Il ritorno a Caserta della leggenda Oscar Schmidt. O’ Rey incanta il Palamaggiò

Pubblicato il autore: marco.stiletti Segui

schmidt 2Oscar Daniel Bezzera Schmidt entra sul parquet del Palamaggiò, per otto, lunghi anni teatro di epiche prestazioni e sfide leggendarie con la casacca bianconera della Juvecaserta. “O’Rey” indossa una felpa rossa e pantaloni neri. Dagli spalti partono cori e applausi. Il Palamaggiò s’illumina di immenso. Mancano ancora 54 minuti per il via slle ostilità tra Pasta Reggia e Pesaro ma sono già in tremila sugli spalti, e tutti paganti considerato che per l’occasione ai botteghini sono andati anche gli abbonati.
E’ una giornata importante, quella del conferimento della cittadinanza onoraria a “Mao Santa“, da giovedì scorso a Caserta, con la moglie Cristina e i figli Felipe, nato a Napoli ma battezzato a Caserta, e Stephanie (con il fidanzato), per fare da padrino al battesimo della nipote di Mario Basile, chiamata Cristina in onore della moglie di O’Rey. Attorno è un’esposizione di striscioni, tutti dedicati alla leggenda del basket, tornato in Brasile alla fine di una carriera, lunga diciannove anni, che lo ha visto realizzare 49.737 punti. “Oscar mitraglia, il grido di Mitraglia”, gli dedicano, anche con cori assordanti, i tifosi della Curva Ancillotto. “Oscar sei la leggenda”, “Oscar sei sempre nei nostri cuori”, “Il tuo abbraccio è il nostro abbraccio”, “Gli oscariani” ecc…
Il catino del Palamaggiò è un ribollire di emozioni. Ancor di più quando Oscar prende la parola. “Da oggi sarò casertano”, dice con orgoglio. “Vi porto tutti nel cuore”, continua indicando tutti i settori dell’impianto. “Mi piacerebbe fare qualche canestro e sentire O’ surdat innamurato”, continua dopo una domanda di Gigio Rosa, il presentatore di una mattina magica, in parte rovinata dalla sconfitta della Juvecaserta contro Pesaro. E dagli spalti lo accontenteranno almeno un paio di volte. Parla degli otto anni, dal 1982 al 1990, vissuti a Caserta, ringrazia “il Signore che mi ha benedetto dandomi un fisico per giocare a basket”, ricorda, con le lacrime agli occhi, il cavaliere Giovanni Maggiò, “una persona eccezionale”, e coach Bogdan Tanjevic, che a sopresa è al Palamaggiò. Il tecnico montenegrino entra sul parquet. I due si abbracciano. Altri applausi. Altri cori. “Il coach è sempre stato fantastico”, dice Oscar, che negli ultimi anni ha combattuto anche contro un tumore al cervello.
Sul parquet viene invitato Gianfranco Maggiò, il figlio del Cavaliere. “E’ una grande emozione- dice- rivedere insieme Boscia e Oscar. Grazie al coach lui è qui. Oscar ha rappresentato per Caserta quello che Maradona ha rappresentato per Napoli“, Poi tocca al presidente Raffaele Iavazzi donare a Oscar la maglia speciale con il numero 18. Dopo 12 minuti il ritorno sugli spalti. Le squadre entrano in campo per il riscaldamento. Prima dell’inizio la Curva Ancillotto dedica una gigantografia al suo idolo: una maxi casacca bianconera con lo sponsor Phonolia, il numero 18 e la scritta O’Rey, iluminata da un bengala.
Nell’intervallo di Juve Caserta-Pesaro si torna al centro del campo. I bambini, tutti in completo bianconero e con cappellini di Babbo Natale, si dispongono sul parquet per formare le cinque lettere del nome di Oscar. Il brasiliano riceve una targa dal presidente della Lega Basket Egidio Bianchi, mentre il vicepresidente della Fip Gaetano Laguardia gli consegna l’Italian Basket Hall of Fame. Poi il sindaco Csrlo Marino gli conferisce la cittadinanza onoraria.

  •   
  •  
  •  
  •