Basket: discriminata perché non gay

Pubblicato il autore: Simone Paderi Segui

Basket: discriminata perché non gay.
Candice Wiggins, campionessa del basket Usa, ha deciso di ritirarsi perché stanca della descriminazione nei confronti dei non gay nel basket femminile americano.
In un mondo “composto al 98% da donne gay” la sua colpa era quella di non esserlo. È questo il motivo che ha spinto Candice Wiggins, 8 anni nella Wnba, il corrispondente dell’Nba nel basket femminile, lo scorso marzo ha deciso di ritirarsi, dopo aver subito molestie e offese. La cestita statunitense, 30 anni, ha raccontato la propria storia al San Diego Union tribune, puntando un faro su una “cultura dominante molto conformista e assai dannosa” per il movimento del basket femminile.

La Wiggins, prima di diventare professionista, è stata una stella della Stanford University ed è poi riuscita a fare il salto nella lega di basket femminile più importante al mondo ma, quello che sembrava essere un sogno, si è presto dovuto scontrare con la realtà dei fatti: “Nulla nella Wnba è stato come nei miei sogni ma tutto il contrario. Il messaggio che ricevevo era ‘noi sappiamo chi sei e tu devi sapere che non ci piaci’“.
Candice Wiggins, ha annunciato il suo ritiro dal basket nonostante i New York Liberty, ultima squadra nella quale ha militato, le avessero offerto altri due anni di contratto: “Il mio spirito e la mia voglia di giocare è stato spezzato. Non mi piace la cultura della Wnba, è stata tossica per me“.
L’ormai ex cestista racconta come compagne e avversarie si comportavano nei suoi confronti nel primo anno della: “Cercavano di farmi male volontariamente il più possibile, non sono stata chiamata così mai tante volte ‘puttana’ nella mia vita. Il messaggio era chiaro ‘Sappiamo chi sei e non ci piaci’“.

La Wiggins ha giocato anche fuori dagli Usa, in Spagna, Turchia, Israele, Grecia e ha trovato una grande differenza di comportamento in campo e fuori del basket europeo femminile rispetto a quello statunitense, il confronto ha reso l’esperienza nella Wnba ancora più negativa.
L’esperienza della Wiggins dimostra ancora una volta che l’ignoranza, la stupidità e l’odio sono di tutti i colori, di ogni livello economico e di tutti gli orientamenti sessuali, ma anche che gli Usa sono il paese delle grandi contraddizioni, avanti per tantissime cose ma indietro per tante altre.
La storia che racconta la Wiggins non è una storia ambientata in una periferia povera di non so quale città, ma si è verificata nel massimo campionato del basket femminile americano e mondiale e questo dovrebbe far riflettere ancora di più.

Bullizzata perché non gay. La denuncia della Wiggins è di quelle pesanti, ma alcune sue colleghe la accusano di voler solo gettare fango sulla Wnba.

La Wiggins spiega di non avere rancore nei confronti delle colleghe, “Voglio essere chiara: non ho nemici nella mia vita, ogni cosa è stata dimenticata. Questa esperienza mi ha solo reso più forte“. Perché allora questa denuncia che scatena un vespaio nel mondo del basket famminile? L’ex giocatrice risponde affermando che “sarebbe stato un atto vile da parte mia tacere.
Non mancano gli attestati di solidarietà da parte di colleghe, ma altre negano di aver mai subito esperienze simili e le rimproverano, come ha scritto sul proprio sito Imani Boyette, dei Chicago Sky, la scelta di gettare fango su un’intero campionato, voltando le spalle al mondo nel quale ha costruito la sua carriera. Monique Currie, giocatrice di San Antonio, nel proprio blog scrive di non aver mai sperimentato episodi di bullismo in 11 stagioni di Wnba e mette in dubbio che Wiggins abbia mai vissuto le esperienze descritte.

La Wiggins dice la verità? Sicuramente avremo la possibilità di conoscere i particolari della sua storia in un libro di prossima uscita. 

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