NBA, quali i migliori steal of draft dell’ultimo decennio?

Pubblicato il autore: Domenico Fumarola Segui


La grande importanza che riveste il Draft NBA non sta soltanto nel fatto che potremmo interpretarlo come una sorta di rito di passaggio sportivo dall’adolescenza alla maturità, con l’approdo nel campionato più competitivo del mondo, ma soprattutto nella capacità che molti giocatori hanno di cambiare il destino di una franchigia e renderla più competitiva o destinarla all’anonimato. Pensiamo, ad esempio, alle scelte di Micheal Jordan (terza scelta di Chicago nel 1984), Kobe Bryant (tredicesima chiamata nel 1996), Tim Duncan e LeBron James (prime scelte assolute rispettivamente nel 1997 e nel 2003), per citare soltanto gli atleti che sono stati (o sono ancora, nel caso di LBJ) dei veri e propri personaggi iconici delle proprie società, portandole sul tetto del mondo con la conquista dell’anello NBA.
In questo articolo vogliamo soffermarci, però, non sulle prime scelte o sulle chiamate top ten dell’ultimo decennio, ma sui cosiddetti steals of draft, ovvero sugli atleti che, seppur scelti con una chiamata poco mediatica, sono riusciti a farsi valere nel mondo NBA e portare a casa anelli, trofei e riconoscimenti.

Draft NBA, Marc Gasol e De Andre Jordan

Il primo cestista che ci viene in mente è Marc Gasol, il centro spagnolo scelto con la 48^ chiamata dai Los Angeles Lakers al Draft del 2007, ma poi girato a Memphis, franchigia con la quale il minore dei fratelli Gasol ha conquistato il titolo di Miglior difensore della Lega nel 2013 ed è stato selezionato ben tre volte per disputare l’All Star Game (nel 2012, 2015 e 2017). Dai talenti emersi dal Draft successivo è un altro centro a spiccare, De Andre Jordan, 35^ nome fatto nel 2008, scelto dai Los Angeles Clippers: il pivot è stato miglior rimbalzista dell’NBA per due stagioni consecutive (2014 e 2015), inserito nel First Team NBA nel 2015 e nella stagione appena conclusa si è tolto il lusso di disputare l’All Star Game ed essere il miglior tiratore dal campo del campionato.

Tra le scelte del 2011 ben quattro steals of draft

Dai draft del 2009 e 2010 sono venuti fuori almeno un paio di giocatori fenomenali (prima Stephen Curry, settima scelta assoluta dei Golden State Warriors e l’anno successivo Paul George, decima scelta di Indiana Pacers), ma selezionati nella top ten, quindi non possono essere considerati dei veri e propri steal of draft. Ma tra le 60 scelte del Draft 2011 ben 4 giocatori sono diventati imprescindibili per gli amanti della NBA. Partiamo da Klay Thompson, selezionato con l’11^ chiamata dai Golden State Warriors, con cui ha vinto 2 titoli NBA (2014-2015 e 2016-2017) e la gara dei tre punti nel 2016, oltre ad essere selezionato tra gli All Stars nelle ultime tre stagioni consecutive e formare, con Stephen Curry, la miglior coppia di “piccoli” dell’intera NBA (gli “splash brothers”). Anche la chiamata dei San Antonio Spurs ha pagato ottimi dividendi: gli “Speroni”, infatti, alla 15^ scelta hanno selezionato l’ala Kawhi Leonard, che si è affermato come il miglior difensore dell’NBA (titolo vinto sia nel 2014-15 che nel 2015-16), ha disputato due All Star Game ed ha vinto un anello, nel 2014, risultando anche il miglior giocatore delle Finali, riuscendo a contenere LeBron James). Nello stesso draft sono stati selezionati anche Jimmy Butler (ultima chiamata del primo giro, dai Chicago Bulls) – capace di guadagnare il riconoscimento di giocatore più migliorato nel 2015 (Most Improved Player) e disputare gli ultimi tre All Star Game consecutivamente – e Isaiah Thomas, ultimo nome fatto al Draft dai Sacramento Kings, anche se il play sta dando il meglio di sé a Boston, franchigia di cui è l’unico giocatore ad aver segnato almeno 50 punti sia nella regular season che nei playoff, oltre ad aver disputato l’All Star Game sia nel 2016 che nel 2017 ed aver chiuso la stagione appena trascorsa tra i migliori marcatori NBA.

Ali totali: Green ed Antetokounmpo

La 35^ scelta del draft 2012 ha portato ai Golden State Warriors l’ala Draymond Green, che ha contribuito non poco alla conquista di due anelli NBA (nel 2015, quando Steve Kerr decise di abbassare il quintetto schierando l’ala sotto canestro e nel 2017, risultando il miglior rubapalloni dell’intera Lega) ed ha disputato gli ultimi due All Star Game. Dal draft i Golden State Warriors hanno scovato tre atleti fondamentali (Curry, Thompson e lo stesso Green) e questo ha permesso a Steve Kerr di creare il superteam, con l’aggiunta, quest’anno, di Kevin Durant – a dimostrazione di quanto possano risultare efficaci le scelte delle giovani promesse per lo sviluppo delle franchigie. Dal draft del 2013, invece, è arrivato in NBA Giannis Antetokounmpo, ala greca selezionato con la 15^ chiamata dai Milwaukee Bucks: the Greak Freak ha disputato l’All Star Game del 2017 e si è immediatamente messo in mostra nella Lega per la sua abilità di giocare in tutti e 5 i ruoli ed al momento è l’unico giocatore della storia dell’NBA ad entrare tra i primi 20 in classifica nelle 5 categorie fondamentali a livello statistico: punti, rimbalzi, assist, palle rubate e stoppate.

Le ultime leve

Per quanto riguarda gli ultimi draft, è ancora troppo presto per capire quali saranno i giocatori che nel futuro riusciranno ad emergere ed ambire all’eccellenza, per cui ci permettiamo di fare giusto un paio di nomi: il primo è Devin Booker, 13^ scelta nel draft 2015, che con i Phoenix Suns si è tolto il lusso di segnare ben 70 punti contro Boston (siglando la decima miglior prestazione individuale nella storia dell’NBA e risultando altresì l’atleta più giovane a segnare almeno 60 punti nell’intera storia della Lega); l’altro è Malcolm Brogdon, scelto l’anno scorso dai Milwaukee Bucks con la 36^ chiamata. Brogdon è stato il primo rookie della stagione scorsa a mettere a referto una tripla doppia ed ha disputato ben 75 gare, partendo 28 volte da titolare.

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