NBA Playoff: Durant trascina gli Warriors. Utah cade ancora. 102 -91 e serie sul 3-0

Pubblicato il autore: simone canini

NBA Playoff, Utah Jazz vs Golden State Warriors. Terzo atto.
Ci si attendeva una reazione nervosa, o meglio, si sperava che Utah potesse accendere la serie (sulla carta) più scontata di queste semifinali di Conference NBA. L’intera Vivint Smart Home Arena di Salt Lake City conferma l’aspettativa, provando a trascinare i ragazzi in maglia bianca. E i ragazzi di coach Snyder ci provano, nel secondo quarto sembrano anche riuscirci, con un parziale di 33 a 22 che li porta a chiudere in vantaggio, seppur con uno scarto minimo, il primo tempo della sfida. Hayward conferma lo status di leader spirituale, oltre che statistico, nonostante un buon Rudy Gobert cerchi di rubare il testimone al compagno di squadra fornendo una prestazione da 21 punti, 15 rimbalzi e 4 assist, con una notevole precisione al tiro. Di questo tipo di concorrenza, è ovvio, ne beneficerebbe l’intera compagine, dalla squadra all’intera NBA. A confermare l’ottimo approccio psico-fisico dei Jazz ci sono i numeri difensivi, che parlano di tanti (forse troppi) falli, correlati a 6 palle rubate. Ma in una serie la voglia arriva fino ad un certo punto, specialmente in NBA, soprattutto nei Playoff. Ciò che fa la differenza è la capacità di far proprio l’impegno affiancandolo al cinismo. E questo si concretizza da sempre nel tabellino finale. E lo sanno bene i Golden State Warriors, che proseguono nella loro corsa al titolo mostrando le armi che una squadra forte e ambiziosa deve avere. Parlano chiaro i 12 punti da palle perse contro i soli 4 realizzati dai Jazz. Oppure lo scarto in percentuali realizzative fra le due squadre al tiro libero: 82,6% Warriors contro 70,6% Utah. Piccoli dettagli, che fanno grandi squadre. Chiaro che tutto venga più facile se hai tra le fila un certo Kevin Durant, che ne mette 38 con quasi il 60% dal campo e contribuisce alla concretezza di manovre offensive e difensive con ben 13 rimbalzi a referto, gratificando il sempreverde lavoro “sporco” di Draymond Green, giocatore manifesto del differenziale mentale tra la squadra di Steve Kerr e tutte le altre squadre NBA negli ultimi 3 anni. Dettagli produttivi, alias JaVale McGee e i suoi 7 rimbalzi. Prodotto della macchina da punti degli Warriors (o forse primo progettista) è sicuramente Stephen Curry, in una serata lucida da 23 punti, 5 rimbalzi e 4 assist. Utah porta ben 5 giocatori in doppia cifra, grazie al contributo dei 10 punti di un altro sempreverde, monsieur Boris “Bobo” Diaw e di Ingles, accompagnati dagli 11 di Mack. Finisce 102 – 91 per i ragazzi della Baia, e quegli 11 punti sono “una somma di piccole cose”, come direbbe il buon Niccolò Fabi.
La notevole prova di spirito dei Jazz ha paradossalmente sottolineato le loro piccole ma fondamentali lacune. Ma i limiti possono diventare possibilità. Per Utah devono farlo, nel disperato tentativo di raddrizzare una serie che sembra ormai compromessa e compiere un’impresa ad oggi impensabile. Gara 4 ci dirà molte cose. Sui Jazz, sugli Warriors e sul prossimo futuro dell’NBA: Le finali di Conference.

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Il tabellino dell’incontro:
GOLDEN STATE WARRIORS – Coach Steve Kerr
Kevin Durant 38 punti, Thompson 6, Curry 23, Green 9, Pachulia 7, Iguodala 11, West 4, McGee 2, Clark 2;

UTAH JAZZ – Coach Snyder
Gobert 21 punti, Ingles 10, Hayward 29, Diaw 10, Mack 11, Hood 3, Johnson 7;

 

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