epica e l’aneddotica su questi match che hanno deciso interminabili stagioni del basket pro è qualcosa che va oltre il mito sportivo: tra lacrime di gioia e di dolore, colpi di classe e grandi scivoloni, comunque vada sono 48 minuti che scandiscono il flusso della storia cestistica.

Così, è incastonata nella leggenda quella notte dell’8 maggio del 1970 al Madison Squadre Garden: Willis Reed ha una gamba che riesce a malapena ad appoggiare, ma sbuca lo stesso dal tunnel col gruppone dei New York Knicks. E gioca. Dominando: il 113-99 che regala al team della Grande Mela il primo titolo della sua storia sui Los Angeles Lakers di Wilt Chamberlain è una gemma pura negli annali della palla al cesto. Non è da meno quella del 7 giugno 1978, che regala un’altra “prima volta”: gli Washington Bullets (oggi Wizards) con un sofferto 105-99 piegano la granitica resistenza dei Seattle Supersonics, e grazie alla “tirannia” in post basso di Wes Unseld si mettono al dito il loro primo anello. La “partita del secolo” è  forse quella del Boston Garden del 12 giugno del 1984, con un Larry Bird sontuoso che maltratta la difesa dei Lakers regalando ai Boston Celtics il titolo in un Garden rovente (111-102 il finale che scaraventa nel dramma Magic Johnson e gli altri gialloviola, strafavoriti alla vigilia di quelle Finals).

Venendo a epoche più recenti, non ha eguali in termini di adrenalina il giugno del 1994. Micheal Jordan si è appena ritirato per buttarsi con mazza e guantoni nel mondo da lui sempre agognato della Major League di baseball, e si vive una tenzone finale cavalleresca. Hakeem Olajuwon e gli Houston Rockets da una parte e Pat Ewing e i New York Knicks dall’altra: è il duello rusticano tra i due migliori centri degli anni’90. Proprio il nigeriano, a suon di svitamenti, stoppate e schiacciate, mette l’autografo sul 90-84 che vale il primo sigillo della storia dei “razzi” texani. Sedici anni dopo, nel 2010, sono sempre Lakers e Celtics a giocarsi tutto in 48 minuti. Kobe Bryant gioca una delle partite più orribili della sua carriera allo Staples Center, la sua casa. Grazie a uno stoico Ron Artest però i losangelini recuperano uno svantaggio di 13 punti nel solo quarto periodo e chiudono sull’83-79 la gara-7 più surreale di 70 anni di Nba. Stanotte tocca a Steph Curry e Lebron James: ore 2, si scrive al storia.

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