Basket NBA, l’ultimo sogno di Giannis Antetokounmpo

Pubblicato il autore: Luca Neri Segui


MVP. Tre lettere, una sfida, il sogno, l’ultimo, di Giannis. Questa volta il guanto è stato lanciato non esattamente dal primo che capita, bensì da un ragazzo che con la 24 ha fatto benino dalle parti di Los Angeles qualche anno fa. Questo è stato il giochino preferito di Kobe durante l’estate: una missione a testa, una per ciascuno, come le caramelle distribuite ai bambini. Al discepolo greco, però, l’ha fatta più complessa. Sarà perché si è accorto di non avere davanti l’ultimo degli scappati di casa, e manco il penultimo, sarà quel che sarà. Forse si è reso conto di avere davanti un giovane col suo stesso fuoco dentro, col suo stesso killer istinct. Non diventare bravo, diventa il migliore. Diventa the Most Valuable Player.

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Antetokounmpo ha raccolto subito, iniziando questa regular season con l’acceleratore premuto a tavoletta. Lui, che era entrato nella lega dei giganti come uno scherzo. “Antetocosa?”, così si era presentato alla NBA. Con un fisico gracile, quasi surreale, alto come pochissimi suoi omologhi e snello come nessuno. Quel cognome impronunciabile, che quasi manco stava per intero sulla canotta, e quella provenienza europea che da Bargnani in poi fa storcere il naso ai puristi d’oltreoceano. Il sorriso stampato di chi sembra esser lì per grazia ricevuta e la lucida follia cestistica di un ragazzo di diciannove anni.

In tre anni The Greek Freak ha visto la luna piena, trasformandosi da innocente a lupo mannaro, da vittima a carnefice, da preda a cannibale.
Ha lavorato sul suo corpo, e anche gli americani si son pian piano rassegnati all’idea di esser colonizzati e dominati da un ellenico (anche se il cognome continuano a non saperlo pronunciare, e preferiscono chiamarlo per nome, Giannis). Così a Milwaukee gli spettatori sugli spalti stanno diventando testimoni oculari di quello che potrebbe consacrarsi come uno dei giocatori più determinanti dal Big Bang in poi.

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Basti pensare che questo giovincello con la cattiveria agonistica del serial killer, dal primo giorno in cui ha posato il primo piede su un parquet degli States, ha messo su più di venti chili, di cui cinque solo nel corso dell’ultima estate (!). Ha lavorato sui fondamentali, migliorando sensibilmente il suo jumpshot e aumentando nettamente le percentuali dall’arco. Qualcuno dirà che manco nea aveva bisogno, vista la tracotante facilità con cui il Dio Greco mangia i difensori prima di spiccare il volo. Poi il sorriso da bravaccio è diventato il broncio con cui va a sbranare i ferri in giro per il globo, le esili braccia son diventate carri armati da combattimento, e il soldato Antetokoumpo ha iniziato la sua missione: prendersi il mondo intero. Quel mondo che si sta pian piano flettendo al suo cospetto, quel mondo che ogni settimana si stropiccia gli occhi tutte le volte che Giannis attacca il canestro, quel mondo che dalla morte del padre (avvenuta lo scorso settembre) è in grosso debito con lui.
Il 34 ha iniziato a saldarlo, a partire dalle tre lettere chiestegli da Kobe Bryant. L’ultimo sogno di Giannis. O forse no.

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