Sacchetti, Sassari un anno dopo: “La Dinamo mi ha dato tanto. Sarei andato via dopo lo scudetto, ma…”

Pubblicato il autore: Gianpiero Farina Segui

L’allenatore del “triplete” presenta il suo libro

Meo Sacchetti a Sassari ha vinto uno scudetto, due Coppa Italia e una Supercoppa Italiana

Meo Sacchetti a Sassari ha vinto uno scudetto, due Coppa Italia e una Supercoppa Italiana.

“Sei anni meravigliosi. Sassari non dimentica e ti amerà per sempre!”, è con questo striscione che, in una gremita sala della Camera di Commercio, i tifosi sassaresi hanno dato il bentornato a Meo Sacchetti, allenatore dello storico “triplete” della stagione 2014\2015. L’attuale tecnico di Brindisi è tornato in Sardegna per presentare il suo libro Il mio basket è di chi lo gioca, scritto in collaborazione con il giornalista sardo Nando Mura ed edito dall’Add editore. L’anno scorso andai via dopo sette partite di campionato e adesso sono tornato dopo sette partite di campionato. È uno strano scherzo del destino”, ha ironizzato di fronte ai giornalisti e alla tanta gente accorsa anche solo per una foto, una copia del libro autografata e una stretta di mano.

Il racconto non può che partire dai grandi successi e da un dolce ricordo: “Abbiamo fatto grandi cose. Certo, ovviamente c’è un po’ di rammarico per come è finita, ma io ho dato tanto alla Dinamo come la Dinamo ha dato tanto a me. Nessuno avrebbe pensato che Sassari avrebbe vinto lo scudetto ed è per questo che quello che abbiamo fatto non può essere considerato normale, Credo che in questo periodo ci siano delle critiche esagerate. I successi hanno fatto maturare una sorta di bocca buona e di puzza sotto il naso. Vincere però non è una cosa semplice. Questa visione è sbagliata”. Sacchetti si lascia andare anche a qualche piccolo flashback: “Mi innamorai del basket guardando una partita alla televisione. Mi piaceva quel dinamismo e atletismo in più che aveva rispetto al calcio. Poi, quando ho smesso di giocare, sentivo la necessità e la voglia di tornare in campo solo durante le sfide di play-off”.

Ma la serata è e rimane a tinte fortemente biancoblú: Penso che se abbiamo rappresentato la Sardegna gran parte del merito va a Stefano Sardara. Sarebbe bello se anche Cagliari avesse una squadra in Serie A. Questa competizione potrebbe creare come una sorta di stimolo in più. Io sardo d’adozione come Gigi Riva e Fabrizio De André? Sono due personaggi fuori portata. Il primo l’ho anche conosciuto. Detto questo credo che la gente mi abbia stimato per come sono. E se i sardi ti stimano questo può durare anche per tutta la vita”. Stimolato dalla domande dei presenti, Meo Sacchetti si lascia andare a una piccola confessione: “Un mea culpa? So che ora è semplice da dire, ma, se non avessi avuto ancora due anni di contratto, avrei lasciato Sassari subito dopo lo scudetto. Avevamo davvero raggiunto il massimo e non si poteva fare di più. Non mi andava però di venir meno ad un accordo che avevamo”. Dichiarazioni che spiegano e descrivono perfettamente l’uomo. E da stasera vi è una certezza inopinabile: Sassari non dimenticherà mai Meo Sacchetti e Meo Sacchetti ha lasciato a Sassari più di un un pezzo di cuore. E d’altronde non poteva che essere così.Sacchetti presentazione libro
Sacchetti presentazione libro
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Sacchetti presentazione libro
Presentazione libro Sacchetti
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