Basket Olimpiadi Usa-Argentina: Durant irresistibile, Ginobili saluta tra le lacrime

Pubblicato il autore: Valerio Mingarelli Segui

usa-argentina
Finisce con un divario impietoso, Usa-Argentina del torneo olimpico di basket. Nel quarto di finale più atteso, l’albiceleste dura il tempo di un quarto: troppo veemente la forza d’urto del team di coach K per una nazionale, quella sudamericana, che chiude il ciclo della sua “generazione dorata”, quella dell’indimenticabile oro olimpico conquistato in terra ellenica nel lontano 2004 a spese dell’Italia dell’allora coach Charly Recalcati. L’emblema della chiusura del cerchio del movimento cestistico argentino la dà Manu Ginobili, il più grande giocatore di ogni epoca prodotto da questo paese, che saluta la torcida dell’Arena carioca tra le lacrime: la sua avventura in nazionale probabilmente si chiude nella Santa Barbara dell’impianto di Rio. Gli Stati Uniti, dal canto loro, fanno ciò che devono fare: scacciare i fantasmi di tre partite vinte nel girone per il rotto della cuffia (quelle contro Australia, Serbia e Francia), e soprattutto staccare il pass per la semifinale che li vedrà opposti alla Spagna di coach Sergio Scariolo, vittoriosa (senza sudare neppure troppo) contro la Francia del grande sodale di Ginobili, quel Tony Parker anch’egli al probabile canto del cigno con la rappresentativa transalpina. Dicevamo degli assi a stelle e strisce: dopo una partenza a fatica, con l’Argentina a dare pepe alla serata carioca grazie al regista mignon Facundo Campazzo (torneo clamoroso per il play in forza al Murcia) e all’immarcescibile Luis Scola, è Kevin Durant a mettere alla frusta i suoi compagni e a piazzare le stoccate del primo break concreto di marca americana a cavallo tra primo e secondo periodo. A dargli man forte c’è un finalmente ispirato Demarcus Cousins in zona pitturata: il centro dei Sacramento Kings chiuderà con 15 punti la sua nottata sin qui più significativa all’Olimpiade. Da lì, per Irving e soci è una cavalcata a ritmi forsennati fino al 105-78, punteggio impietoso per una squadra con l’Argentina sempre stoica nel tentare di dare qualche prurito alla corazzata americana.

Gli Usa però hanno un altro passo: alla mensa del canestro si aggiungono anche un brillante Paul George (17) e, appunto, il redivivo Irving (11), senza dubbio l’uomo più costante fino ad ora nella trasferta brasiliana del gruppone del nocchiero coach K. Il discorso è sin troppo pleonastico: se difende forte e riesce a sprigionare tutti i suoi watt in transizione, il Team Usa non ha rivali a questi livelli. Un segnale piuttosto palese per Scariolo: se gli iberici vorranno provare a inceppare gli ingranaggi del giocattolone a stelle e strisce, dovranno cercare di addormentare il più possibile il gioco nella semifinale di venerdì. Per lo staff tecnico degli Stati Uniti però i segnali sono confortanti: anche gli elementi più abulici iniziano a dare il loro contributo alla causa. Il dominio alle voci rimbalzi e recuperi contro i gauchi fa gongolare il perfezionista coach K: se a un KD formato MVP si aggiunge anche la concretezza, il week-end potrà colorarsi di oro vivo per i suoi ragazzi.

TABELLINO USA-ARGENTINA: 105-78

USA: Durant 27, George 17, Cousins 15, Irving 11, Barnes 3, DeRozan 6, Butler 7, Jordan 2, Green 1, Lowry 5, Thompson 4, Anthony 7.

ARGENTINA: Scola 15, Ginobili 14, Campazzo 13, Nocioni 12, Laprovittola 5, Brussino 2, Deck 2, Delfino 3, Acuna 2, Garino 8, Mainoldi 2.

  •   
  •  
  •  
  •  
Tags: